[link] Copywriting e relazioni: dal tempo della carta al tempo dei social

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Oggi non posto qui, ma sono onoratissima ospite di Roberto Gerosa su SocialDaily con l’articolo Copywriting e relazioni: dal tempo della carta al tempo dei social. Enjoy! 🙂

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Scrivere. Con le mani in pasta

Scrivere. Con le mani in pasta - Nuovicontesti

Da qualche tempo avevo un post sulla punta delle dita. Letteralmente. Per me le mani sono antenne, archivio, strumento. Ecco la mia versione dei fatti, volete darmi la vostra? Vi avviso: il mio è un volo pindarico, però… io ci credo! 🙂

Per me scrivere – per un’azienda, per un bambino, per un adulto, per un amico, per me – significa metterci tutta me stessa, comprese le mani. Come corollario, alla fine di certe sere ho più appunti sul dorso delle mani che sui post-it che tendo a disseminare ovunque.

Il tempo che utilizzo per scrivere è molto minore rispetto al tempo in cui – nella mia testa e soprattutto nelle mie mani – si forma ciò che andrò a stendere sullo spazio bianco. Questo continuo stratificarsi è anche ciò che, tra gli altri fattori, favorisce l’efficacia: scrivere la cosa giusta al momento giusto.

Un processo che porta a generare la parola. Dentro un nido, in un luogo caldo, in un luogo vissuto. Empatia, contesto, pertinenza. E da ogni contenuto nasce a sua volta qualcosa. Nuove connessioni, relazioni, interazioni. Che hanno bisogno di essere coltivate, e quindi di tempi lunghi per portare a ciò che è duraturo. Ogni testo, per breve che sia il contenuto, così come ogni immagine, ha motivazioni e conseguenze.

Scrivere è un piccolo modello di vita. C’è sempre un prima, c’è sempre un dopo. Nulla nasce dal nulla, ma in un contesto reale che bisogna conoscere bene, all’interno del quale occorre ogni volta compiere delle scelte in una direzione ben precisa.

Ho le mani in pasta perché quando sollevo le dita per una pausa o alla fine della giornata mi sembra di avere i comandi da tastiera ancora incollati ai polpastrelli. Ho le mani in pasta perché quando prepariamo dolci e pizzette con il pargolo mi ritrovo a pensare per hashtag a tema cucina, mamme e bambinerie.

Ho le mani in pasta perché anche se questo maledetto raffreddore da elefante mi assedia ormai da oltre una settimana (e oggi è il giorno del mal di testa, yuppi) cerco di non farmi mettere ko e piuttosto che abbandonarmi a lui mi invento cose nuove da fare e da scrivere.

Finché ci sono consapevolezza, testa, cuore… c’è speranza. Anche per la scrittura! 🙂

Buona serata a tutti voi!

Anche il copy ha un cuore (musicale)

Anche il copy ha un cuore (musicale)

Oggi vi racconterò una storia vecchia, cioè una storia che come tutte le storie vecchie non invecchia mai.

All’inizio

All’inizio, come in tutti gli inizi che si rispettano, c’era qualcosa. C’era un cuore di carta. Non si capiva bene come avrebbe dovuto svolgersi la storia, comunque il cuore c’era, e da lì si sarebbe potuto forse costruire – o almeno immaginare, nella più prudente delle ipotesi – qualche cosa di nuovo.

(il cuore era disegnato in un angolo, nel bianco che correva intorno alla stampa di una foto di compleanno. Anzi: a guardare bene, all’inizio era un cuore di carta ritagliato e poi di nuovo incollato, carta su carta)

All’inizio era un cuore polveroso, appassionato di libri e di pagine da sfogliare. Poi a poco a poco annusò aria diversa e, pur senza abbandonare la polvere e i segnalibri tradizionali, si tuffò in una faccenda più complicata: parole per immaginare, immagini per parlare, pixel e rudimenti di html, condivisione, interazione, comunicazione.

Senonché

Senonché, ad aumentare le vibrazioni di un cuore così assetato, che forse già bastavano, giunse una nuova sollecitazione.

Se l’esperienza – piccola e comune – di un coro di paese dotato di ottimi maestri può dare spunti utili e impensati, così accadde per quel cuore mai esausto.

Quel cuore di carta in perenne movimento scoprì, o gli sembrò di riscoprire, come fosse la cosa più naturale del mondo, qualcosa di molto bello.

Scoprì

Scoprì la fluidità, la cadenza, l’impronta musicale (oddio, ho detto la parolaccia, chi fa davvero musica mi perdoni) che possono avere i testi pensati e letti, i suoni differenti di parole diversamente accostate.

Scoprì l’effetto dirompente di una parola breve o la marcia lenta di una parola lunga, la vita di una sillaba in mezzo ad altre sillabe, il racconto uditivo creato da una successione di vocali chiuse o aperte.

Quel cuore di carta si mise a danzare, quando scoprì che le parole erano simili ad altrettanti strumenti o voci da far suonare insieme, in modo sempre più appassionato e consapevole.

Continua

Così è andata. La storia è vecchia, ma non è mai finita. Come sempre continua a interrogare (e a interrogarvi), sedimentare, decantare, sperimentare.

Di parole e di altre avventure

Di parole e di altre avventure - Nuovicontesti

Scrivere è una delle mie occupazioni e aspirazioni principali, oltre che preferite. Vorrei scrivere dappertutto, come sempre.

In questo post cerco di indicarti alcuni punti chiave nel processo di scrittura, che di volta in volta ho individuato e trovato utili nel mio percorso. Non significa che siano completi, anzi: la mia salvezza – e non solo mia, credo – è imparare ogni giorno qualcosa di più, perciò ti invito a condividere le tue idee ed esperienze nei commenti.

1. Prima di tutto

Leggere, sempre

Ogni attività di stesura di testi a cui ti avvicinerai ha una premessa essenziale nel tuo vissuto e nelle cose che ami, quindi in te stesso e nella tua vita, nei tuoi paesaggi.

Leggi ovunque ti trovi e su qualunque supporto, osserva ogni frase con consapevolezza, lasciati prendere dalle parole specialmente quando sono bellissime, cerca di associare nella mente parole e immagini, documentati, studia e approfondisci, lascia decantare.

2. Progetto

Per chi devo scrivere

Occorre chiarire da subito con la massima precisione chi è il destinatario del nostro testo: è così possibile scegliere il linguaggio e le modalità adatte per entrare in sintonia con chi ci leggerà. Faccio solo alcuni esempi: potrebbe essere una sola persona, oppure un gruppo di persone con un interesse in comune, oppure ancora un pubblico nuovo di persone da avvicinare e fare incontrare.

Perché devo scrivere

In base al destinatario cerchiamo di definire gli obiettivi del nostro testo. Potremmo avere un tema già prefissato oppure potremmo essere noi a doverlo stabilire. Che cosa devo comunicare? Che cosa voglio ottenere? Individuiamo bene il messaggio da veicolare, il tipo di coinvolgimento che vogliamo creare, l’azione a cui desideriamo spingere il nostro lettore. Offriamo contenuti chiari e utili, concreti e piacevoli.

Dove comparirà il testo

Una pagina di carta, il campo del post, il nome di un prodotto, lo status di Facebook, le parole di una canzone, i 140 280 caratteri di Twitter, una storia per bambini, il corpo testo della mail e il suo oggetto, le didascalie alle foto di un libro, i sottotitoli di un capitolo.

Le destinazioni sono infinite e occorre comprendere le caratteristiche di ognuna per creare il testo adeguato. A te l’augurio di sperimentarne una, alcune o tante. Buon viaggio, e buona fortuna!

Mappa delle idee

Prima di iniziare a scrivere il testo vero e proprio, mi sento di consigliarti una stesura non troppo meditata di tutte le idee, associazioni, immagini che ti si affacciano alla mente. Puoi darti un tempo per questa attività, oppure interromperla quando ti sembra di aver toccato idealmente tutti i punti utili, come fossero una costellazione, per poi selezionare solo gli elementi veramente importanti e vitali per il tuo testo.

3. Stesura

Breve o lungo

La brevità o la lunghezza di un testo sono solo due variabili di stesura e non determinano la minore o maggiore difficoltà nello scrivere. Ogni singolo testo è un mondo con una propria natura. Semplicemente, le difficoltà sono differenti a seconda del testo da produrre. Un testo breve può essere difficile da realizzare perché con l’uso di pochi caratteri deve essere preciso, denso e allo stesso tempo attraente. Un testo lungo presenta ugualmente difficoltà perché ogni sua parte deve essere coerente con tutto il progetto e offrire chiarezza e capacità di coinvolgimento, pur nella complessità dei temi e dei concetti trattati.

Rapido o lento

Lentezza e rapidità sono due dimensioni complementari del testo, sia per quanto riguarda la stesura sia per quanto riguarda la fruizione.

Raramente un testo perfetto o comunque idoneo e corretto nasce subito, ma in alcuni contesti, come nel mondo delle interazioni social, è richiesta una certa prontezza nel gestire specifiche situazioni in tempi brevi.

Si tratta di una prontezza che non nasce sul momento ma proviene da lontano, dalla preparazione, dalle competenze, dall’aver maturato esperienze approfondite che consentono di dare la risposta giusta al momento giusto e nel posto giusto.

Come dire che la rapidità è frutto di un processo lento. E non è una contraddizione.

On line o off line

Lo spazio a cui è destinato il testo – pubblicazioni cartacee, internet, supporti digitali, packaging e molto altro – è una variabile molto importante che meriterebbe una approfondita trattazione specifica.

Molto brevemente, mi limiterò a dire che analizzando e mixando i vari elementi, come il luogo dove si troverà il testo (luogo prestabilito e anche luogo potenziale, visto che potrebbe essere condiviso dove noi non possiamo sapere), il destinatario a cui è rivolto e gli obiettivi che il progetto ha, potremo chiarirci meglio il compito che ci spetta e saremo in grado di costruire il percorso giusto tra le infinite possibilità di testo che possiamo realizzare.

Affrontare il bianco

Occorre superare la barriera dello spazio bianco. Raccogliere le energie e saltare oltre lo scoglio iniziale. I mezzi sono diversi. Per ogni progetto, per ogni supporto lo spazio del testo è diverso, l’ampiezza del testo è diversa.

Ovunque tu debba scrivere, stendi il primo testo senza fermarti, lascia scorrere le frasi nella successione con cui ti vengono in mente, non fermarle perché potresti perdere degli spunti interessanti. Una volta steso il tutto, abbastanza di getto, e quindi scritte le tue idee anche in disordine, potrai riprendere in mano il testo e ricucinarlo a dovere.

Struttura e ritmo del testo

Mi limiterò a suggerire un accorgimento di base che ti aiuterà a costruire una primissima architettura del testo. In linea generale l’attacco del testo è un punto forte. Al centro può seguire un approfondimento, con l’illustrazione di eventuali dettagli. La conclusione è un altro punto forte dove si concentra l’attenzione del lettore. Sono allo stesso modo importanti – anche come gancio visivo – le postille, la firma, i rimandi alla fine.

Se il testo è lungo vi saranno più parti, ognuna caratterizzata da punti di tensione e scioglimento, in modo da costruire un andamento naturale, un ritmo, una sorta di respiro che alterni la massima richiesta di attenzione a parti che favoriscono la riflessione. Il tuo testo potrà avere anche una certa musicalità: prova a leggerlo ad alta voce per verificarne la scorrevolezza e, in ultimo ma non meno importante, per ascoltare l’effetto generato dai suoni.

4. Revisione

Riorganizzare i contenuti

Preparati a una delle fasi più complesse e delicate della scrittura: almeno metà della fatica di scrivere andrà impiegata nella fase di revisione.

Si tratta di riprendere con gli occhi, con il cuore e con la mente tutto quello che hai scritto sino ad ora, metterti nei panni del tuo destinatario, indossare l’abito del più agguerrito spirito critico nei confronti del tuo presunto capolavoro, e lasciare che accada ciò che deve accadere.

Taglia – pota, come se avessi di fronte una pianta che deve crescere bene – ciò che non serve, ripulisci il testo, cambia l’ordine delle parti, elimina rami e foglie secche e lascia le gemme più fresche per far posto a spiragli di vitalità, di condivisione, di avvicinamento, di azione e interazione.

Formattare il testo

Il testo non solo si legge, ma si guarda: si fruisce meglio se non assomiglia ad un muro, e se vi dà l’idea di un giardino arioso.

Una volta superate tutte le frasi descritte sopra crea paragrafi sottotitoli, inserisci spazi di interlinea tra un blocchetto di testo e l’altro, scegli le parole significative – keyword, topic, concetti chiave – da evidenziare con grassetti e corsivi.

Se lavori per un progetto on line, fai vivere e interagire il tuo testo inserendo link interni e collegamenti a risorse esterne.

Correggere refusi ed errori

Naturalmente il tuo testo dovrà essere il più possibile perfetto dal punto di vista formale. Controlla lessico, ortografia, grammatica, spazi prima e dopo la punteggiatura, maiuscole e minuscole, accenti e apostrofi, concordanze e ognuno degli altri mille milioni di aspetti che generalmente sfuggono alla prima lettura. Passa quindi alla fase successiva e ricorda che è il punto di non ritorno, soprattutto se si va in stampa.

Rileggere. Pausa. Rileggere. Pausa. Rileggere

Su internet è possibile correggere in corsa, quindi ci sono delle facilitazioni in merito. Il mio consiglio è di attivare sempre e comunque la massima attenzione, perché potresti non sfuggire all’occhio di lince di qualche navigatore, e sorattutto agli screenshot.

Nel dubbio, anche prima di pubblicare sul web – per lavori su carta ho attraversato molte notti su bozze di progetti piccoli e grandi – rileggi bene tutto e ricorda che la qualità di un avvicinamento, di un approccio, di una conversazione on line passa anche per un testo ben curato nella forma oltre che nei contenuti.

Rileggi più volte, facendo pause per non abituarti – e soprattutto per non affezionarti – a ciò che avete scritto e per tenere desta la tua attenzione. Mano a mano conquisterai maggiore familiarità con questa procedura e ti sarà più semplice svolgerla, perché avrai la consapevolezza di tutti gli aspetti da tenere in considerazione.

Nulla dies sine linea

Una ultima cosa, piccola e preziosa: cerca di scrivere tutti i giorni per affinare la qualità del tuo lavoro. Per questo ti lascio il suggerimento antico attribuito a Plinio il Vecchio.

Qui si conclude, per ora, il mio piccolissimo vademecum per te. Spero possa esserti utile ma usalo per quello che è: una minuscola selezione di spunti per scrivere con coscienza, da arricchire ogni giorno con l’esperienza che fai sul campo.

E ora tocca a te: che cosa ritieni importante per una buona pratica di scrittura?

Mamma, ma tu che lavoro fai?

Non dite a mia madre che faccio il pubblicitario… lei mi crede pianista in un bordello.
Jacques Séguéla

Ora, posto che mia madre si sia da tempo pacificata con l’idea della professione che svolgo, provate a mettervi nei miei panni quando è il Pupo, candido candido, a pormi la Grande Domanda:

Ma tu, mamma, che lavoro fai?

La prima volta che me lo ha chiesto gli ho risposto con una parolona. Gli ho detto che facevo la Scrittrice e, nell’immediato, non ho ricevuto ulteriori interrogazioni. Alcuni giorni dopo ci riprova: mi chiede di nuovo e, siccome voleva dettagli, ho dovuto dirgli che scrivo le parole che vanno un po’ dappertutto. Sulle pagine che vede nel computer, sulla carta dei libri, sui manifesti, sulle confezioni di fazzoletti di carta, sulle scatole del latte. No, non era ancora soddisfatto. E se ne è uscito con questa frase:

Mamma, ma questo non è un lavoro vero, è un lavoro finto.

E, con la forza spiazzante e paziente delle sue argomentazioni bambine, mi ha spiegato che i veri mestieri sono raccogliere l’uva, fare il pane, fare il vigile. Confesso tutto il mio stupore davanti a tanto senso della realtà: come si fa a vivere di scrittura? Come si fa a vivere di parole? Mi sono sentita scrutata e indagata, e ho cercato di essere più concreta.

Guai, poi, a dire che a volte ciò che scrivo serve anche per la pubblicità. Si apre un circolo vizioso: la pubblicità non serve, la pubblicità dice le bugie, la pubblicità non si guarda. Non pensavo che sarei stata messa così a dura prova da un adorabile Tappo alle prese con i suoi primi ragionamenti.

Ormai anche la parola copywriter non è più un tabù. Dopo lo sdoganamento di tutti i termini connessi alle funzioni organiche e quant’altro grazie alle mirabolanti avventure vissute con un neonato, è diventata una passeggiata conversare di accessori per il bagno quando si tratta di lavoro. Ormai, io e i copriwater (sì, hai letto bene, e se ti è sfuggito rileggi ancora) siamo parte di una grande famiglia.

Allora, ancora una volta, ho riconosciuto chiaramente il confine che – tra amore e follia – attraverso ad occhi aperti ogni giorno, per credere in un sogno che pian piano si sta avverando.

Quindi ho chiamato il Pupo accanto a me e, con calma, gli ho rispiegato in un modo diverso. La mamma scrive perché a volte le persone hanno delle domande, non sanno le cose, cercano delle risposte, e qualcuno scrive per far trovare queste risposte. Gli ho detto che oggi tutti parlano, dicono cose, ma non tutti lo fanno o, meglio, non tutti possono farlo nel modo corretto, anche solo per mancanza di tempo. Se un negoziante vuole vendere i suoi oggetti, e anche tanti altri negozianti hanno gli stessi prodotti da vendere, come fa?

Gli ho detto che se tutti parlano insieme della stessa cosa alla fine nessuno riesce a sentire, quindi bisogna che ci sia una voce diversa, o tante voci diverse, anche piccole, che al momento giusto e nel posto giusto dicano la cosa giusta. C’è qualche persona che fa questo lavoro e, ad esempio, presta le sue parole al negoziante di prima. Così è il mio lavoro, è un lavoro vero, è il mio lavoro preferito perché lo adoro ed è la mia grande passione. E, come tutti gli altri lavori, deve essere in grado di darmi da mangiare.

Non so se sono riuscita a convincerlo del tutto, però non ha più detto, con sguardo preoccupato, che il mio è un lavoro finto. Anzi, adesso ci scherziamo su.

La scommessa vera è, ora, trasmettergli piano piano tutta la positività, tutto l’amore, tutto l’entusiasmo possibili perché anche da grande sappia sognare, cercare, inventarsi un lavoro, una vita, una storia dove camminare con i piedi sempre a cavallo tra terra e cielo, una storia che corrisponda il più possibile ai suoi desideri più belli.

Con questo finale in crescendo ti saluto, e sperando di averti incuriosito ti invito ad approfondire meglio cosa faccio.

Lento. Frammenti di carta

Lento. Frammenti di carta - Nuovicontesti

Premessa provvisoria

Lavoro tanto tempo servendomi dello schermo e della Rete, ma ho molto bisogno di spazi di carta, polmoni di carta, momenti di carta. Intendo la carta soprattutto come possibilità di sondare uno spazio profondo, aperto, lento, libero, come potenzialità mentale, come possibilità per scandagliare, ritrovare, scatenare risorse ed energie.

Oppure e anche

Da qui, per opposizione, mi è venuta l’idea di scrivere come si realizza il lavoro delle parole con la carta, ad esempio la carta dei libri. Per quanto mi riguarda ho lavorato con le parole degli altri, ma le ho vissute in prima persona. E ci sono moltissimi spazi per far vivere, risuonare, cantare le parole, anche quelle degli altri, dentro un libro.

Intermezzo infinito

Cito la carta dei libri solo come un esempio nell’infinita serie di altri supporti pensabili, leggibili, ascoltabili, scrivibili, esistenti, inventabili. Infinite prospettive, come spesso ripeto e desidero. Un infinito reale con cui, tra l’altro, ho un conto in sospeso per via della musica e della matematica. Per ora è un pensiero colto al volo, e forse riaffronterò il tema.

Una fatica tremenda

Torno alle parole dei libri. Un lavoraccio. Da innamorati folli. Un mestiere paziente e meticoloso. Al limite della sopportazione propria e altrui, visto che si lavora in team.

Spazi-con-parole

Prima di trovare una qualsiasi forma concreta, deve essersi già formata l’idea degli spazi-con-parole che la carta accoglierà: copertina, frontespizio, dorso, quarta di copertina, pagine interne, sovracoperta e molti altri spazi, visibili o invisibili ai più. A volte questa idea si costruisce con una lentezza fuori misura, a volte si intuisce con la rapidità di una associazione mentale immediata, tipo corto circuito. In ogni caso l’occhio va alle scadenze sempre imminenti e il tic-tac dell’orologio è fisso nella testa di ognuno dei suddetti folli innamorati.

Progetto innamorato

Non solo chi lavora con le parole è innamorato folle della carta: ogni singolo spazio-di-carta si deve combinare a tutti gli altri spazi-di-carta e si avvicina, si unisce, si aggrappa per sempre a tanti elementi come i segni grafici, i disegni, le immagini. Tutto avviene in un unico – naturalmente folle e innamoratissimo – progetto. Un amore da coltivare.

Parole e parole

Ci sono le parole, ci sono quelle già scritte, e ci sei tu con la tua testa, il tuo vissuto, le tue connessioni, il tuo essere, che devi mettere in gioco. Se le parole sono il tuo mestiere, sei tu il catalizzatore. Sei tu che guidi le parole, anche quelle altrui, e qui lavori con una delicatezza e un rigore se possibile ancora maggiori, in modo che concorrano al progetto e crescano con esso. E tutto si moltiplica. Risorse, idee, nuove soluzioni che in un processo composto di molti passaggi si trasferiscono dalla mente all’oggetto (in)finito.

Falso epilogo, inizio vero

Per affrontare al meglio lo schermo e la Rete ho sempre più bisogno di pagine, libri veri, su cui posare occhi mani e mente, da studiare, da far decantare con lentezza. Dormendoci su la notte e facendo passare giorni tra una pagina e l’altra, oppure leggendo un libro anche in un solo pomeriggio. Per me è una questione vitale, di equilibri profondi.