2 + 2 fa sempre 5

Sto per scrivere delle cose strane.

Vuoi proseguire?

Condivido una breve riflessione che mi piacerebbe portare anche nella mia scrittura, professionale e personale, una volta che avrò capito bene se e come applicarla.

In primo luogo, come forse sai sono per la lentezza, che non è il contrario della velocità, e questo è la base di tutto.

Poteri nascosti?

In secondo luogo, a livello puramente intuitivo e senza aver approfondito nulla in merito, da qualche tempo sto riflettendo su alcuni – mi si passi il termine – poteri nascosti che mi sembra abbiamo come persone, derivanti da una sorta di salto, o meglio di ponte tra la nostra razionalità e un piano più istintivo.

Mi sono sempre considerata una persona creativa, ma ho anche scoperto che qualche volta sono bloccata da una forte, forse eccessiva razionalità.

In questo senso, per iniziare a sbloccarmi mi sono state d’aiuto nuove esperienze iniziate da qualche mese.

Strumenti

Per fare un esempio, alcuni semplici esercizi di teoria musicale che ho eseguito come principiante mi hanno spinto a pensare, per quel poco, anzi pochissimo che credo di aver fatto, che come esseri umani siamo dotati di una strumentazione raffinatissima: ci farebbe bene conoscerla meglio, e in più ci converrebbe avere fiducia in lei.

In questi esercizi, probabilmente molto semplici per una persona che conosce davvero la musica, sono stata costretta a smettere di ragionare su quello che stavo facendo nel preciso istante presente, per fermarmi su quanto avevo ascoltato appena prima, su quanto potevo leggere appena dopo e sull’unire tutto questo al gesto delle mie mani, ciascuna delle quali doveva eseguire un compito diverso.

Con un altro ingrediente in più, al quale non avevo mai pensato: la fiducia.

Digressione: dai il tempo, tieni il tempo

Si è trattato di fidarsi di una nuova abitudine presa da una parte del mio corpo, in questo caso dalle mie mani, vale a dire tenere il tempo.

Tra l’altro: tenere il tempo, dare il tempo. Ma chi lo tiene, chi lo dà, il tempo? Chi sono io per prendere o dare il tempo?

E prima di tenere il tempo, il mio tempo, chi lo aveva tenuto, o dato, prima?

Ma qui si apre un altro discorso, cui ho già fatto cenno qualche mese fa:

Dai tu il tempo. Chi? Io? Che cosa? È bastata una richiesta a smuovere qualcosa di imprevisto, una richiesta forse abituale per un buon maestro che insegna teoria musicale, ma non per una allieva un po’ anziana che cerca di perdere vecchie abitudini e di trovarne nuove e buone. Il tempo è qualcosa che la musica misura, con la precisione che serve per comprenderlo ma non per levargli il suo respiro di infinito. Al tempo non si comanda, ma lo si può vivere dandogli il massimo valore. Questo è stato il corto circuito di pensieri, nell’istante in cui il maestro attendeva il mio tempo, sorridendo. Allora, dai tu il tempo?

Fidarsi della fiducia

Collegata a questa sensazione di ascolto del prima e di visione del dopo, c’era la consapevolezza di ciò che stava facendo il mio corpo in quel momento.

Ma non era una consapevolezza qualsiasi: era una sorta di fiducia nel fatto che non tutto fosse chiuso nelle mie mani o che tutto dipendesse da loro, ma che ci fosse qualcosa di molto più grande, una prospettiva impensata e vasta, un orizzonte in questo caso musicale, a con-tenere, a tenere insieme il tutto.

Quindi, se non tutto dipende da me, perché mi devo accanire?

Ciò che ho sperimentato nei miei primi passi musicali è, forse, applicabile anche altrove?

Imprevisti e conti che non tornano

Nel vissuto quotidiano ci sono dei processi, degli avvenimenti che possiamo facilitare a seconda del nostro atteggiamento, e a volte succede qualcosa di imprevisto: la somma dei singoli eventi non è perfetta, anzi, il risultato è maggiore di ciò che ci si aspettava.

Questa cosa mi è accaduta anche lavorando con un buon team: il risultato non è mai la somma perfetta di tutte le competenze, ma è molto di più, il valore creato è molto maggiore, il risultato molto più grande e ricco di nuove connessioni.

Banale? No.

Prima e dopo

Ma che cosa succede, allora?

Mi sono accorta che, per esteso, intorno ad ogni nostro gesto, come intorno ad ogni nostra parola, c’è un intero ecosistema, fatto di istanti presenti circondati da un prima, da un dopo e da un ponte di intuizione che fa compiere dei salti tra quanto si pensava di non saper fare e quello che poi invece sarebbe stato fatto, con molta sorpresa e meraviglia.

Qualche volta mi trovo a pensare: e se applicassimo ovunque questa percezione intuitiva non potremmo fare tutto molto meglio, anche sul piano delle relazioni e della comunicazione, con meno preoccupazioni e più soddisfazione?

Non si tratta di empatia, o meglio: non solo.

Si tratta di una visione molto più ampia e aperta al nuovo, capace di fare tesoro del prima e che a volte sa leggere il dopo, ma senza vincolarlo.

Ora dimmi: ho una fervida immaginazione, oppure ho bisogno di riposo?

2 + 2 fa sempre 5

Mi viene in mente un detto diffuso: in ogni cosa che intraprendi, butta il cuore oltre l’ostacolo.

E, se non fosse sufficiente: 2 + 2 fa sempre 5, borbotta mio padre.

Gli elementi imprevisti, gli elementi catalizzatori, gli elementi che connettono, gli elementi che fanno spiccare il volo sono forse poco visibili, ma sempre presenti.

Per chi li volesse cogliere.

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Caro dicembre

Caro dicembre. Decorazioni di Natale sul vetro della mia finestra, che si affaccia sul giardino. Sullo sfondo, oltre la tenda, un albero di noce nel sole.

Caro dicembre, che cosa posso chiederti in dono?

Non essere geloso di settembre, è lui il mese che dà avvio al mio vero anno.

A dicembre qualcuno aspetta santa Lucia, qualcuno reclama l’albero di Natale, che sarà sempre più sbilenco, qualcuno desidera una casa più densa di abbracci.

Tutta questione di tempo.

Chi, che cosa è più importante?

Persone piccole e persone grandi, comprese tra 0 e 99 anni.

Cose piccole e cose grandi, tra vita e lavoro.

Poche e preziose.

Meritano tempo, meritano attenzione.

Caro dicembre: riparto dal poco e dal vicino.

Vicino alla mente, e vicino al cuore.

Il mio tempo, quello più intenso e profondo, sarà per poche persone, per poche cose.

Questo, da spandere in tutto il tempo che verrà, sarà il tuo dono per me.

Per andare lontano ci vorranno altri passi – ma lontano dove? mi domando quanto abbia senso – e, se vuoi, ne riparliamo l’anno prossimo.

[3 per 3] Umanità aumentata, bianco e nero, ascoltare e parlare. Luca De Biase, Emanuela Pulvirenti, Gianni Rodari

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Tornano gli esperimenti esplorativi di 3 per 3, tra contesti nuovi e cammini antichi.

In questa puntata
Tecnologia e umanità, fotografia per vedere, relazioni e regole non scritte

In questi anni in cui l’assenza di tempo rende difficile curare le relazioni, l’amore ci consente di andare alla ricerca del tempo smarrito.

Alessandro D’Avenia, Ogni storia è una storia d’amore

1 di 3. Umanamente aumentati

La protesi [il telefono] aumenta l’umano e divide l’individuo in molti modi, entrando profondamente nelle operazioni di elaborazione, memorizzazione, comunicazione. E quella protesi elettronica che è il telefono non fa semplicemente aumentare le capacità del corpo: influenza le scelte e i comportamenti, ne modifica il senso.

In questo modo, peraltro, la coscienza – freudianamente il filtro che seleziona ciò che esce dalla dimensione che resta nell’inconscio – non è più del tutto individuale. Il filtro è insieme personale, tecnologico, algoritmico e sociale. Dunque non individuale, non collettivo, ma plurale.

Luca De Biase avvia una riflessione su tecnologia, operazioni umane, coscienza, individualità (o no?) dell’individuo.

In che modo, e a quale livello di profondità, stanno modificando la nostra vita quotidiana i dispositivi mobili che utilizziamo tante ore al giorno?

Fonte: Luca De BiaseUmanamente aumentati: individui, dividui, plurali

2 di 3. A che cosa serve il bianco e nero

Dunque togliere il colore non costituisce necessariamente una perdita di informazioni.

Può, infatti, rafforzare molto di più il senso e la comunicatività dell’immagine.

Nel suo articolo molto chiaro e concreto Emanuela Pulvirenti approfondisce i motivi per cui fotografare in bianco e nero può costituire un ottimo esercizio per imparare a vedere meglio.

Ho trovato questo articolo di recente: mi ha felicemente riportato alle riflessioni che ho scritto in Vedere in bianco e nero, scrivere a colori e alle connessioni, più o meno metaforiche, tra uno sguardo progettuale e selettivo e la pratica della scrittura.

Fonte: Didatticarte, Perché fare foto in bianco e nero?

3 di 3. Sapersi ascoltare, saper parlare

Ci sono regole non scritte, non codificate, che tutti dobbiamo, insieme, fare nostre. La prima è sapersi ascoltare. Abbiamo sempre troppa fretta di scavalcare le persone per arrivare allo schema che le rappresenta. Chi è quello che parla? Un reazionario. Un estremista. Un esibizionista. Un democristiano. Un liberale. Un idealista. Eccetera. L’etichetta ci serve per anticipare le sue conclusioni, per schematizzare il suo discorso. E così ci vietiamo di capire se in ciò che sta dicendo c’è, o non c’è in modo indiretto e distorto, qualcosa che può essere vero e utile per noi.

Un’altra regola è quella di saper parlare. Parlare di cose, di problemi, di oggetti, senza personalismi, senza esibizionismi. Parlare per dire, non per ascoltarsi. Parlare per comunicare, non per sfogarsi. Parlare per cercare, non per auto-affermarsi, non per proclamare. Più difficile, ma ugualmente necessario, è nell’incontro e nella discussione non cercare la vittoria, ma l’intesa, la decisione possibile e opportuna. Discutere per avere assolutamente e sempre ragione su ogni punto è puerile.

Con queste parole, scritte ai tempi in cui non esisteva ancora il web, Gianni Rodari affronta tematiche attualissime fondate sul sapersi ascoltare e sul saper parlare.

Oggi, tra un social e l’altro, tra chat ed e-mail, queste regole rimangono fondamentali per non perdere l’opportunità di una esperienza umana aumentata, che le piattaforme on line ci offrono come straordinaria occasione.

Fonte: Francesca SanzoSapersi ascoltare, sapere parlare: due regole di Gianni Rodari valide anche online

3 per 3

Il tempo lento di un caffè

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Ti offro un caffè, ma non è il solito caffè. Un nuovo anno è alle porte, si chiama 2018. Ti lascio una piccola riflessione e un desiderio, a partire da un gesto molto concreto.

Ho un desiderio: rubare tempo al tempo, catturare il poco tempo che ho e dargli più valore possibile.

Da quando sono mamma per la seconda volta questa urgenza si è rafforzata e ha semplicemente amplificato in me la percezione di una esigenza che è di tutti.

Da circa due anni, complice anche il fatto che lavoro in casa e non tutti giorni incontro persone, prendo pochissimi caffè durante la giornata.

In più, attualmente la mia colazione parte da un caffelatte composto di latte caldo, miele e caffè solubile. Caffè solubile, ahimé e doppio bleah.

Questa scelta non è dettata da motivi di salute ma da una illusione di risparmiare tempo. Che invece è tempo perduto. Che non torna più.

In quei due minuti di preparazione della moka è racchiuso un mondo che ho bisogno di recuperare.

Svita, metti l’acqua, metti il caffè, avvita, posa sul fornello. E nel frattempo: annusa l’aroma, pregusta il tuffo del caffè nel latte oppure il caffè da solo, liscio o zuccherato, bollente o tiepido, come preferisci.

Dalla stanza accanto senti il borbottare del caffè che sale. Presto si ripeterà l’appuntamento quotidiano: quell’istante circondato da un prima e da un dopo, quando l’aroma del caffè rimane a farti compagnia nel naso e nella bocca dopo averlo bevuto, anche se velocemente.

Il gesto di fare e bere il caffè è un piccolo regalo che puoi farti ogni giorno, rubando tempo al tempo. Un tempo breve che ti regali, un fermarsi con te stesso che nessun altro può darti.

In questi mesi mi sono illusa di poter risparmiare sui piccoli gesti, e mi sono sbagliata.

Il gesto del caffè è solo un piccolo esempio del fatto che dedicare a noi stessi momenti anche molto brevi possa cambiare a fondo, un passo dopo l’altro, la qualità della nostra vita.

Non ho ancora ripreso a farmi il caffè con la caffettiera, ma lo prendo come impegno per il nuovo anno in arrivo.

Un impegno da non rimandare più, che da domani applicherò anche a tanti ambiti diversi: il tempo per una chiacchierata, per un gioco con i miei figli, il tempo per la musica, per la fotografia, per l’arte e per le passeggiate nella natura, in qualsiasi stagione. Il tempo per la bellezza.

Mentre preparo e bevo il caffè, riprendo per me il tempo lento che mi fa stare bene e di conseguenza fa stare bene le persone che ho intorno.

È una delle piccole scelte capaci di migliorare la vita di ogni giorno, da subito.

Vuoi prendere un caffè con me? Regalo a me e regalo a te questo tempo che ho riscoperto essere molto, molto prezioso.

Lentezza, tempo e creatività. Un libro letto, e un altro da leggere

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Come è possibile vivere la dimensione della lentezza in un mondo sempre più vorticoso e in preda alla velocità? Ecco una riflessione personale, non esaustiva, non scientifica e puramente improntata alla mia esperienza, da cui sarebbe bello aprire un confronto.

[nella foto, un esempio di splendida lentezza: le conchiglie fossili incastonate nelle pietre della Collegiata di Castell’Arquato, in provincia di Piacenza, risalenti ad alcuni milioni di anni fa]

Pensiero lento e pensiero rapido

Lentezza: oggi torno a uno dei temi che mi stanno particolarmente a cuore.

Accanto alla lentezza, in questo post troverai tanti altri spunti su cui ho riflettuto e su cui sarei felice di stuzzicarti: in ordine rigorosamente sparso ti parlerò di memoria, no al multitasking, utilizzo strategico del tempo, creatività, otium, libri.

Pensiero lento e pensiero rapido: partiamo dall’elemento che ha scatenato questo post, e cioè dall’arte di incastrare frammenti di pensiero lento all’interno di una successione di pensieri – e azioni – rapidi.

Elogio della lentezza

Questo post nasce dal libro Elogio della lentezza di Lamberto Maffei: è un piccolo volume che sintetizza molto bene, dal punto di vista delle neuroscienze, la differenza e l’abbinamento tra i due approcci – lentezza e rapidità – nella nostra vita di esseri umani.

Ho apprezzato il libro per la sua grande chiarezza e per la sua capacità di toccare diversi ambiti culturali, dall’educazione nella scuola alla letteratura, dall’arte all’economia.

Il libro va a coronare una serie di miei pensieri sparsi sulla lentezza che finalmente posso considerare non del tutto folleggianti e che, anzi, sto cercando di praticare – con buoni risultati devo dire – nella mia stessa vita personale e professionale. Spero quindi di offrirti uno spunto utile su cui riflettere e confrontarci.

Il tempo è la nostra ricchezza

Il concetto da cui prendo avvio è il tempo.

Il tempo è denaro, come si dice più o meno consapevolmente. Sì, ma quale tempo? Quel tempo in cui riusciamo a non programmarci, a non organizzarci, a lasciarci stupire dalla natura o da un’opera d’arte è tempo guadagnato per noi, tempo che va ad arricchire la nostra vita personale e, alla lunga, tutto il sostrato che sta alla base della nostra professionalità.

Il tempo è ricchezza, se lo usiamo per noi stessi e per crescere come persone. Mi sbilancio ed esagero, ma non troppo: la crescita professionale è la conseguenza naturale di un utilizzo cosciente e strategico del nostro tempo.

Usiamo bene la nostra memoria

Al buon uso del tempo collego il buon uso della memoria. Inizio con un aneddoto tra il serio e il faceto, di cui sono protagonista.

Anni fa ho fatto da sola il mio primo viaggio molto lungo, in previsione del quale avevo la sensazione che avrei potuto perdere la memoria, come se dovessi spostarmi in un altro universo, in un’altra dimensione. Se vuoi te lo racconto, altrimenti salta al paragrafo successivo.

In quella occasione – come se il trasferirmi altrove dovesse comportare una modifica definitiva su di me, come poi è realmente avvenuto, ma in un altro modo – ho messo in valigia una serie di biglietti scritti a mano con i miei numeri di telefono, il mio indirizzo di casa, i nomi dei miei cari e dei familiari e altre informazioni personali che io non dovevo perdere, per me stessa.

Questo per introdurti a ciò che penso della memoria, a partire dalla netta contrapposizione tra il tutto e subito e il tempo della memoria e della riflessione.

L’otium ci salverà

Tra i miei pensieri ricorrenti, c’è quello per cui a causa delle parti più negative della nostra cultura, o dis-cultura, nei bambini della nostra generazione e delle successive possano andare persi la memoria e il pensiero lento. Per questo motivo regalo, soprattutto ai bambini, quasi esclusivamente libri o oggetti che insegnino una fruizione lenta, curiosa e creativa.

Bisogna insegnare ai bambini – ma anche gli adulti devono imparare – ad annoiarsi, ad avere davanti a sé un tempo vuoto, non organizzato.

Bisogna insegnare ai bambini a ritagliarsi dei momenti in cui non avere nulla da fare, ad investire un certo tempo in quello che corrisponde al concetto di otium nella cultura e nella lingua latina: è proprio in questo tempo che nascono connessioni impreviste e premesse creative.

Lasciamo spazio alla mente

Ti faccio subito un esempio di come lasciare spazio al cervello e alla mente.

Fino a una decina di anni fa – ero giovane, anche – ho sempre avuto ottima memoria, sia a breve termine sia a lungo termine, ed ero effettivamente multitasking.

Poi è successo qualcosa: ho iniziato a fare un uso diverso della memoria a breve e a brevissimo termine, nel senso che sono stata spinta ad utilizzarla di meno.

Credo che questo sia avvenuto prima di tutto a livello fisiologico, visto che la gioventù ormai se ne è andata, ma sono propensa a ipotizzare che sia avvenuto anche per una sorta di sopravvivenza, per lasciare aria al mio cervello affinché – penso io – potesse funzionare meglio.

Creatività e memoria a lungo termine

Mi sono accorta di questo processo di alleggerimento della memoria alcuni anni fa e da allora, in modo consapevole, cerco di non utilizzarla troppo né di forzarla, perché mi rendo conto che perderei spazio importante per l’imprevisto e soprattutto per connessioni e associazioni nuove.

Per una mia prediposizione personale mi segno tutto in modo analogico su carta, biglietti, agenda. Se non facessi così, ho la sensazione che non potrei avere mai la testa libera, sarei sempre impegnata a ricordare forzatamente e non darei nessuno spazio alle prime scintille di immaginazione che poi, con adeguato processo, portano alla creatività.

Faccio invece molta leva sulla memoria a lungo termine, quella rivolta al tempo passato, di cui cerco di conservare e trasmettere emozioni e sensazioni che rendano ricco e consapevole il mio presente.

Perché allontanarsi dal multitasking

Per quanto riguarda il multitasking, da quando al lavoro ho unito famiglia e figli ho capito che questa pratica, ma soprattutto la volontà di essere multitasking, mi avrebbero danneggiata.

Nei limiti del possibile, perché poi la vita ti costringe di fatto ad esserlo, cerco di non agire in multitasking in modo volontaristico.

Cerco di procedere a compartimenti stagni, cerco di concentrarmi su una attività per volta. Per raggiungere l’obiettivo e svolgere le attività più complesse individuo ore di tranquillità quasi totale e scelgo approcci particolari.

Ad esempio, sfrutto i lavori metodici o manuali come se fossero una fucina di tempo deprogrammato. Il lavaggio dei piatti, la piegatura dei panni, la pulizia dei pavimenti e altre amenità non sono mai stati, per me, così piacevoli e produttivi. Provare per credere!

Un libro da leggere

Concludo con un proposito di lettura: Pensieri lenti e veloci di Daniel Kahneman, suggeritomi qui da Riccardo Scandellari, un libro al vertice della mia lista dei desideri da ormai troppi mesi. E tu, lo hai già letto? Che cosa ne pensi? Ti aspetto nei commenti.

Una copy con la bisnonna dentro

Unacopy con la bisnonna dentro - Nuovicontesti

Da oggi sento di avere una marcia in più: ho scoperto con fierezza la bisnonna che c’è in me.

A scatenarla in tutta la sua potenza è bastato un forte raffreddore, presentatosi con gli insidiosi sintomi di una influenza priva di febbre.

Quanta soddisfazione mi hanno dato – in una giornata trascorsa a cavallo di tastiera, internet e montagne di fazzoletti – le sedute con fumini al sale grosso e asciugamano di rito a trattenerne i vapori, varie tazze di camomilla e miele ma soprattutto, e di questo sono particolarmente orgogliosa, una ora abbondante di rammendo a mano.

Tali scene si sono svolte principalmente nel divano accanto al camino, con la cornice di una copertina da bambino a scaldarmi le gambe.

Ho detto tutto, anzi ho scritto, perché in questo momento sono pure afona.

Alla salute – mia, vostra e della bisnonna!

Buona serata 🙂

Di parole e di altre avventure

Di parole e di altre avventure - Nuovicontesti

Scrivere è una delle mie occupazioni e aspirazioni principali, oltre che preferite. Vorrei scrivere dappertutto, come sempre.

In questo post cerco di indicarti alcuni punti chiave nel processo di scrittura, che di volta in volta ho individuato e trovato utili nel mio percorso. Non significa che siano completi, anzi: la mia salvezza – e non solo mia, credo – è imparare ogni giorno qualcosa di più, perciò ti invito a condividere le tue idee ed esperienze nei commenti.

1. Prima di tutto

Leggere, sempre

Ogni attività di stesura di testi a cui ti avvicinerai ha una premessa essenziale nel tuo vissuto e nelle cose che ami, quindi in te stesso e nella tua vita, nei tuoi paesaggi.

Leggi ovunque ti trovi e su qualunque supporto, osserva ogni frase con consapevolezza, lasciati prendere dalle parole specialmente quando sono bellissime, cerca di associare nella mente parole e immagini, documentati, studia e approfondisci, lascia decantare.

2. Progetto

Per chi devo scrivere

Occorre chiarire da subito con la massima precisione chi è il destinatario del nostro testo: è così possibile scegliere il linguaggio e le modalità adatte per entrare in sintonia con chi ci leggerà. Faccio solo alcuni esempi: potrebbe essere una sola persona, oppure un gruppo di persone con un interesse in comune, oppure ancora un pubblico nuovo di persone da avvicinare e fare incontrare.

Perché devo scrivere

In base al destinatario cerchiamo di definire gli obiettivi del nostro testo. Potremmo avere un tema già prefissato oppure potremmo essere noi a doverlo stabilire. Che cosa devo comunicare? Che cosa voglio ottenere? Individuiamo bene il messaggio da veicolare, il tipo di coinvolgimento che vogliamo creare, l’azione a cui desideriamo spingere il nostro lettore. Offriamo contenuti chiari e utili, concreti e piacevoli.

Dove comparirà il testo

Una pagina di carta, il campo del post, il nome di un prodotto, lo status di Facebook, le parole di una canzone, i 140 280 caratteri di Twitter, una storia per bambini, il corpo testo della mail e il suo oggetto, le didascalie alle foto di un libro, i sottotitoli di un capitolo.

Le destinazioni sono infinite e occorre comprendere le caratteristiche di ognuna per creare il testo adeguato. A te l’augurio di sperimentarne una, alcune o tante. Buon viaggio, e buona fortuna!

Mappa delle idee

Prima di iniziare a scrivere il testo vero e proprio, mi sento di consigliarti una stesura non troppo meditata di tutte le idee, associazioni, immagini che ti si affacciano alla mente. Puoi darti un tempo per questa attività, oppure interromperla quando ti sembra di aver toccato idealmente tutti i punti utili, come fossero una costellazione, per poi selezionare solo gli elementi veramente importanti e vitali per il tuo testo.

3. Stesura

Breve o lungo

La brevità o la lunghezza di un testo sono solo due variabili di stesura e non determinano la minore o maggiore difficoltà nello scrivere. Ogni singolo testo è un mondo con una propria natura. Semplicemente, le difficoltà sono differenti a seconda del testo da produrre. Un testo breve può essere difficile da realizzare perché con l’uso di pochi caratteri deve essere preciso, denso e allo stesso tempo attraente. Un testo lungo presenta ugualmente difficoltà perché ogni sua parte deve essere coerente con tutto il progetto e offrire chiarezza e capacità di coinvolgimento, pur nella complessità dei temi e dei concetti trattati.

Rapido o lento

Lentezza e rapidità sono due dimensioni complementari del testo, sia per quanto riguarda la stesura sia per quanto riguarda la fruizione.

Raramente un testo perfetto o comunque idoneo e corretto nasce subito, ma in alcuni contesti, come nel mondo delle interazioni social, è richiesta una certa prontezza nel gestire specifiche situazioni in tempi brevi.

Si tratta di una prontezza che non nasce sul momento ma proviene da lontano, dalla preparazione, dalle competenze, dall’aver maturato esperienze approfondite che consentono di dare la risposta giusta al momento giusto e nel posto giusto.

Come dire che la rapidità è frutto di un processo lento. E non è una contraddizione.

On line o off line

Lo spazio a cui è destinato il testo – pubblicazioni cartacee, internet, supporti digitali, packaging e molto altro – è una variabile molto importante che meriterebbe una approfondita trattazione specifica.

Molto brevemente, mi limiterò a dire che analizzando e mixando i vari elementi, come il luogo dove si troverà il testo (luogo prestabilito e anche luogo potenziale, visto che potrebbe essere condiviso dove noi non possiamo sapere), il destinatario a cui è rivolto e gli obiettivi che il progetto ha, potremo chiarirci meglio il compito che ci spetta e saremo in grado di costruire il percorso giusto tra le infinite possibilità di testo che possiamo realizzare.

Affrontare il bianco

Occorre superare la barriera dello spazio bianco. Raccogliere le energie e saltare oltre lo scoglio iniziale. I mezzi sono diversi. Per ogni progetto, per ogni supporto lo spazio del testo è diverso, l’ampiezza del testo è diversa.

Ovunque tu debba scrivere, stendi il primo testo senza fermarti, lascia scorrere le frasi nella successione con cui ti vengono in mente, non fermarle perché potresti perdere degli spunti interessanti. Una volta steso il tutto, abbastanza di getto, e quindi scritte le tue idee anche in disordine, potrai riprendere in mano il testo e ricucinarlo a dovere.

Struttura e ritmo del testo

Mi limiterò a suggerire un accorgimento di base che ti aiuterà a costruire una primissima architettura del testo. In linea generale l’attacco del testo è un punto forte. Al centro può seguire un approfondimento, con l’illustrazione di eventuali dettagli. La conclusione è un altro punto forte dove si concentra l’attenzione del lettore. Sono allo stesso modo importanti – anche come gancio visivo – le postille, la firma, i rimandi alla fine.

Se il testo è lungo vi saranno più parti, ognuna caratterizzata da punti di tensione e scioglimento, in modo da costruire un andamento naturale, un ritmo, una sorta di respiro che alterni la massima richiesta di attenzione a parti che favoriscono la riflessione. Il tuo testo potrà avere anche una certa musicalità: prova a leggerlo ad alta voce per verificarne la scorrevolezza e, in ultimo ma non meno importante, per ascoltare l’effetto generato dai suoni.

4. Revisione

Riorganizzare i contenuti

Preparati a una delle fasi più complesse e delicate della scrittura: almeno metà della fatica di scrivere andrà impiegata nella fase di revisione.

Si tratta di riprendere con gli occhi, con il cuore e con la mente tutto quello che hai scritto sino ad ora, metterti nei panni del tuo destinatario, indossare l’abito del più agguerrito spirito critico nei confronti del tuo presunto capolavoro, e lasciare che accada ciò che deve accadere.

Taglia – pota, come se avessi di fronte una pianta che deve crescere bene – ciò che non serve, ripulisci il testo, cambia l’ordine delle parti, elimina rami e foglie secche e lascia le gemme più fresche per far posto a spiragli di vitalità, di condivisione, di avvicinamento, di azione e interazione.

Formattare il testo

Il testo non solo si legge, ma si guarda: si fruisce meglio se non assomiglia ad un muro, e se vi dà l’idea di un giardino arioso.

Una volta superate tutte le frasi descritte sopra crea paragrafi sottotitoli, inserisci spazi di interlinea tra un blocchetto di testo e l’altro, scegli le parole significative – keyword, topic, concetti chiave – da evidenziare con grassetti e corsivi.

Se lavori per un progetto on line, fai vivere e interagire il tuo testo inserendo link interni e collegamenti a risorse esterne.

Correggere refusi ed errori

Naturalmente il tuo testo dovrà essere il più possibile perfetto dal punto di vista formale. Controlla lessico, ortografia, grammatica, spazi prima e dopo la punteggiatura, maiuscole e minuscole, accenti e apostrofi, concordanze e ognuno degli altri mille milioni di aspetti che generalmente sfuggono alla prima lettura. Passa quindi alla fase successiva e ricorda che è il punto di non ritorno, soprattutto se si va in stampa.

Rileggere. Pausa. Rileggere. Pausa. Rileggere

Su internet è possibile correggere in corsa, quindi ci sono delle facilitazioni in merito. Il mio consiglio è di attivare sempre e comunque la massima attenzione, perché potresti non sfuggire all’occhio di lince di qualche navigatore, e sorattutto agli screenshot.

Nel dubbio, anche prima di pubblicare sul web – per lavori su carta ho attraversato molte notti su bozze di progetti piccoli e grandi – rileggi bene tutto e ricorda che la qualità di un avvicinamento, di un approccio, di una conversazione on line passa anche per un testo ben curato nella forma oltre che nei contenuti.

Rileggi più volte, facendo pause per non abituarti – e soprattutto per non affezionarti – a ciò che avete scritto e per tenere desta la tua attenzione. Mano a mano conquisterai maggiore familiarità con questa procedura e ti sarà più semplice svolgerla, perché avrai la consapevolezza di tutti gli aspetti da tenere in considerazione.

Nulla dies sine linea

Una ultima cosa, piccola e preziosa: cerca di scrivere tutti i giorni per affinare la qualità del tuo lavoro. Per questo ti lascio il suggerimento antico attribuito a Plinio il Vecchio.

Qui si conclude, per ora, il mio piccolissimo vademecum per te. Spero possa esserti utile ma usalo per quello che è: una minuscola selezione di spunti per scrivere con coscienza, da arricchire ogni giorno con l’esperienza che fai sul campo.

E ora tocca a te: che cosa ritieni importante per una buona pratica di scrittura?