Educazione digitale: al via il corso-laboratorio di Rachele Zinzocchi

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Digital education: di che cosa si tratta, e perché serve? Sabato 17 dicembre, in TIMspace a Milano, Rachele Zinzocchi ha dato il via ad un nuovo percorso – un vero e proprio laboratorio in costruzione – per portare un cambiamento decisivo nel nostro modo di fruire della tecnologia e del digitale.

Formazione, interazione, comunicazione

Laboratorio di educazione digitale, che significa? In questo post vorrei raccontarvi almeno alcuni tra i punti salienti della prima giornata del corso organizzato da Rachele Zinzocchi.

Non è una trattazione esaustiva perché la giornata è stata davvero ricca e intensa e non è possibile riportare qui tutti i temi affrontati: ho preferito selezionare alcuni concetti essenziali e i valori alla base del percorso di formazione che le persone interessate potranno approfondire insieme agli esperti presenti, volta per volta, nelle prossime puntate del corso.

Un progetto collaborativo

Accanto a Rachele Zinzocchi sono intervenuti Lucia Pecora, Daniele Salvaggio, Pierluigi Vitale, Fabio Ferri, Andrea Trapani, Giovanni Corbetta: professionisti ed esperti che hanno interagito costantemente con il pubblico, sia nel fornire informazioni dettagliate, sia nel chiedere riscontro sulle pratiche quotidiane nell’uso degli strumenti disponibili in rete.

Come spettatrice e come mamma vorrei fare una menzione speciale: il team è stato affiancato da Tamara Maggi – finalmente ho potuto incontrarla di persona – una mamma d’eccezione che ha dato il suo supporto nella comunicazione dell’evento anche live mediante i social, e non solo.

Per costruire l’articolo mi sono servita dei miei appunti sparsi e ho preso spunto dal live tweeting realizzato in modo collaborativo dalle persone presenti all’incontro, che hanno twittato con gli hashtag #Educazione #Digitale, #EducazioneDigitale, #DigitalEducation, #Digital #Education.

I protagonisti della digital education siamo noi

La giornata ha avuto molteplici linee di sviluppo che si sono incrociate positivamente.

Un concetto chiave della giornata è stato quello della connessione necessaria e costante tra generazioni diverse: giovani e meno giovani, figli e genitori, ragazzi ed educatori possono imparare a vivere bene il digitale solo se riescono a interagire in modo positivo, con vantaggio reciproco.

L’educazione digitale è una forma di cultura che può svilupparsi solo se il dialogo tra generazioni diverse è continuo e costruttivo, solo se i più piccoli crescono insieme agli adulti, in un circuito virtuoso di scambio e conoscenza.

Il digitale utile, l’utile del digitale

L’educazione digitale è un tema utile per tutti, contemporaneo e trasversale, che interessa molti ruoli allo stesso tempo: dai genitori ai figli, dai giovani al mondo imprenditoriale, dagli operatori del settore digitale al mondo della scuola.

In proposito si è parlato in modo approfondito della necessità di una educazione civica digitale a partire dalla scuola secondaria di primo grado, ex scuola media.

Nell’ottica di un buon uso del digitale è stato illustrato un progetto teso a collegare il mondo della scuola alle opportunità offerte dall’utilizzo di un social come Facebook nel contesto didattico: uno spunto davvero interessante per conoscere meglio la piattaforma come strumento e per utilizzarlo in modo costruttivo.

Il digitale è uno strumento. Non è buono, e non è cattivo

La rete e le piattaforme digitali che usiamo ogni giorno non sono né buone né cattive. Per un professionista del web può sembrare una affermazione banale, ma è proprio qui il vero fulcro della materia per un uso consapevole di queste nostre appendici tecnologiche da parte di tutti noi, percepite particolarmente naturali dagli utenti più giovani, chiamati per questo nativi digitali.

La consapevolezza e la responsabilità che devono sottostare ad ogni gesto che compiamo on line è essenziale da una parte per vivere serenamente la rete e le sue dinamiche, e dall’altra per difenderci da situazioni pericolose che possono portare anche a perdere la vita, come accaduto in vicende di cui tutti abbiamo sentito parlare.

#StopWebViolence, troll e cyberbullismo: alcune buone pratiche da seguire

In concreto, una pratica sulla quale si è insistito molto durante la giornata-evento è stata quella di non pubblicare contenuti che ci presentino, solo per fare un esempio, in situazioni private, e di non pubblicarli nemmeno con una privacy limitata, perché una volta messi in circolazione possono sfuggire completamente al nostro controllo e generare una diffusione che non siamo più in grado di fermare, con conseguenze anche molto gravi se non bloccata per tempo.

A questo proposito potrebbe anche capitare che alcuni nostri contenuti – foto, ad esempio – siano scaricati e utilizzati da altri in modo improprio, anche se si tratta di materiali che ci presentano senza connotazioni negative.

Potrebbe succedere che una persona ci attacchi con pretesti vari e prosegua con insulti e atteggiamenti di grave prevaricazione.

In tali casi la prima cosa da fare è non dare alcun seguito alle persone che compiono queste azioni – don’t feed the troll – quindi bloccare subito questi profili e fare immediatamente uno o più screenshot da sottoporre nel tempo più breve possibile alla Polizia Postale.

Dati, sicurezza e tool utili per vivere meglio il digitale

In una fase di approfondimento tecnico si è parlato di dati, con particolare riferimento a WhatsApp e Telegram, app quest’ultima attualmente riconosciuta per la sua sicurezza. A titolo di esempio, a proposito di WhatsApp e della sua acquisizione da parte di Facebook, si è posto l’accento sulle clausole non per tutti chiare e spesso macchinose – che, di conseguenza, in pochissimi leggono – in riferimento all’uso dei nostri dati.

In linea molto generale, i nostri dati vengono raccolti e utilizzati dalle piattaforme di vario genere che ci offrono i loro servizi gratuiti, dai motori di ricerca ai social alle applicazioni di messaggistica: vengono organizzati per profilare gli utenti e, ad esempio, per mostrare annunci pubblicitari mirati.

Tra i vari tool utili presentati uno in particolare mi ha colpito. Per illustrare come è possibile recuperare in modo molto semplice tutto ciò che pubblichiamo è stato mostrato uno strumento in grado di individuare in un solo clic tutte le tipologie di contenuti pubblici inserite da un profilo personale qualsiasi in Facebook.

Ciò non è stato fatto per generare inquietudine fine a se stessa – sulla quale si è anche scherzato durante il corso – ma per confermare ancora una volta che solo la consapevolezza del digitale come insieme di strumenti, la conoscenza delle dinamiche che governano le azioni on line e la responsabilità con cui compiamo ogni nostro gesto in rete possono contribuire a rendere l’universo digitale un mondo migliore in cui abitare, da armonizzare con la nostra vita off line.

Conclusioni

Spero di avervi dato con questo post almeno un cenno dell’importanza e della ricchezza dei temi affrontati durante la giornata del 17 dicembre.

L’attenzione è stata puntata sulla formazione degli adulti, perché i giovani possano vivere al meglio, insieme a loro, il digitale in cui sono nati, e sull’idea di laboratorio permanente come strumento per una formazione di valore.

Questo post non è esaustivo e non potrebbe esserlo: per prima cosa ti consiglio di seguire Rachele Zinzocchi e le prossime puntate del suo corso-laboratorio. Se desideri aggiungere a questo post informazioni più complete e dettagli approfonditi ti invito a farlo – è essenziale per la crescita di tutti – nei commenti qui sotto. 

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Facebook: scegli di vedere i contenuti che vuoi tu, non quelli che vuole lui

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Per te Facebook è un groviglio da sfoltire?

Ti sei mai chiesto cosa puoi fare perché le notizie che visualizzi su Facebook vadano un pochino oltre i saluti del mattino, del pomeriggio, della sera e della notte, caffettini, gattini e cuoricini?

Se te lo sei chiesto almeno una volta, ti indico qualche piccolo passo da compiere per far sì che Facebook ti mostri quello che vuoi tu, e non quello che vuole lui.

Seleziona i contenuti per la tua home di Facebook

In questo post vorrei condividere con te due pratiche davvero semplici ma utilissime che, per quanto mi riguarda, hanno reso molto soddisfacente l’utilizzo di Facebook per reperire informazioni e notizie o, più in generale, per seguire i contatti e gli ambiti che mi interessano maggiormente sul piano sia personale sia professionale.

Se ancora non le usi, ti illustro le opzioni che inizieranno a trasformare il tuo modo di utilizzare Facebook: Mostra per primi e Notifiche.

L’uso di queste opzioni rende un po’ meno imperante il famoso algoritmo di Facebook, almeno finché il social blu non rimescolerà nuovamente le carte, e allora ne riparleremo!

Mostra per primi

L’opzione Mostra per primi è attivabile sia per le fan page, sia per i profili personali.

Nella versione Facebook per desktop apri la pagina fan che ti interessa. Se non avessi ancora messo Mi piace mettilo e, una volta fatto, puoi selezionare l’opzione Mostra per primi all’interno del menu che compare cliccando sul pulsante Mi piace.

Sempre nella versione per desktop, sia per i profili personali che sono nostri amici, sia per i profili personali che desideriamo semplicemente seguire, è possibile scegliere l’opzione Mostra per primi che si trova cliccando rispettivamente sul pulsante Amici Segui già.

Nella versione per dispositivo mobile cambia lievemente l’impostazione grafica: per le pagine fan dovrai interagire con l’icona Segui già e una volta selezionata l’opzione Mostra per primi verrà visualizzata una stellina. In modo analogo potrà essere attivata l’opzione per i profili personali.

Attivando l’opzione Mostra per primi troverai nella tua sezione notizie, il news feed, tutti i contenuti che hai prescelto e solo a seguire visualizzerai i rimanenti.

Notifiche

Premetto che questa opzione attualmente è attivabile solo per le pagine fan.

Se ti capitasse di aver superato il numero di Mostra per primi consentito (non chiedermi quanti sono, ovviamente io li ho già superati, ma a dire il vero non li ho ancora contati né ho cercato tramite Google questo numero) puoi decidere sia di rivedere le pagine a cui hai dato la precedenza, sia di utilizzare, in alternativa, le Notifiche.

Per attivare l’opzione è sufficiente interagire con l’icona Segui già / Pagina seguita nelle fan page che ti interessano e cliccare all’interno del menu che si apre.

Sia versione Facebook per desktop sia in quella per mobile è possibile scegliere la tipologia di contenuto per cui desideri ricevere la notifica.

Conclusioni

Per quanto concerne la mia esperienza e l’efficacia che sperimento, preferisco utilizzare i Mostra per primi invece delle Notifiche, perché non devo tutte le volte cliccare ulteriormente da altre parti e ricevo subito tutto nel mio news feed con maggiore completezza.

Le Notifiche sono più scarne e non subito comprendo di che cosa trattano i rispettivi contenuti, di conseguenza spesso mi è necessario cliccare sulla notifica per capirlo e lo faccio solamente se la pagina fan è per me davvero fondamentale. Si tratta comunque di un bel modo per non perdere aggiornamenti importanti.

Spero di esserti stata utile e ti ringrazio per aver letto fin qui. E tu, come organizzi il tuo feed di Facebook? Vuoi suggerirmi un altro modo per non perdere le notizie interessanti? Scrivilo qui sotto nei commenti.

Posti per scrivere. La scrittura con la vita intorno

Posti per scrivere. La scrittura con la vita intorno - Nuovicontesti

Siete aspiranti scrittori? Questo è un post scomodo, vi avverto! 🙂

Vi aspettate forse un bell’elenco comodo comodo, con qualche utile e semplice consiglio per scrivere bene nei posti giusti?

Un post spettinato, come me

Credevo di dover scrivere un post ordinato, diligente e preciso sui luoghi e sui modi dello scrivere e poi, invece, tutto quello – o meglio, qualcosa di quello – che c’è intorno alla scrittura e al mondo dei contenuti mi è venuto incontro, arruffando ogni cosa, come al solito… e come piace tantissimo a me.

Scrivere e condividere contenuti, soprattutto on line, è un’attività che oggi richiede grande attenzione e grande coscienza a tutti, non solo a chi lo fa per lavoro.

Vi parlerò dei posti per scrivere, ma cambiando prospettiva. Ho provato a guardare il mondo da altri punti di vista, che appaiono smontati ma in realtà sono tutti interconnessi.

Quindi ho individuato in bozza – e in modo assolutamente parziale, chi mi aiuta? – alcuni spunti esplorativi e piccoli esercizi di consapevolezza grazie ai quali le vostre prospettive in qualche modo troveranno – lo auguro a voi, come ogni giorno a me stessa – nuovo calore e nuova linfa, proprio come quelle foglioline attraversate dal sole che vi ho messo in foto e che fanno tanto desiderare la primavera.

E ora diamo inizio alle danze.

Prospettiva 1: il mondo visto attraverso Facebook

L’onnipresente Facebook – per scelta esaminerò solo questo social, anche se non è certo l’unico, e forse nemmeno il mio preferito – è il social media attualmente più diffuso, tanto che per alcuni “è” ancora il web.

Sempre più utilizzato dalle aziende non solo per ragioni di marketing ma anche, ad esempio – oltre a Linkedin e a Twitter, per nominare solo alcuni – per la ricerca di candidati e risorse umane, non è una dimensione parallela ma è un mondo del tutto integrato con la vita di ogni giorno.

Va frequentato come frequentereste non solo una piazza, ma la piazza di una grande metropoli dove potreste incontrare sia il vostro attuale datore di lavoro, sia il datore di lavoro che avevate sempre sognato e che – ora, in questo momento – vi sta cercando. Comportatevi di conseguenza.

Prospettiva 2: il mondo visto attraverso i testi

Provate a fare un esercizio. Confrontate consapevolmente, ogni volta che ne avete l’occasione, la lettura di contenuti brevi a letture lente, entrambe sia on line sia off line. Per quanto riguarda le letture brevi, allenatevi a trovare i testi più efficaci senza perdere di vista la centralità del contenuto.

Testi incisivi e di impatto possono essere utilizzati – senza urlare e senza voler stupire a tutti i costi – per le descrizioni e i titoli da inserire nel curriculum, nell’oggetto delle comunicazioni e-mail, nei messaggi brevi – ma non per questo meno meditati – su WhatsApp.

Testi lunghi e argomentativi richiedono tempo per essere letti ma sono la base per arricchire il mondo delle nostre parole e non solo. Non linkiamo mai un contenuto solo perché il titolo – o l’immagine, ma qui passiamo al punto 3 – ci ha catturato.

Prima di condividere andiamo a leggere bene la pagina linkata, approfondiamo e non accontentiamoci mai di una fonte sola, verifichiamo le notizie e la loro attualità, ad esempio cominciamo a cercare la data di pubblicazione.

Prospettiva 3: il mondo visto attraverso le (vostre) immagini

Provate ad osservare il flusso continuo di immagini che scorrono on line. In questo paragrafetto mi limiterò alle foto che ritraggono voi, cioè solo un tassello microscopico di un capitolo infinito. Le immagini sono un osservatorio da cui guardare, per esempio, voi e il vostro mondo. Le immagini raccontano chi siete, anche alle persone che non vi conoscono.

Vale sempre il discorso della grande piazza metropolitana. Vorreste che il vostro futuro e agognato datore di lavoro vi incontrasse per la prima volta in costume da bagno mentre vi scolate una mega birra?

La birra e il costume ci stanno benissimo, basta collocarli nel contesto giusto: queste immagini sono da inserire nelle foto condivise con i vostri amici, ma non nei post pubblici o – peggio – nella vostra foto profilo pubblica.

Prospettiva 4: il mondo visto attraverso la finestra

Che tempo fa oggi? Nevica? C’è il sole? Non ditemi che avete già visto il meteo sul web, mettete il naso fuori dalla finestra e poi potrete rispondermi.

Vi devo spiegare perché ogni tanto fa bene alzarvi dalla sedia, staccare per un attimo i pensieri e gli occhi da ciò che state facendo e, per esempio, fare un minimo di movimento?

Ecco, per favore, ditelo anche a me, che lo dimentico spesso! Vi auguro una pausa piacevole, magari con un buon caffè o con ciò che preferite. 🙂

Prospettiva 5: il mondo visto attraverso lo schermo

Lo schermo è diventato il nostro compagno più assiduo oltre che, ogni giorno di più, indispensabile sia per il lavoro sia per la vita sociale.

Ognuno di noi, inoltre, fruisce di un numero variabile di schermi. In tutti i suoi formati, lo schermo è quasi uno specchio – per lo più portatile – che riflette la vita nostra e delle persone con cui siamo costantemente connessi.

Trascorriamo sempre più tempo con gli occhi sullo schermo: un esercizio potrebbe essere quello di limitarne l’uso allo stretto necessario e di scegliere solo le app e i social che vi sono davvero utili nella vita reale e corrispondono al vostro modo di essere.

Non occorre essere iscritti a tanti media se poi non abbiamo il tempo oggettivo di parteciparvi con una certa regolarità, ma soprattutto con una presenza di qualità.

L’esercizio potrebbe dunque essere: sfoltite i vostri media, e su questi date il meglio di voi, esattamente come fareste nella vita off line. Ma per questo argomento vi invito a leggere il prossimo punto.

Prospettiva 6: il mondo visto attraverso di voi

On line e off line sono oggi inscindibili, per tutti. On line e off line devono avere una sola radice comune: voi stessi, la vostra personalità, il vostro modo di essere, la vostra “voce”.

Difficilmente una persona educata e gentile off line sarà di proposito maleducata on line.

Una tra le difficoltà delle comunicazioni on line sta però, ad esempio, nel fatto di nascondere, in tutto o in parte, la comunicazione non verbale, quindi il rischio di fraintendimenti cresce, e anche una persona generalmente educata dovrà riflettere bene prima di postare, trasmettere o condividere certi tipi di contenuti.

Anche in questo caso, l’invito è a fare costantemente – me compresa – un esercizio di consapevolezza su ogni dato e contenuto che mettiamo in circolazione.

Abbiamo a disposizione strumenti eccezionali e utili, divertenti e potentissimi: allo stesso tempo occorre tanta coscienza in più, occorre una vera e propria educazione. Penso qui alla fascia dei più giovani, tema su cui non apro un’altra infinita parentesi, e lascio la parola a voi.

Postilla. Pensate che non prevedevo un post lunghissimo, ma questa volta – poveri voi che siete giunti fino alla fine – ho scritto un mare di parole che, nelle varie fasi di stesura, sono servite tantissimo a me in primis, ancora una volta, per riorganizzare idee e prospettive.

Grazie per aver letto fin qui, buona serata a tutti! 🙂

Scrivere. Con le mani in pasta

Scrivere. Con le mani in pasta - Nuovicontesti

Da qualche tempo avevo un post sulla punta delle dita. Letteralmente. Per me le mani sono antenne, archivio, strumento. Ecco la mia versione dei fatti, volete darmi la vostra? Vi avviso: il mio è un volo pindarico, però… io ci credo! 🙂

Per me scrivere – per un’azienda, per un bambino, per un adulto, per un amico, per me – significa metterci tutta me stessa, comprese le mani. Come corollario, alla fine di certe sere ho più appunti sul dorso delle mani che sui post-it che tendo a disseminare ovunque.

Il tempo che utilizzo per scrivere è molto minore rispetto al tempo in cui – nella mia testa e soprattutto nelle mie mani – si forma ciò che andrò a stendere sullo spazio bianco. Questo continuo stratificarsi è anche ciò che, tra gli altri fattori, favorisce l’efficacia: scrivere la cosa giusta al momento giusto.

Un processo che porta a generare la parola. Dentro un nido, in un luogo caldo, in un luogo vissuto. Empatia, contesto, pertinenza. E da ogni contenuto nasce a sua volta qualcosa. Nuove connessioni, relazioni, interazioni. Che hanno bisogno di essere coltivate, e quindi di tempi lunghi per portare a ciò che è duraturo. Ogni testo, per breve che sia il contenuto, così come ogni immagine, ha motivazioni e conseguenze.

Scrivere è un piccolo modello di vita. C’è sempre un prima, c’è sempre un dopo. Nulla nasce dal nulla, ma in un contesto reale che bisogna conoscere bene, all’interno del quale occorre compiere delle scelte in una direzione ben precisa.

Ho le mani in pasta perché quando sollevo le dita per una pausa o alla fine della giornata mi sembra di avere i comandi da tastiera ancora incollati ai polpastrelli. Ho le mani in pasta perché quando prepariamo dolci e pizzette con il pargolo mi ritrovo a pensare per hashtag a tema cucina, mamme e bambinerie.

Ho le mani in pasta perché anche se questo maledetto raffreddore da elefante mi assedia ormai da oltre una settimana (e oggi è il giorno del mal di testa, yuppi) cerco di non farmi mettere ko e piuttosto che abbandonarmi a lui mi invento cose nuove da fare e da scrivere.

Finché ci sono consapevolezza, testa, cuore… c’è speranza. Anche per la scrittura! 🙂

Buona serata a tutti voi!

Il segreto dei lavori metodici

Il segreto dei lavori metodici - Nuovicontesti

In questo post cercherò di esprimere ancora una volta l’importanza dell’alternare tipologie di attività diverse in modo tale che il lavoro non ne risenta, anzi ne giovi sempre più.

A grandi linee, nei momenti di peggiore sconforto, a tutti potrebbe accadere di contrapporre, nel contesto di una lacrimosa e rassegnata lamentela, due grandi categorie di lavori: i lavori cosiddetti metodici (noiosi, ripetitivi, in tempi lunghi) e i lavori cosiddetti creativi (interessanti, sempre nuovi, in tempi contenuti).

Bene, oggi la mia missione è – e non sono certo la prima a farlo – sfatare il mito di questa triste inconciliabilità.

Posso dire di essere nel complesso una persona metodica, ma chi mi conosce bene sa che ho bisogno di (talvolta estremi) contrappunti in direzioni anche opposte, per far sì che tale lavoro metodico non mi precluda mondi altri e mi consenta di sopravvivere.

La verità è che amo il lavoro metodico, ma lo amo perché da solo non mi basta. Cerco di spiegarmi meglio. Per farlo bene si rende necessaria una certa misura di evasione. Occorrono momenti di non-concentrazione. Sulla linea del lasciar decantare.

Il segreto dei lavori metodici sta, per la mia esperienza personale, nel non subirli come tali ma nel farli diventare sorgente di qualcosa di diverso. Ad esempio, visto che in genere non richiedono l’utilizzo di eccessive risorse mentali, possono trasformarsi in uno spazio fantastico per far nascere nuovi pensieri. E qui stanno la mia gioia e la mia salvezza.

Spesso le idee nuove si affacciano in un istante imprevisto – sì, è proprio questione di un istante, è lo sguardo di un volto amato che per un istante si affaccia alla finestra, e pur nella brevità dell’evento questo affacciarsi ti infonde un calore immenso – le idee nuove si affacciano quando si abbandona temporaneamente la tensione costruttiva, creativa, progettuale e ogni sua deriva verso il concetto di accanimento.

Ciò non significa che sia sufficiente prendere per buone le idee nascenti come tali, abbandonare l’ispirazione in stato di abbozzo. Occorre, invece, precisamente, riprendere le idee in bozzolo al momento giusto – oppure, come più spesso accade nella vita reale, raccoglierle alle soglie della scadenza corrispondente – per affrontare il lavoro creativo in profondità e nella direzione corretta.

Ecco svelato, secondo una sorta di logica degli opposti, in un circolo virtuoso inaspettato, il vero motivo per cui amo – finestra e fucina di novità – i lavori metodici.

E voi, amate i lavori metodici? 🙂

Di parole e di altre avventure

Di parole e di altre avventure - Nuovicontesti

Scrivere è una delle mie occupazioni e aspirazioni principali, oltre che preferite. Vorrei scrivere dappertutto, come sempre! 😉

In questo post cerco di indicare alcuni punti chiave nel processo di scrittura, che di volta in volta ho individuato e trovato utili nel mio percorso. Non significa che siano completi, anzi: la mia salvezza – e non solo mia, credo – è imparare ogni giorno qualcosa di più, perciò vi invito a condividere le vostre idee ed esperienze nei commenti.

1. Prima di tutto

Leggere, sempre

Ogni attività di stesura di testi a cui vi avvicinerete ha una premessa essenziale nel vostro vissuto e nelle cose che amate, quindi in voi stessi e nella vostra vita, nei vostri paesaggi.

Leggete ovunque vi troviate e su qualunque supporto, osservate ogni cosa con consapevolezza, lasciatevi prendere dalle parole specialmente quando sono bellissime, cercate di associare nella mente parole e immagini, documentatevi, studiate e approfondite, lasciate decantare.

2. Progetto

Per chi devo scrivere

Occorre chiarire da subito con la massima precisione chi è il destinatario del nostro testo: è così possibile scegliere il linguaggio e le modalità adatte per entrare in sintonia con chi ci leggerà. Faccio solo alcuni esempi: potrebbe essere una sola persona, oppure un gruppo di persone con un interesse in comune, oppure ancora un pubblico nuovo di persone da avvicinare e fare incontrare.

Perché devo scrivere

In base al destinatario cerchiamo di definire gli obiettivi del nostro testo. Potremmo avere un tema già prefissato oppure potremmo essere noi a doverlo stabilire. Che cosa devo comunicare? Che cosa voglio ottenere? Individuiamo bene il messaggio da veicolare, il tipo di coinvolgimento che vogliamo creare, l’azione a cui desideriamo spingere il nostro lettore. Offriamo contenuti chiari e utili, efficaci e piacevoli.

Dove comparirà il testo

Una pagina di carta, il campo del post, il nome di un prodotto, lo status di Facebook, le parole di una canzone, i 140 caratteri di Twitter, una storia per bambini, il corpo testo della mail e il suo oggetto, le didascalie alle foto di un libro, i sottotitoli di un capitolo.

Le destinazioni sono infinite e occorre comprendere le caratteristiche di ognuna per creare il testo adeguato. A voi l’augurio di sperimentarne una, alcune o tante. Buon viaggio, e buona fortuna!

Mappa delle idee

Prima di iniziare a scrivere il testo vero e proprio, mi sento di consigliare una stesura non troppo meditata di tutte le idee, associazioni, immagini che vi si affacciano alla mente. Potete darvi un tempo per questa attività, oppure interromperla quando vi sembra di aver toccato idealmente tutti i punti utili, come fossero una costellazione, per poi selezionare solo gli elementi veramente importanti e vitali per il vostro testo.

3. Stesura

Breve o lungo

La brevità o la lunghezza di un testo sono solo due variabili di stesura e non determinano la minore o maggiore difficoltà nello scrivere. Ogni singolo testo è un mondo con una propria natura. Semplicemente, le difficoltà sono differenti a seconda del testo da produrre. Un testo breve può essere difficile da realizzare perché con l’uso di pochi caratteri deve essere preciso, denso e allo stesso tempo attraente. Un testo lungo presenta ugualmente difficoltà perché ogni sua parte deve essere coerente con tutto il progetto e offrire chiarezza e capacità di coinvolgimento, pur nella complessità dei temi e dei concetti trattati.

Rapido o lento

Lentezza e rapidità sono due dimensioni complementari del testo, sia per quanto riguarda la stesura sia per quanto riguarda la fruizione.

Raramente un testo perfetto o comunque idoneo e corretto nasce subito, ma in alcuni contesti, come nel mondo delle interazioni social, è richiesta una certa prontezza nel gestire specifiche situazioni in tempi brevi.

Si tratta di una prontezza che non nasce sul momento ma proviene da lontano, dalla preparazione, dalle competenze, dall’aver maturato esperienze approfondite che consentono di dare la risposta giusta al momento giusto e nel posto giusto.

Come dire che la rapidità è frutto di un processo lento. E non è una contraddizione.

On line o off line

Lo spazio a cui è destinato il testo – pubblicazioni cartacee, internet, supporti digitali, packaging e molto altro – è una variabile molto importante che meriterebbe una approfondita trattazione specifica.

Molto brevemente, mi limiterò a dire che analizzando e mixando i vari elementi, come il luogo dove si troverà il testo (luogo prestabilito e anche luogo potenziale, visto che potrebbe essere condiviso dove noi non possiamo sapere), il destinatario a cui è rivolto e gli obiettivi che il progetto ha, potremo chiarirci meglio il compito che ci spetta e saremo in grado di costruire il percorso giusto tra le infinite possibilità di testo che possiamo realizzare.

Affrontare il bianco

Occorre superare la barriera dello spazio bianco. Raccogliere le energie e saltare oltre lo scoglio iniziale. I mezzi sono diversi. Per ogni progetto, per ogni supporto lo spazio del testo è diverso, l’ampiezza del testo è diversa.

Ovunque dobbiate scrivere, stendete il primo testo senza fermarvi, lasciate scorrere le frasi nella successione con cui vi vengono in mente, non fermatele perché potreste perdere degli spunti interessanti. Una volta steso il tutto, abbastanza di getto, e quindi scritte le vostre idee anche in disordine, potrete riprendere in mano il testo e ricucinarlo a dovere.

Struttura e ritmo del testo

Mi limiterò a suggerire un accorgimento di base che vi aiuterà a costruire una primissima architettura del testo. In linea generale l’attacco del testo è un punto forte. Al centro può seguire un approfondimento, con l’illustrazione di eventuali dettagli. La conclusione è un altro punto forte dove si concentra l’attenzione del lettore. Sono allo stesso modo importanti – anche come gancio visivo – le postille, la firma, i rimandi alla fine.

Se il testo è lungo vi saranno più parti, ognuna caratterizzata da punti di tensione e scioglimento, in modo da costruire un andamento naturale, un ritmo, una sorta di respiro che alterni la massima richiesta di attenzione a parti che favoriscono la riflessione. Il vostro testo potrà avere anche una certa musicalità: provate a leggerlo ad alta voce per verificarne la scorrevolezza e, in ultimo ma non meno importante, per ascoltare l’effetto generato dai suoni.

4. Revisione

Riorganizzare i contenuti

Preparatevi a una delle fasi più complesse e delicate della scrittura: almeno metà della fatica di scrivere andrà impiegata nella fase di revisione.

Si tratta di riprendere con gli occhi, con il cuore e con la mente tutto quello che avete scritto sino ad ora, mettervi nei panni del vostro destinatario, indossare l’abito del più agguerrito spirito critico nei confronti del vostro presunto capolavoro, e lasciare che accada ciò che deve accadere.

Tagliate – potate, come se aveste di fronte una pianta che deve crescere bene – ciò che non serve, ripulite il testo, cambiate l’ordine delle parti, eliminate rami e foglie secche e lasciate le gemme più fresche per far posto a spiragli di vitalità, di condivisione, di avvicinamento, di azione e interazione.

Formattare il testo

Il testo non solo si legge, ma si guarda: si fruisce meglio se non assomiglia ad un muro, e se vi dà l’idea di un giardino arioso.

Una volta superate tutte le frasi descritte sopra create paragrafi sottotitoli, inserite spazi di interlinea tra un blocchetto di testo e l’altro, scegliete le parole significative – keyword, topic, concetti chiave – da evidenziare con grassetti e corsivi.

Se lavorate per un progetto on line, fate vivere e interagire il vostro testo inserendo link interni e collegamenti a risorse esterne.

Correggere refusi ed errori

Naturalmente il vostro testo dovrà essere il più possibile perfetto dal punto di vista formale. Controllate lessico, ortografia, grammatica, spazi prima e dopo la punteggiatura, maiuscole e minuscole, accenti e apostrofi, concordanze e ognuno degli altri mille milioni di aspetti che generalmente sfuggono alla prima lettura. Passate quindi alla fase successiva e ricordate che è il punto di non ritorno, soprattutto se andate in stampa.

Rileggere. Pausa. Rileggere. Pausa. Rileggere

Su internet è possibile correggere in corsa, quindi ci sono delle facilitazioni in merito. Il mio consiglio è di attivare sempre e comunque la massima attenzione, perché potreste non sfuggire all’occhio di lince di qualche navigatore, e sorattutto agli screenshot.

Nel dubbio, anche prima di pubblicare sul web – per lavori su carta ho attraversato molte notti su bozze di progetti piccoli e grandi – guardate bene e ricordate che la qualità di un avvicinamento, di un approccio, di una conversazione on line passa anche per un testo ben curato nella forma oltre che nei contenuti.

Rileggete più volte, facendo pause per non abituarvi – e soprattutto per non affezionarvi – a ciò che avete scritto e per tenere desta la vostra attenzione. Mano a mano conquisterete maggiore familiarità con questa procedura e vi sarà più semplice svolgerla, perché avrete la consapevolezza di tutti gli aspetti da tenere in considerazione.

Nulla dies sine linea

Una ultima cosa, piccola e preziosa: cercate di scrivere tutti i giorni per affinare la qualità del vostro lavoro. Per questo vi lascio il suggerimento antico attribuito a Plinio il Vecchio.

Qui si conclude, per ora, il mio piccolissimo vademecum per voi. Spero possa esservi utile ma usatelo per quello che è: una minuscola selezione di spunti per scrivere con coscienza, da arricchire ogni giorno con l’esperienza che fate sul campo.

E ora tocca a voi: cosa ritenete importante per una buona pratica di scrittura? 🙂

A proposito di regole

A proposito di regole - Nuovicontesti

Le regole un po’ mi guidano e un po’ mi liberano. La regola – la disciplina – non deve essere una forzatura cieca: per me è un modo per concentrarmi di più e far scaturire il meglio da quello che sto facendo. Mi pongo queste regole perché mi conosco molto bene. Sono curiosa di tutto e quindi devo un po’ arginarmi, per selezionare e approfondire bene gli aspetti più importanti e lasciarmi alle spalle ciò che potrebbe disperdermi.

Provo a raccogliere qui alcune regole molto ma molto sparse che – più o meno consapevolmente – mi pongo. Più o meno consapevolmente? Sì, perché il mio cervello tiene così tanto alla mia sopravvivenza che, a volte, elabora e mi suggerisce alcune norme senza che io stessa ne sia del tutto cosciente. Poi a un certo punto razionalizzo, e il peso sulle mie spalle si alleggerisce. E questo, quanto mi solleva!

Ma ora partiamo: comincio da un aspetto molto specifico (la frequenza dei post di un blog) per arrivare alla apoteosi finale – e qui mi sbilancio, prendetemi con le molle – sulla complessità della mente, che molte volte – ne sono certa – lavora per noi anche se non lo sappiamo.

Articoli a frequenze regolari

Ad esempio, una regola consapevole che consiglierei ad altri che volessero dedicare molte energie al blog – visto che spesso non lo faccio perché non mi considero solo una blogger – è quella di scrivere un post nel blog con regolarità, con una specifica frequenza a seconda dei destinatari e degli obiettivi da raggiungere.

Personalmente, sapere che devo scrivere a cadenza regolare mi spinge a stimolare, convogliare, rafforzare il processo mentale di attenzione verso ciò che di utile o bello mi accade o mi passa vicino, in modo da coglierlo nel momento in cui si presenta e guardarlo con occhi – anche – da blogger per poterlo offrire sia ai lettori, sia a me.

Risultato? Cresco. Trovo aspetti nascosti e scopro dimensioni sempre nuove.

Scadenze e agenda

Il fatto di trovare gusto nell’organizzarmi il lavoro non significa che abbia sempre amato agende, calendari, elenchi da spuntare. Anzi, è proprio il contrario. Quindi, la decisione di fare ordine nasce sia da una stretta necessità, sia da un processo inizialmente inconsapevole.

Visto che sono in grado di lavorare senza sosta – perdendo del tutto il conto delle ore, saltando sonno e pasti – sempre per la questione di sopravvivere ho cominciato a capire che un lavoro interrotto (ma vorrei dire corroborato) da piccole pause – quando possibile – viene meglio.

Per cui, con le giuste dosi, ho di volta in volta inserito nelle mie giornate impegni extra, piccoli o grandi, che funzionassero da stop-reset, per poi ripartire meglio. Troverete una connessione al tema nel prossimo punto.

Non accanirti su ciò che non riesce subito

Questo è un mio antico difetto che con il tempo ho da una parte riconosciuto, e dall’altra modellato a mio vantaggio. In lotta con scadenze sempre molto ravvicinate, ho imparato a progettare il mio tempo.

Molte volte occorre essere rapidissimi, certo. Ma non sempre è buona cosa forzare la volontà per ottenere subito il tanto agognato testo perfetto, l’attacco intrigante, il titolo d’impatto da ricordare nei secoli venturi.

Ho imparato il senso dell’attesa, l’importanza del far decantare idee e progetti per poi ritornarvi dopo un certo intervallo di tempo: a volte la parentesi di un caffè, a volte lo spazio di una notte, a volte anche di più. Ma vi rimando al punto seguente.

Lascia che il tuo cervello lavori per te

A questa intuizione – che è divenuta piena coscienza – sono arrivata dopo molti anni, ed è stata la mia salvezza. Dico chiaramente che vale per me, e forse qualcuno di voi – spero – fa la stessa esperienza. Organizzando meglio il tempo del mio lavoro, ho scoperto che le pause d’aria – in cui non penso forzatamente alla soluzione da trovare – molto spesso mi portano proprio alla soluzione tanto desiderata senza che io vi abbia ulteriormente ragionato.

Non ho approfondito bene le ragioni scientifiche di ciò (e forse un giorno mi farò spiegare meglio) ma spesso titoli, testi, frasi, immagini creative e questioni complesse – poi risolte – che hanno funzionato nei miei lavori sono nate proprio da questo processo. A parte il volo pindarico che ho fatto e i mille incisi con trattini che ho inserito – ma quanto mi piacciono queste cose! – credo sia un consiglio buono e oggettivo per tutti alternare momenti di forte applicazione e spazi di decompressione, per lavorare meglio e – quindi – vivere meglio.

Postilla. Mi avete seguito davvero fin qui? Avete tutta la mia stima! Grazie, e – se volete – ditemi la vostra.