[righepiccole] Libri e memoria

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Quando parlo di libri e memoria mi si spalancano due porte.

La prima porta si apre sul 3enne che impara a memoria le figure dei suoi libri, e pretende che io da una stanza all’altra segua le immagini o, addirittura, che gliele anticipi.

Quindi, senza che io possa vedere nulla, mi indica col dito le figure una per volta e io devo ricordarmi e nominargli la sequenza esatta dei soggetti illustrati.

E guai a sgarrare, perché verrei redarguita con grande scorno per ogni minimo errore.

La seconda porta si apre sul tanto desiderato trasloco dei miei libri, che in parte sono ancora nella cantina dei miei, e forse entro l’anno riuscirò a portarli nella mia nuova libreria semivuota per ora allegramente destinata ad armadio dei giochi.

Mi capita spesso, quando cito libri che non sono già con me, di cercare pezzetti di testo a memoria e poi di aiutarmi con note di tempo fa, scritte a mano o sepolte in vecchi blog.

Ebbene sì, dopo tanti anni di risparmio energetico, soprattutto sulla memoria a breve termine, sto ricominciando con fatica a imparare a memoria.

Di necessità virtù, ma sembra anche che mi faccia bene.

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Voce del verbo camminare: tra palindromi e matematica, tra poesia e percorso creativo con Jorge Luis Borges e Bruno Munari

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Voce del verbo camminare: questo è il filo conduttore dei laboratori da 16 a 20 del gruppo Facebook NuoviConTesti LAB, che trovi raccolti in questo breve riepilogo.

[da qualche parte ho letto
che la terra è coperta di verde
perché è resa visibile
dall’incontro
tra la luce gialla del sole
e il blu del cielo]

Estate: blu. Se prescindiamo dal cielo quando è sgombro di nubi, il collegamento più immediato tra il blu e le diverse aree naturali è dato dal mare. Ma anche la montagna, dove è il verde il colore dominante durante la bella stagione, ci offre ambiti silenziosi di blu-azzurro che trapassano nel celeste e nel turchese. I monti stessi presentano in certe ore del giorno riflessi azzurri: lo ha colto un poeta come Mario Luzi (1994), allorché parla del passaggio degli Appennini nel viaggio immaginario di Simone Martini dalla Provenza in Italia.

Gianni Gasparini, Silenzi e colori della natura

Camminare come metafora di un percorso vitale: un approccio che può avvicinarsi alla scrittura.

Il laboratorio 16 è un primo sondaggio sul cammino compiuto: se vuoi puoi aiutarmi anche tu, il sondaggio rimane aperto.

Questi laboratori sono nati nel periodo estivo, quindi ho tentato di alleggerire con un tema enigmistico, quello dei palindromi, ritrovandomi poi a parlare di matematica.

Sempre per stare leggeri, ho proposto di riflettere su alcune parole di Jorge Luis Borges dedicate alla poesia.

Per concludere, con l’aiuto di Bruno Munari ho selezionato alcuni concetti legati al percorso della creatività tra fantasia, invenzione e immaginazione.

Direi che abbiamo camminato e sconfinato parecchio, provando sentieri nuovi e abbracciando orizzonti vasti.

Vieni anche tu a camminare nel gruppo?


Laboratorio 16

In questo laboratorio-sondaggio atipico il tuo contributo è molto importante: quanto hai gradito i 15 laboratori sino ad ora aperti? Scrivimi qui – oppure nei commenti – i dubbi, le domande, gli argomenti che ti interessano: faranno parte dei prossimi laboratori.
Sondaggio laboratori 1-15

Laboratorio 17
Palindromi. Giochiamo con le parole? Ho provato a mescolare il copywriting con l’enigmistica, ed è successo che si sono incontrati niente di meno che… con la matematica.
Palindromi per giocare

Laboratorio 18
Intorno alle parole. In questo laboratorio ti lascio alla voce, sì, proprio alla voce – come pensiero che fluisce – di Jorge Luis Borges sulle parole, sui libri, sulla poesia e sulla bellezza, una voce che è davvero lieve, cristallina, trasparente nella sua profondità.
Intorno alle parole

Laboratorio 19
#vocedelverbocamminare: errare è umano. Con questo piccolo gioco di parole ti invito a uno sconfinamento non solo estivo, ma da praticare tutto l’anno e in tutte le stagioni: prova a considerare la scrittura come un modo di camminare, e a riflettere sull’azione del camminare come una delle metafore della scrittura.
Voce del verbo camminare

Laboratorio 20
Fantasia, invenzione, creatività, immaginazione: la prospettiva di Bruno Munari artista, designer e scrittore. Quanto è importante conoscere queste facoltà, nel percorso che comprende e va verso la creatività? Quanto è utile conoscere questi passaggi in un progetto di scrittura? È importante e utile, perché si tratta di inserire il nostro lavoro con le parole in un orizzonte sempre più vasto e, come ripeto ogni volta, sempre più consapevole.
Fantasia, invenzione, creatività, immaginazione

NuoviConTesti LAB: tutti i laboratori

 

[3 per 3] Umanità aumentata, bianco e nero, ascoltare e parlare. Luca De Biase, Emanuela Pulvirenti, Gianni Rodari

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Tornano gli esperimenti esplorativi di 3 per 3, tra contesti nuovi e cammini antichi.

In questa puntata
Tecnologia e umanità, fotografia per vedere, relazioni e regole non scritte

In questi anni in cui l’assenza di tempo rende difficile curare le relazioni, l’amore ci consente di andare alla ricerca del tempo smarrito.

Alessandro D’Avenia, Ogni storia è una storia d’amore

1 di 3. Umanamente aumentati

La protesi [il telefono] aumenta l’umano e divide l’individuo in molti modi, entrando profondamente nelle operazioni di elaborazione, memorizzazione, comunicazione. E quella protesi elettronica che è il telefono non fa semplicemente aumentare le capacità del corpo: influenza le scelte e i comportamenti, ne modifica il senso.

In questo modo, peraltro, la coscienza – freudianamente il filtro che seleziona ciò che esce dalla dimensione che resta nell’inconscio – non è più del tutto individuale. Il filtro è insieme personale, tecnologico, algoritmico e sociale. Dunque non individuale, non collettivo, ma plurale.

Luca De Biase avvia una riflessione su tecnologia, operazioni umane, coscienza, individualità (o no?) dell’individuo.

In che modo, e a quale livello di profondità, stanno modificando la nostra vita quotidiana i dispositivi mobili che utilizziamo tante ore al giorno?

Fonte: Luca De BiaseUmanamente aumentati: individui, dividui, plurali

2 di 3. A che cosa serve il bianco e nero

Dunque togliere il colore non costituisce necessariamente una perdita di informazioni.

Può, infatti, rafforzare molto di più il senso e la comunicatività dell’immagine.

Nel suo articolo molto chiaro e concreto Emanuela Pulvirenti approfondisce i motivi per cui fotografare in bianco e nero può costituire un ottimo esercizio per imparare a vedere meglio.

Ho trovato questo articolo di recente: mi ha felicemente riportato alle riflessioni che ho scritto in Vedere in bianco e nero, scrivere a colori e alle connessioni, più o meno metaforiche, tra uno sguardo progettuale e selettivo e la pratica della scrittura.

Fonte: Didatticarte, Perché fare foto in bianco e nero?

3 di 3. Sapersi ascoltare, saper parlare

Ci sono regole non scritte, non codificate, che tutti dobbiamo, insieme, fare nostre. La prima è sapersi ascoltare. Abbiamo sempre troppa fretta di scavalcare le persone per arrivare allo schema che le rappresenta. Chi è quello che parla? Un reazionario. Un estremista. Un esibizionista. Un democristiano. Un liberale. Un idealista. Eccetera. L’etichetta ci serve per anticipare le sue conclusioni, per schematizzare il suo discorso. E così ci vietiamo di capire se in ciò che sta dicendo c’è, o non c’è in modo indiretto e distorto, qualcosa che può essere vero e utile per noi.

Un’altra regola è quella di saper parlare. Parlare di cose, di problemi, di oggetti, senza personalismi, senza esibizionismi. Parlare per dire, non per ascoltarsi. Parlare per comunicare, non per sfogarsi. Parlare per cercare, non per auto-affermarsi, non per proclamare. Più difficile, ma ugualmente necessario, è nell’incontro e nella discussione non cercare la vittoria, ma l’intesa, la decisione possibile e opportuna. Discutere per avere assolutamente e sempre ragione su ogni punto è puerile.

Con queste parole, scritte ai tempi in cui non esisteva ancora il web, Gianni Rodari affronta tematiche attualissime fondate sul sapersi ascoltare e sul saper parlare.

Oggi, tra un social e l’altro, tra chat ed e-mail, queste regole rimangono fondamentali per non perdere l’opportunità di una esperienza umana aumentata, che le piattaforme on line ci offrono come straordinaria occasione.

Fonte: Francesca SanzoSapersi ascoltare, sapere parlare: due regole di Gianni Rodari valide anche online

3 per 3

[link] Lettera a Oriana Fallaci

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Oggi sono ospite di Bruna Athena nel suo blog Il mondo di Athena. Ho scritto, per la rubrica #LetteraAllaScrittrice, a una personalità per molti aspetti controversa. Ecco la mia Lettera a Oriana Fallaci.

[link] Curriculum del Lettore: la copywriter Federica Segalini si racconta

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Oggi sono a casa di Rita Fortunato nel suo blog Paroleombra con un post per la rubrica #CurriculumDelLettore, in cui racconto i libri più importanti della mia vita. Se volete curiosare, vi consiglio di trovare un momento di relax e un buon tè da sorseggiare lentamente. Buona lettura! 🙂

In foto: due pagine del libro Rime chiaroscure di Chiara Carminati e Bruno Tognolini, con le illustrazioni di Pia Valentinis.

[link] Copywriting e relazioni: dal tempo della carta al tempo dei social

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Oggi non posto qui, ma sono onoratissima ospite di Roberto Gerosa su SocialDaily con l’articolo Copywriting e relazioni: dal tempo della carta al tempo dei social. Enjoy! 🙂

Scrivere. Con le mani in pasta

Scrivere. Con le mani in pasta - Nuovicontesti

Da qualche tempo avevo un post sulla punta delle dita. Letteralmente. Per me le mani sono antenne, archivio, strumento. Ecco la mia versione dei fatti, volete darmi la vostra? Vi avviso: il mio è un volo pindarico, però… io ci credo! 🙂

Per me scrivere – per un’azienda, per un bambino, per un adulto, per un amico, per me – significa metterci tutta me stessa, comprese le mani. Come corollario, alla fine di certe sere ho più appunti sul dorso delle mani che sui post-it che tendo a disseminare ovunque.

Il tempo che utilizzo per scrivere è molto minore rispetto al tempo in cui – nella mia testa e soprattutto nelle mie mani – si forma ciò che andrò a stendere sullo spazio bianco. Questo continuo stratificarsi è anche ciò che, tra gli altri fattori, favorisce l’efficacia: scrivere la cosa giusta al momento giusto.

Un processo che porta a generare la parola. Dentro un nido, in un luogo caldo, in un luogo vissuto. Empatia, contesto, pertinenza. E da ogni contenuto nasce a sua volta qualcosa. Nuove connessioni, relazioni, interazioni. Che hanno bisogno di essere coltivate, e quindi di tempi lunghi per portare a ciò che è duraturo. Ogni testo, per breve che sia il contenuto, così come ogni immagine, ha motivazioni e conseguenze.

Scrivere è un piccolo modello di vita. C’è sempre un prima, c’è sempre un dopo. Nulla nasce dal nulla, ma in un contesto reale che bisogna conoscere bene, all’interno del quale occorre ogni volta compiere delle scelte in una direzione ben precisa.

Ho le mani in pasta perché quando sollevo le dita per una pausa o alla fine della giornata mi sembra di avere i comandi da tastiera ancora incollati ai polpastrelli. Ho le mani in pasta perché quando prepariamo dolci e pizzette con il pargolo mi ritrovo a pensare per hashtag a tema cucina, mamme e bambinerie.

Ho le mani in pasta perché anche se questo maledetto raffreddore da elefante mi assedia ormai da oltre una settimana (e oggi è il giorno del mal di testa, yuppi) cerco di non farmi mettere ko e piuttosto che abbandonarmi a lui mi invento cose nuove da fare e da scrivere.

Finché ci sono consapevolezza, testa, cuore… c’è speranza. Anche per la scrittura! 🙂

Buona serata a tutti voi!