Parole sugli scaffali

Mi sono persa tra le mille confezioni di sapone.

Non frequento molto i supermercati, soprattutto quelli grandi, e quando vado cerco di uscirne presto, perché poi mi capitano certe cose.

Capita che mi perdo.

Sapevo già quale prodotto acquistare, ma mi sono persa ugualmente.

Mi sono messa a catalogare.

A catalogare ciò che era già stato catalogato, selezionato, preordinato.

C’è il sapone neutro (però, mi dicevano, non significa che il pH sia neutro), quello alla mandorla, quello antibatterico.

Interessante.

C’è il sapone liquido e c’è il sapone tradizionale.

La confezione che comunica con il minimo indispensabile, e quella con l’horror vacui.

Oh no.

Il sapone a prezzo pieno, e quello in sconto solo per i più fedeli.

C’è questo e c’è quell’altro.

Bene.

Mi sono persa a guardare, a comparare, a borbottare tra me e me.

Quanti saponi, tutti saponi, mille saponi.

Con l’addetta sorridente alle mie spalle, e il suo carrello di nuovi arrivi da scaricare.

Cose che piacerebbero a certe copy, aiutare l’addetta sorridente a riempire gli scaffali.

Per mescolare tutti quei saponi ordinati con qualche parola fuori schema.

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Occhio

Occhio. Occhio tondo, occhio brillante. Occhio vivido, occhio lucente. Occhio aperto, occhio sporgente. E c’è un corpo. Argento, rosso, bruno, oro. Pungente, morbido, liscio, ruvido. Ci sono pinne, branchie, code, tentacoli. Il respiro è dentro l’acqua, fuor d’acqua tutto ha fine. Mare che si vive, mare che si mangia. Profumi, sapori, colori, rumori. Giochi, tuffi, schizzi, passi. Tra le onde e la tavola guizzano i pesci. Non muoiono davvero. Tornano spesso a nuova vita, memorie inzuppate di acqua e di sale.