Odissea nel web. Viaggio tra la bellezza e i pericoli di internet

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Cyberbullismo, giovani nel web ed emergenza educativa: prosegue il viaggio nell’educazione digitale con i temi del workshop di formazione / informazione per insegnanti e genitori, svoltosi lo scorso sabato 18 marzo al Teatro Comunale di Lugagnano Val d’Arda in provincia di Piacenza. In questo articolo raccolgo i punti chiave della giornata di studio aperta al pubblico.

L’iniziativa Odissea nel web è stata realizzata dai docenti del team digitale e dai ragazzi della scuola secondaria di I grado con il sostegno di Istituto Comprensivo di Lugagnano Val d’Arda, Buzzi Unicem e Generazioni Connesse.

Dai giovani agli adulti, necessario un percorso di continuità

Rieducazione digitale, perché e come farla? Ciò che emerge dalle prime parole di presentazione al convegno è l’emergenza di colmare una grande lacuna creatasi tra l’utilizzo della tecnologia da parte dei più giovani e la piena consapevolezza di ciò che si sta facendo, soprattutto da parte degli adulti.

I ragazzi delle classi terze della scuola secondaria, coordinati dai docenti e animatori digitali Michela Villa, Ada Turco e Nadia Pompini e supportati dagli altri componenti del team digitale Alessandra Provini, Maura Inzani e Luigi Botti, hanno realizzato due importanti documenti che sono stati presentati all’inizio della giornata.

Cyberbullismo, i dati raccolti con il questionario

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Come illustrato dai dati raccolti con il questionario sul cyberbullismo (pdf) la situazione è chiara: le risposte dei 187 ragazzi (alunni dalle classi quinte della scuola primaria alle classi terze della scuola secondaria di I grado) intervistati in forma anonima nelle scuole del territorio – Lugagnano, Rustigazzo, Vernasca, Morfasso – sono un campione illuminante di ciò che avviene anche oltre i confini dell’Istituto Comprensivo locale.

La presentazione ricavata dal questionario sul cyberbullismo è stata coordinata dalla docente Michela Villa.

Il sondaggio spazia dalle domande generali sull’uso della rete e dei social ai problemi connessi ad un cattivo utilizzo di questi, dalle relazioni on line al ruolo dei genitori nel controllare le attività dei figli nel web.

Le risposte su cui riflettere maggiormente riguardano la quantità di tempo investito e le fasce orarie di uso della rete e dei social – alcuni ragazzi si connettono anche nelle ore notturne; la fiducia e la presunta libertà che i genitori danno ai minori nell’utilizzo di questi strumenti; il controllo sui più giovani visto spesso come un aspetto discutibile.

Dal questionario emerge con forza l’esigenza di relazioni solide tra genitori e figli: un concetto che forse appare scontato ma che davvero non lo è.

Dialogo e fiducia reciproca servono non solo per affrontare insieme ai più giovani ogni naturale passaggio della vita, ma anche per aiutarli ad avvicinarsi in modo corretto, costruttivo e non traumatico al grande mare di internet.

Contro il cyberbullismo: da Ligabue al video creato dai ragazzi

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Il secondo documento prodotto a scuola è un videoclip sul tema del cyberbullismo.

Gli alunni della classe terza B di Lugagnano, guidati dalla docente di musica Ada Turco, hanno realizzato un video che ha come colonna sonora la canzone G come giungla di Ligabue. Il video al momento non è pubblico per questioni di privacy perché interamente interpretato oltre che costruito dai ragazzi, dalle riprese alle animazioni.

Ecco un brano della canzone:

G come giungla
la notte comunque si allunga
le regole sono saltate
le favole sono dimenticate

G come guerra
e giù tutti quanti per terra
non basta restare al riparo
chi vuol sopravvivere deve cambiare

E guardo fuori ma quanto basta
ma quanto basta nascosto
potresti essere il prossimo
oppure il prossimo pasto

E puoi urlare che tanto la giungla
soffoca la tua voce
però ti lasciano contare
su tutti quei mi piace.

Nel video il tema della vita come giungla viene trasferito all’universo dei social e della rete, a cui aderisce perfettamente.

Attraverso l’elaborazione del video, davvero coinvolgente e ben fatto anche dal punto di vista creativo, i ragazzi hanno riflettuto su temi con cui sono a contatto nella vita di tutti i giorni e sono stati guidati dall’insegnante ad un percorso di consapevolezza per un migliore uso della rete e delle sue potenzialità.

Silvia Fontana, Odissea nel web: la bellezza e i pericoli della rete

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Nella seconda parte della mattina è intervenuta Silvia Fontana, docente e animatrice digitale del Liceo scientifico Bertolucci di Parma.

L’intervento ha toccato molti argomenti in modo approfondito e concreto, che sintetizzerò in brevi paragrafi seguendo la trattazione della relatrice.

Silvia Fontana ha spaziato dalla bellezza della rete con le sue enormi potenzialità alle regole per utilizzare i social network, dai meccanismi del web marketing al deep web, dalle principali fome di dipendenza alle difficoltà del rapporto tra genitori e figli spesso entrambi inconsapevoli dei pericoli del web.

Internet come oceano globale, ambiente per l’uomo liquido

Silvia Fontana descrive internet come oceano globale e ne indica alcune caratteristiche di base: è uno spazio globale, relazionale, ambiguo, prometeico, nel quale si conserva la memoria globale e in cui diventa sempre più facile lo scambio tra pubblico e privato.

Spiega la relatrice nelle slide:

La rivoluzione digitale e la virtualizzazione della realtà intercettano, esaltano e plasmano alcune caratteristiche dell’uomo liquido.

La definizione di uomo liquido ci riporta alle trattazioni di Zygmunt Bauman sulla vita sociale odierna, un universo in costante movimento, incerto, frammentato, instabile.

Le caratteristiche dell’uomo liquido – prosegue Silvia Fontana – sono il narcisismo, la velocità, l’ambiguità, la ricerca di emozioni, il bisogno di infinite relazioni light.

La consapevolezza di queste dinamiche aiuta a conoscere meglio la rete, a definire il suo rapporto con il mondo off line e a regolare i comportamenti da assumere quando ci muoviamo nel web.

La narrazione nel web

Il web è uno spazio dove la prossemica non è applicata e nel quale si opera costantemente una delega narrativa a causa della tendenza a non vivere il momento presente, ma a fissarlo con foto e video per rivivere il racconto successivamente.

Si attua per questo una bulimia comunicativa – in attesa dei mi piace – associata alla dislocazione della relazione, che si sposta dalla dimensione dell’evento reale alla dimensione virtuale dell’evento postato sui social.

Internet è libertà?

Silvia Fontana introduce il tema della libertà nella rete contrapponendo due visioni.

Visione mitologica: internet è un luogo per natura anarchico, libero, refrattario alla regolamentazione

Visione realistica: esistono dei soggetti con posizione di supremazia (multinazionali)

Detengono le conoscenze tecniche di supporto o le informazioni. L’individuo non conosce chi limita i propri diritti in modo subliminale.

Stabilito il dualismo tra visione mitologica e visione realistica della rete la relatrice invita a riflettere sul passaggio successivo, aperto ai dubbi sull’effettiva natura democratica del web.

Neuromarketing: noi siamo dati

Occorre conoscere le dinamiche del marketing, se vogliamo sapere perché visualizziamo determinati contenuti.

Il neuromarketing fa leva sulle emozioni per condizionare l’utente. Noi siamo dati, la merce di varie agenzie commerciali che creano il profilo digitale dell’utente.

Ne consegue il bombardamento di finestre pubblicitarie tarate sul profilo personale.

Il fenomeno del vamping

Il vamping è l’abitudine dei ragazzi di tenere acceso il cellulare anche di notte e di comunicare con i coetanei in queste ore.

I brand sono molto attenti all’uso dello spazio notturno quando non viene regolamentato dagli adulti, e puntano sul fatto che lo smartphone è il device più utilizzato.

Internet, bambini e adolescenti

Bambini e adolescenti non possiedono la dimensione razionale controllata dal lobo frontale del cervello, che in loro non è ancora del tutto sviluppato.

Per questo motivo non sono in grado di prevedere le conseguenze delle proprie azioni, tantomeno di gestire e pianificare le situazioni.

Bambini e adolescenti non possono fisiologicamente essere consapevoli, perciò occorre interrogarsi seriamente sull’opportunità di consegnare loro uno smartphone con la possibilità di navigare in rete liberamente, senza informazioni e completamente soli.

La risposta è no, e inoltre la connessione di notte deve essere interrotta e il telefono deve stare fuori dalla camera.

Squilibri patologici e forme di dipendenza dalla rete

Silvia Fontana introduce brevemente alcuni disturbi collegati al cattivo utilizzo della rete.

Dipendenza dalla rete: Iad, Internet Addiction Desorder (Ivan Goldberg).

È la dipendenza psicologica dal web. Si manifesta con caratteristiche specifiche, come il bisogno di rimanere connessi alla rete il maggior tempo possibile.

Cybersex addiction

Questa forma di dipendenza è collegata al materiale vietato ai minori di 18 anni disponibile in rete.

Se fruiti ad una età in cui non si è pronti, tali contenuti – disponibili in modo molto più immediato rispetto al tradizionale materiale cartaceo – provocano ansia, traumi, dissociazione interna dei ragazzi.

Ciò accade perché la facilità del tutto e subito sottrae al giovanissimo le dimensioni dell’immaginazione e dell’attesa, fondamentali per un corretto sviluppo mentale ed emozionale in questo ambito.

Gambling compulsivo

È la dipendenza dal gioco d’azzardo. Ci si può abituare anche da giovanissimi se il gioco on line – adeguato all’età con premi non in denaro e, inoltre, con possibilità di chat con gli sconosciuti – non viene riconosciuto tra le routine dei ragazzi e non viene regolamentato dai genitori.

Mud addiction

A questo proposito Silvia Fontana approfondisce la trattazione sulla dipendenza da Mud (Mud addiction) e sui giochi in rete.

Le Mud (Multi User Dungeon o Multi User Dimension) sono giochi di ruolo che utilizzano la rete per dare la possibilità agli utenti di giocare fra loro simultaneamente. È prevista la creazione di un personaggio, spesso di natura fantastica, con cui il soggetto si identifica e gioca. Le Mud sono tossiche, perché si avvalgono di una tecnologia che rende meno evidente il contesto ludico, facilitando l’identificazione del giocatore con il personaggio.

Silvia Fontana avverte che, con un uso di questo genere di giochi eccessivo e non concordato in modo adeguato con i genitori, è possibile incorrere in stress e ansia da iperconnessione quando non si è connessi.

Diversi giochi offrono inoltre la possibilità di acquistare mezzi magici e altri strumenti affini tramite il credito telefonico, la cui oscillazione deve essere a conoscenza dei genitori. Non si tratta di violazione della privacy, ma – possibilmente – di esperienza di dialogo e soprattutto di tutela del minore.

Dipendenza da cyber relazioni

Facebook attualmente è più diffuso tra gli adulti, mentre i più giovani utilizzano prevalentemente sistemi di messaggistica istantanea o app come Snapchat e Instagram. I giovanissimi utilizzano gruppi per comunicare in chat e devono imparare a silenziare le notifiche nel corso della giornata, in particolare quando studiano e durante la notte.

Emergenza educativa digitale

È necessario conoscere, informarsi, attivare il controllo parentale. I genitori pensano che in rete non ci siano pericoli: molti sono più preoccupati per le uscite reali che per i rischi insiti in una navigazione nel web non consapevole.

Silvia Fontana sottolinea che in Italia esiste meno consapevolezza rispetto all’Europa, anche se qualcosa comincia a muoversi, e ribadisce con forza che è diritto e dovere dei genitori essere informati sulle attività in rete dei minori.

Il deep web e i contenuti illeciti

Ci sono spazi web accessibili attraverso browser e modalità particolari, che ragazzi capaci potrebbero imparare ad utilizzare.

Si tratta del deep web – del dark web nella sua parte più oscura – in cui è facile reperire contenuti pesantemente illeciti con l’aggiunta del rischio di essere tracciati. Quindi, come e ancor più rispetto al web di superficie, se ne deve conoscere l’esistenza e i minori non devono potervi accedere.

Il contenuto si definisce illecito quando è contrario alle leggi di uno stato: contenuti pedopornografici; che invitano al turismo sessuale, a reati di tipo economico, informatico, di diffamazione, di violazione della privacy, della proprietà intellettuale; al gioco d’azzardo o che minacciano la sicurezza nazionale.

Oggi sono a disposizione molti filtri e controlli per tutelare la navigazione in tutti i dispositivi, che i genitori sono caldamente invitati a conoscere e a installare. Se necessario si chiede l’aiuto di un tecnico e in ogni caso, ove possibile, si cerca di parlarne serenamente con i propri figli.

Sexting e la Bibbia 2.0

La pratica del sexting (sex, attraverso immagini o video + texting, scrittura del testo) e della condivisione di contenuti intimi può avere conseguenze molto pesanti se questo materiale viene utilizzato per scherzi presi alla leggera, ricatti, vendetta o altri obiettivi poco nobili, e per vari motivi ottiene una larga diffusione nel web.

La diffusione della Bibbia 2.0 (e successive versioni), un enorme catalogo di immagini di carattere privato, è un esempio di grave deriva della rete che nasce da condivisioni fatte senza pensarci troppo o da immagini rubate, con conseguenze spesso irreparabili sulla vita delle persone coinvolte.

Il primissimo ed essenziale invito è, quindi, a sensibilizzare i più giovani a non condividere mai proprie foto intime, neanche con persone investite di piena fiducia, neanche impostando la privacy più ristretta.

Purtroppo una pubblicazione in rete è quasi impossibile da cancellare e potrebbe aprire ferite destinate a rimanere per sempre, oppure potrebbe riemergere anni dopo al momento della ricerca del lavoro o – in modo ugualmente indesiderato – in altre occasioni non previste.

Come avviene l’adescamento on line

Silvia Fontana passa al tema dell’adescamento on line e ne sintetizza in questo modo la dinamica:

L’adescamento on line in danno di minori è un fenomeno che consiste nel tentativo, da parte di una persona malintenzionata, di avvicinare un bambino o un adolescente per scopi sessuali, conquistandone la fiducia attraverso l’utilizzo della rete internet, in particolare tramite chat, blog, forum e social network.

L’adescamento avviene in cinque fasi, elencate dalla relatrice:

  1. formazione dell’amicizia
  2. formazione del rapporto di fiducia
  3. valutazione del rischio
  4. fase della relazione esclusiva
  5. fase sessuale

Per tutelare i minori contro l’adescamento occorre invitarli a:

  • riferire ai genitori tutti i nuovi incontri on line per gestirli in modo adeguato, oltre che generare un senso di sana diffidenza e stimolo investigativo per difendersi non solo dagli sconosciuti ma anche da possibili conoscenti insospettati
  • riconoscere e comunicare ai genitori qualsiasi segno di intrusione nella vita personale da parte di esterni
  • non dare a nessuno, tramite web ma non solo, informazioni personali come nome e cognome, nomi dei genitori, indirizzo di casa, numeri di telefono, scuola frequentata, geolocalizzazione, dati di accesso ai propri social e altre informazioni affini.

Alla base di tutto rimane il dialogo tra genitori e figli, tra i più giovani e gli adulti di fiducia, come gli insegnanti: si tratta della prima e fondamentale rete di sostegno per aiutare in caso di adescamento e in tutte le altre situazioni segnalate in questo articolo.

Il cyberbullismo e le sue tipologie

Silvia Fontana identifica diverse tipologie di cyberbullismo:

  • flaming: litigi on line nei quali si fa uso di un linguaggio violento e volgare;
  • molestia: invio ripetuto di messaggi offensivi;
  • cyberstalking: invio ripetuto di messaggi offensivi che includono esplicite minacce fisiche, al punto che lavittima arriva a temere per la propria incolumità;
  • denigrazione: pubblicazione all’interno di comunità virtuali – quali mud, forum di discussione, messaggistica immediata, newsgroup, blog o siti internet – di pettegolezzi e commenti crudeli, calunniosi, offensivi, denigratori al fine di daneggiare la reputazione della vittima;
  • outing estorto: registrazione delle confidenze strappate in messenger – dunque all’interno di un luogo privato – creando un clima di fiducia e poi inserite integralmente in un blog pubblico;
  • impersonificazione: insinuazione all’interno dell’account di un’altra persona con l’obiettivo di inviare da questo account;
  • esclusione: estromissione intenzionale di una persona da un’attività on line.

A supporto della trattazione sul cyberbullismo la relatrice presenta un documento dedicato alle scuole, a cura del Compartimento Polizia Postale e delle Comunicazioni Emilia Romagna (Bologna, 25 ottobre 2016).

Ecco il link al pdf scaricabile:

Protocollo d’intesa per le scuole sull’uso consapevole delle nuove tecnologie da parte dei giovani e sulla prevenzione del cyberbullismo

Il documento conclude la relazione di Silvia Fontana e manifesta la sensibilità crescente nei confronti della gravità del tema; anche le conseguenze penali commisurate ai reati rappresentano un chiaro segnale.

A chi rivolgersi in caso di cyberbullismo o altre situazioni spiacevoli

Il questionario sul cyberbullismo di cui si è trattato all’inizio ha messo in primo piano i genitori e gli insegnanti come referenti a cui affidarsi in caso di problemi riscontrati dai ragazzi intervistati navigando in rete.

In chiusura del workshop la relatrice, oltre ad invitare a contattare la Polizia Postale per chiedere aiuto, indica il numero 114 di Telefono Azzurro gratuito e attivo tutti i giorni 24 ore su 24 per segnalare abusi, situazioni di disagio e contenuti pedopornografici, illegali o nocivi per bambini e adolescenti reperiti in rete.

Disegni in mostra e manifesto dell’evento

La mattina di studio termina con la possibilità di visionare la mostra di disegni sul tema del cyberbullismo realizzati da tutte le classi delle scuole secondarie di Lugagnano, Vernasca e Morfasso. Uno dei disegni è stato selezionato per essere inserito nel manifesto dell’evento.

La realizzazione dei disegni fa parte della campagna contro il cyberbullismo portata avanti dai docenti di arte Silvia Romiti ed Emmanuele Gruppi in tutte le classi terze della scuola secondaria, nell’intero Istituto Comprensivo.

Attraverso la creatività i ragazzi hanno esplorato una parte di realtà che tende a rimanere nascosta ma che, al contrario, deve essere guardata con sempre maggiore consapevolezza per poter vivere la rete nel migliore dei modi.

Il web è uno strumento dalle enormi potenzialità positive che, purtroppo, può essere utilizzato anche male: per tutelarsi occorre conoscere e informarsi.

Conclusioni

Educazione digitale significa che la rete è bella se utilizzata bene. Occorre conoscerla altrettanto bene e sapere che ogni contenuto condiviso nel web è pervasivo e persistente, nello spazio e nel tempo.

Ma, soprattutto, educazione digitale significa riflettere su un’altra emergenza educativa, quella che riguarda i genitori: devono essere informati e consapevoli per poter trasmettere gli stessi valori ai propri figli e aiutarli a vivere al meglio il web e le possibilità che offre.

La scuola è importante, ma i genitori hanno un ruolo insostituibile a cui non possono sottrarsi. Lo dico da mamma, quindi parlo prima di tutto per me stessa.

Costruire e coltivare le relazioni con i figli, concordare le regole da rispettare, favorire il dialogo in ogni modo: ritengo siano questi i principali strumenti per affrontare con il piede giusto l’infinito mondo del web.

Vuoi approfondire, esprimere il tuo parere o raccontare la tua esperienza? Ti aspetto qui sotto nei commenti.

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Lentezza, tempo e creatività. Un libro letto, e un altro da leggere

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Come è possibile vivere la dimensione della lentezza in un mondo sempre più vorticoso e in preda alla velocità? Ecco una riflessione personale, non esaustiva, non scientifica e puramente improntata alla mia esperienza, da cui sarebbe bello aprire un confronto.

[nella foto, un esempio di splendida lentezza: le conchiglie fossili incastonate nelle pietre della Collegiata di Castell’Arquato, in provincia di Piacenza, risalenti ad alcuni milioni di anni fa]

Pensiero lento e pensiero rapido

Lentezza: oggi torno a uno dei temi che mi stanno particolarmente a cuore.

Accanto alla lentezza, in questo post troverai tanti altri spunti su cui ho riflettuto e su cui sarei felice di stuzzicarti: in ordine rigorosamente sparso ti parlerò di memoria, no al multitasking, utilizzo strategico del tempo, creatività, otium, libri.

Pensiero lento e pensiero rapido: partiamo dall’elemento che ha scatenato questo post, e cioè dall’arte di incastrare frammenti di pensiero lento all’interno di una successione di pensieri – e azioni – rapidi.

Elogio della lentezza

Questo post nasce dal libro Elogio della lentezza di Lamberto Maffei: è un piccolo volume che sintetizza molto bene, dal punto di vista delle neuroscienze, la differenza e l’abbinamento tra i due approcci – lentezza e rapidità – nella nostra vita di esseri umani.

Ho apprezzato il libro per la sua grande chiarezza e per la sua capacità di toccare diversi ambiti culturali, dall’educazione nella scuola alla letteratura, dall’arte all’economia.

Il libro va a coronare una serie di miei pensieri sparsi sulla lentezza che finalmente posso considerare non del tutto folleggianti e che, anzi, sto cercando di praticare – con buoni risultati devo dire – nella mia stessa vita personale e professionale. Spero quindi di offrirti uno spunto utile su cui riflettere e confrontarci.

Il tempo è la nostra ricchezza

Il concetto da cui prendo avvio è il tempo.

Il tempo è denaro, come si dice più o meno consapevolmente. Sì, ma quale tempo? Quel tempo in cui riusciamo a non programmarci, a non organizzarci, a lasciarci stupire dalla natura o da un’opera d’arte è tempo guadagnato per noi, tempo che va ad arricchire la nostra vita personale e, alla lunga, tutto il sostrato che sta alla base della nostra professionalità.

Il tempo è ricchezza, se lo usiamo per noi stessi e per crescere come persone. Mi sbilancio ed esagero, ma non troppo: la crescita professionale è la conseguenza naturale di un utilizzo cosciente e strategico del nostro tempo.

Usiamo bene la nostra memoria

Al buon uso del tempo collego il buon uso della memoria. Inizio con un aneddoto tra il serio e il faceto, di cui sono protagonista.

Anni fa ho fatto da sola il mio primo viaggio molto lungo, in previsione del quale avevo la sensazione che avrei potuto perdere la memoria, come se dovessi spostarmi in un altro universo, in un’altra dimensione. Se vuoi te lo racconto, altrimenti salta al paragrafo successivo.

In quella occasione – come se il trasferirmi altrove dovesse comportare una modifica definitiva su di me, come poi è realmente avvenuto, ma in un altro modo – ho messo in valigia una serie di biglietti scritti a mano con i miei numeri di telefono, il mio indirizzo di casa, i nomi dei miei cari e dei familiari e altre informazioni personali che io non dovevo perdere, per me stessa.

Questo per introdurti a ciò che penso della memoria, a partire dalla netta contrapposizione tra il tutto e subito e il tempo della memoria e della riflessione.

L’otium ci salverà

Tra i miei pensieri ricorrenti, c’è quello per cui a causa delle parti più negative della nostra cultura, o dis-cultura, nei bambini della nostra generazione e delle successive possano andare persi la memoria e il pensiero lento. Per questo motivo regalo, soprattutto ai bambini, quasi esclusivamente libri o oggetti che insegnino una fruizione lenta, curiosa e creativa.

Bisogna insegnare ai bambini – ma anche gli adulti devono imparare – ad annoiarsi, ad avere davanti a sé un tempo vuoto, non organizzato.

Bisogna insegnare ai bambini a ritagliarsi dei momenti in cui non avere nulla da fare, ad investire un certo tempo in quello che corrisponde al concetto di otium nella cultura e nella lingua latina: è proprio in questo tempo che nascono connessioni impreviste e premesse creative.

Lasciamo spazio alla mente

Ti faccio subito un esempio di come lasciare spazio al cervello e alla mente.

Fino a una decina di anni fa – ero giovane, anche – ho sempre avuto ottima memoria, sia a breve termine sia a lungo termine, ed ero effettivamente multitasking.

Poi è successo qualcosa: ho iniziato a fare un uso diverso della memoria a breve e a brevissimo termine, nel senso che sono stata spinta ad utilizzarla di meno.

Credo che questo sia avvenuto prima di tutto a livello fisiologico, visto che la gioventù ormai se ne è andata, ma sono propensa a ipotizzare che sia avvenuto anche per una sorta di sopravvivenza, per lasciare aria al mio cervello affinché – penso io – potesse funzionare meglio.

Creatività e memoria a lungo termine

Mi sono accorta di questo processo di alleggerimento della memoria alcuni anni fa e da allora, in modo consapevole, cerco di non utilizzarla troppo né di forzarla, perché mi rendo conto che perderei spazio importante per l’imprevisto e soprattutto per connessioni e associazioni nuove.

Per una mia prediposizione personale mi segno tutto in modo analogico su carta, biglietti, agenda. Se non facessi così, ho la sensazione che non potrei avere mai la testa libera, sarei sempre impegnata a ricordare forzatamente e non darei nessuno spazio alle prime scintille di immaginazione che poi, con adeguato processo, portano alla creatività.

Faccio invece molta leva sulla memoria a lungo termine, quella rivolta al tempo passato, di cui cerco di conservare e trasmettere emozioni e sensazioni che rendano ricco e consapevole il mio presente.

Perché allontanarsi dal multitasking

Per quanto riguarda il multitasking, da quando al lavoro ho unito famiglia e figli ho capito che questa pratica, ma soprattutto la volontà di essere multitasking, mi avrebbero danneggiata.

Nei limiti del possibile, perché poi la vita ti costringe di fatto ad esserlo, cerco di non agire in multitasking in modo volontaristico.

Cerco di procedere a compartimenti stagni, cerco di concentrarmi su una attività per volta. Per raggiungere l’obiettivo e svolgere le attività più complesse individuo ore di tranquillità quasi totale e scelgo approcci particolari.

Ad esempio, sfrutto i lavori metodici o manuali come se fossero una fucina di tempo deprogrammato. Il lavaggio dei piatti, la piegatura dei panni, la pulizia dei pavimenti e altre amenità non sono mai stati, per me, così piacevoli e produttivi. Provare per credere!

Un libro da leggere

Concludo con un proposito di lettura: Pensieri lenti e veloci di Daniel Kahneman, suggeritomi qui da Riccardo Scandellari, un libro al vertice della mia lista dei desideri da ormai troppi mesi. E tu, lo hai già letto? Che cosa ne pensi? Ti aspetto nei commenti.

Parole, punto e a capo

Parole, punto e a capo - Nuovicontesti

Inauguro questa esperienza di blog con un post quasi serio. Sì, perché io con le parole gioco, dialogo, lavoro, costruisco, vivo ogni giorno. Le parole e le loro combinazioni sono il mio pallino.

[nella foto il mio buongiorno, un augurio di buon inizio, da una finestra semiaperta del centro storico di Piacenza. Fiori sul davanzale, una tenda da cui filtrano luce e aria, un arco in cotto tra i mattoni a vista: #piacenzaisgoodPiacenza is good!]

E perché mai amo lavorare con le parole, giocare con le parole?

Perché fanno parte di un mondo con un numero incalcolabile di prospettive, e questo mi piace molto. Perché amo fare ordine tra alcune di loro, riorganizzare, spolverare, aprire le finestre, cambiare posto ai mobili, fare in modo che chi le cerca le trovi nella pagina o nel cassetto giusti, amo farle belle per gli ospiti. Perché dentro questo incredibile garbuglio si apre un sentiero per me. Perché, ovunque si trovi, la parola è viva e potente. Ogni parola ha il suo peso, la sua scia, la sua eco.

Ogni parola ha il suo posto. Ogni parola ha molte conseguenze. Parola ascoltata, letta, scritta, cantata. Ogni parola ha un colore. Ogni parola ha un calore. Non sono solo lettere, virgole e spazi.

Sono respiri e battiti. Un universo vivo e rigoglioso di legami, associazioni, combinazioni, dove la strada ha mille incroci. Un universo tendente all’infinito, da cui mi lascio catturare volentieri.

Questo per me è un nuovo inizio, un nuovo piccolo inizio. Come sempre mi accade, a condurmi è la curiosità, con un sorriso.