Lentezza, tempo e creatività. Un libro letto, e un altro da leggere

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Come è possibile vivere la dimensione della lentezza in un mondo sempre più vorticoso e in preda alla velocità? Eccovi una riflessione personale, non esaustiva, non scientifica e puramente improntata alla mia esperienza, da cui sarebbe bello aprire un confronto.

Pensiero lento e pensiero rapido

Lentezza: oggi torno a uno dei temi che mi stanno particolarmente a cuore.

Accanto alla lentezza, in questo post troverete tanti altri spunti su cui ho riflettuto e su cui sarei felice di stuzzicarvi: in ordine rigorosamente sparso vi parlerò di memoria, no al multitasking, utilizzo strategico del tempo, creatività, otium, libri.

Pensiero lento e pensiero rapido: partiamo dall’elemento che ha scatenato questo post, e cioè dall’arte di incastrare frammenti di pensiero lento all’interno di una successione di pensieri – e azioni – rapidi.

Elogio della lentezza

Questo post nasce dal libro Elogio della lentezza di Lamberto Maffei: è un piccolo volume che sintetizza molto bene, dal punto di vista delle neuroscienze, la differenza e l’abbinamento tra i due approcci – lentezza e rapidità – nella nostra vita di esseri umani.

Ho apprezzato il libro per la sua grande chiarezza e per la sua capacità di toccare diversi ambiti culturali, dall’educazione nella scuola alla letteratura, dall’arte all’economia.

Il libro va a coronare una serie di miei pensieri sparsi sulla lentezza che finalmente posso considerare non del tutto folleggianti e che, anzi, sto cercando di praticare – con buoni risultati devo dire – nella mia stessa vita personale e professionale. Spero quindi di offrirvi uno spunto utile su cui riflettere e confrontarsi.

Il tempo è la nostra ricchezza

Il concetto da cui prendo avvio è il tempo.

Il tempo è denaro, come si dice più o meno consapevolmente. Sì, ma quale tempo? Quel tempo in cui riusciamo a non programmarci, a non organizzarci, a lasciarci stupire dalla natura o da un’opera d’arte è tempo guadagnato per noi, tempo che va ad arricchire la nostra vita personale e, alla lunga, tutto il sostrato che sta alla base della nostra professionalità.

Il tempo è ricchezza, se lo usiamo per noi stessi e per crescere come persone. Mi sbilancio ed esagero, ma non troppo: la crescita professionale è la conseguenza naturale di un utilizzo cosciente e strategico del nostro tempo.

Usiamo bene la nostra memoria

Al buon uso del tempo collego il buon uso della memoria. Inizio con un aneddoto tra il serio e il faceto, di cui sono protagonista.

Anni fa ho fatto da sola il mio primo viaggio molto lungo, in previsione del quale avevo la sensazione che avrei potuto perdere la memoria, come se dovessi spostarmi in un altro universo, in un’altra dimensione. Se volete ve lo racconto, altrimenti saltate al paragrafo successivo.

In quella occasione – come se il trasferirmi altrove dovesse comportare una modifica definitiva su di me, come poi è realmente avvenuto, ma in un altro modo – ho messo in valigia una serie di biglietti scritti a mano con i miei numeri di telefono, il mio indirizzo di casa, i nomi dei miei cari e dei familiari e altre informazioni personali che io non dovevo perdere, per me stessa.

Questo per introdurvi a ciò che penso della memoria, a partire dalla netta contrapposizione tra il tutto e subito e il tempo della memoria e della riflessione.

L’otium ci salverà

Tra i miei pensieri ricorrenti, c’è quello per cui a causa delle parti più negative della nostra cultura, o dis-cultura, nei bambini della nostra generazione e delle successive possano andare persi la memoria e il pensiero lento. Per questo motivo regalo, soprattutto ai bambini, quasi esclusivamente libri o oggetti che insegnino una fruizione lenta, curiosa e creativa.

Bisogna insegnare ai bambini – ma anche gli adulti devono imparare – ad annoiarsi, ad avere davanti a sé un tempo vuoto, non organizzato.

Bisogna insegnare ai bambini a ritagliarsi dei momenti in cui non avere nulla da fare, ad investire un certo tempo in quello che corrisponde al concetto di otium nella cultura e nella lingua latina: è proprio in questo tempo che nascono connessioni impreviste e premesse creative.

Lasciamo spazio alla mente

Vi faccio subito un esempio di come lasciare spazio al cervello e alla mente.

Fino a una decina di anni fa – ero giovane, anche – ho sempre avuto ottima memoria, sia a breve termine sia a lungo termine, ed ero effettivamente multitasking.

Poi è successo qualcosa: ho iniziato a fare un uso diverso della memoria a breve e a brevissimo termine, nel senso che sono stata spinta ad utilizzarla di meno.

Credo che questo sia avvenuto prima di tutto a livello fisiologico, visto che la gioventù ormai non è più così vicina, ma sono propensa a ipotizzare che sia avvenuto anche per una sorta di sopravvivenza, per lasciare aria al mio cervello affinché – penso io – potesse funzionare meglio.

Creatività e memoria a lungo termine

Mi sono accorta di questo processo di alleggerimento della memoria alcuni anni fa e da allora, in modo consapevole, cerco di non utilizzarla troppo né di forzarla, perché mi rendo conto che perderei spazio importante per l’imprevisto e soprattutto per connessioni e associazioni nuove.

Per una mia prediposizione personale mi segno tutto in modo analogico su carta, biglietti, agenda. Se non facessi così, ho la sensazione che non potrei avere mai la testa libera, sarei sempre impegnata a ricordare forzatamente e non darei nessuno spazio alle prime scintille di immaginazione che poi, con adeguato processo, portano alla creatività.

Faccio invece molta leva sulla memoria a lungo termine, quella rivolta al tempo passato, di cui cerco di conservare e trasmettere emozioni e sensazioni che rendano ricco e consapevole il mio presente.

Perché allontanarsi dal multitasking

Per quanto riguarda il multitasking, da quando al lavoro ho unito famiglia e figli ho capito che questa pratica, ma soprattutto la volontà di essere multitasking, mi avrebbero danneggiata.

Nei limiti del possibile, perché poi la vita ti costringe di fatto ad esserlo, cerco di non agire in multitasking in modo volontaristico.

Cerco di procedere a compartimenti stagni, cerco di concentrarmi su una attività per volta. Per raggiungere l’obiettivo e svolgere le attività più complesse individuo ore di tranquillità quasi totale e scelgo approcci particolari.

Ad esempio, sfrutto i lavori metodici o manuali come se fossero una fucina di tempo deprogrammato. Il lavaggio dei piatti, la piegatura dei panni, la pulizia dei pavimenti e altre amenità non sono mai stati, per me, così piacevoli e produttivi. Provare per credere!

Un libro da leggere

Concludo con un proposito di lettura: Pensieri lenti e veloci di Daniel Kahneman, suggeritomi qui da Riccardo Scandellari, un libro al vertice della mia lista dei desideri da ormai troppi mesi. E voi, lo avete già letto? Che cosa ne pensate? Vi aspetto nei commenti.

Una copy con la bisnonna dentro

Unacopy con la bisnonna dentro - Nuovicontesti

Da oggi sento di avere una marcia in più: ho scoperto con fierezza la bisnonna che c’è in me.

A scatenarla in tutta la sua potenza è bastato un forte raffreddore, presentatosi con gli insidiosi sintomi di una influenza priva di febbre.

Quanta soddisfazione mi hanno dato – in una giornata trascorsa a cavallo di tastiera, internet e montagne di fazzoletti – le sedute con fumini al sale grosso e asciugamano di rito a trattenerne i vapori, varie tazze di camomilla e miele ma soprattutto, e di questo sono particolarmente orgogliosa, una ora abbondante di rammendo a mano.

Tali scene si sono svolte principalmente nel divano accanto al camino, con la cornice di una copertina da bambino a scaldarmi le gambe.

Ho detto tutto, anzi ho scritto, perché in questo momento sono pure afona.

Alla salute – mia, vostra e della bisnonna!

Buona serata 🙂

Di parole e di altre avventure

Di parole e di altre avventure - Nuovicontesti

Scrivere è una delle mie occupazioni e aspirazioni principali, oltre che preferite. Vorrei scrivere dappertutto, come sempre! 😉

In questo post cerco di indicare alcuni punti chiave nel processo di scrittura, che di volta in volta ho individuato e trovato utili nel mio percorso. Non significa che siano completi, anzi: la mia salvezza – e non solo mia, credo – è imparare ogni giorno qualcosa di più, perciò vi invito a condividere le vostre idee ed esperienze nei commenti.

1. Prima di tutto

Leggere, sempre

Ogni attività di stesura di testi a cui vi avvicinerete ha una premessa essenziale nel vostro vissuto e nelle cose che amate, quindi in voi stessi e nella vostra vita, nei vostri paesaggi.

Leggete ovunque vi troviate e su qualunque supporto, osservate ogni cosa con consapevolezza, lasciatevi prendere dalle parole specialmente quando sono bellissime, cercate di associare nella mente parole e immagini, documentatevi, studiate e approfondite, lasciate decantare.

2. Progetto

Per chi devo scrivere

Occorre chiarire da subito con la massima precisione chi è il destinatario del nostro testo: è così possibile scegliere il linguaggio e le modalità adatte per entrare in sintonia con chi ci leggerà. Faccio solo alcuni esempi: potrebbe essere una sola persona, oppure un gruppo di persone con un interesse in comune, oppure ancora un pubblico nuovo di persone da avvicinare e fare incontrare.

Perché devo scrivere

In base al destinatario cerchiamo di definire gli obiettivi del nostro testo. Potremmo avere un tema già prefissato oppure potremmo essere noi a doverlo stabilire. Che cosa devo comunicare? Che cosa voglio ottenere? Individuiamo bene il messaggio da veicolare, il tipo di coinvolgimento che vogliamo creare, l’azione a cui desideriamo spingere il nostro lettore. Offriamo contenuti chiari e utili, efficaci e piacevoli.

Dove comparirà il testo

Una pagina di carta, il campo del post, il nome di un prodotto, lo status di Facebook, le parole di una canzone, i 140 caratteri di Twitter, una storia per bambini, il corpo testo della mail e il suo oggetto, le didascalie alle foto di un libro, i sottotitoli di un capitolo.

Le destinazioni sono infinite e occorre comprendere le caratteristiche di ognuna per creare il testo adeguato. A voi l’augurio di sperimentarne una, alcune o tante. Buon viaggio, e buona fortuna!

Mappa delle idee

Prima di iniziare a scrivere il testo vero e proprio, mi sento di consigliare una stesura non troppo meditata di tutte le idee, associazioni, immagini che vi si affacciano alla mente. Potete darvi un tempo per questa attività, oppure interromperla quando vi sembra di aver toccato idealmente tutti i punti utili, come fossero una costellazione, per poi selezionare solo gli elementi veramente importanti e vitali per il vostro testo.

3. Stesura

Breve o lungo

La brevità o la lunghezza di un testo sono solo due variabili di stesura e non determinano la minore o maggiore difficoltà nello scrivere. Ogni singolo testo è un mondo con una propria natura. Semplicemente, le difficoltà sono differenti a seconda del testo da produrre. Un testo breve può essere difficile da realizzare perché con l’uso di pochi caratteri deve essere preciso, denso e allo stesso tempo attraente. Un testo lungo presenta ugualmente difficoltà perché ogni sua parte deve essere coerente con tutto il progetto e offrire chiarezza e capacità di coinvolgimento, pur nella complessità dei temi e dei concetti trattati.

Rapido o lento

Lentezza e rapidità sono due dimensioni complementari del testo, sia per quanto riguarda la stesura sia per quanto riguarda la fruizione.

Raramente un testo perfetto o comunque idoneo e corretto nasce subito, ma in alcuni contesti, come nel mondo delle interazioni social, è richiesta una certa prontezza nel gestire specifiche situazioni in tempi brevi.

Si tratta di una prontezza che non nasce sul momento ma proviene da lontano, dalla preparazione, dalle competenze, dall’aver maturato esperienze approfondite che consentono di dare la risposta giusta al momento giusto e nel posto giusto.

Come dire che la rapidità è frutto di un processo lento. E non è una contraddizione.

On line o off line

Lo spazio a cui è destinato il testo – pubblicazioni cartacee, internet, supporti digitali, packaging e molto altro – è una variabile molto importante che meriterebbe una approfondita trattazione specifica.

Molto brevemente, mi limiterò a dire che analizzando e mixando i vari elementi, come il luogo dove si troverà il testo (luogo prestabilito e anche luogo potenziale, visto che potrebbe essere condiviso dove noi non possiamo sapere), il destinatario a cui è rivolto e gli obiettivi che il progetto ha, potremo chiarirci meglio il compito che ci spetta e saremo in grado di costruire il percorso giusto tra le infinite possibilità di testo che possiamo realizzare.

Affrontare il bianco

Occorre superare la barriera dello spazio bianco. Raccogliere le energie e saltare oltre lo scoglio iniziale. I mezzi sono diversi. Per ogni progetto, per ogni supporto lo spazio del testo è diverso, l’ampiezza del testo è diversa.

Ovunque dobbiate scrivere, stendete il primo testo senza fermarvi, lasciate scorrere le frasi nella successione con cui vi vengono in mente, non fermatele perché potreste perdere degli spunti interessanti. Una volta steso il tutto, abbastanza di getto, e quindi scritte le vostre idee anche in disordine, potrete riprendere in mano il testo e ricucinarlo a dovere.

Struttura e ritmo del testo

Mi limiterò a suggerire un accorgimento di base che vi aiuterà a costruire una primissima architettura del testo. In linea generale l’attacco del testo è un punto forte. Al centro può seguire un approfondimento, con l’illustrazione di eventuali dettagli. La conclusione è un altro punto forte dove si concentra l’attenzione del lettore. Sono allo stesso modo importanti – anche come gancio visivo – le postille, la firma, i rimandi alla fine.

Se il testo è lungo vi saranno più parti, ognuna caratterizzata da punti di tensione e scioglimento, in modo da costruire un andamento naturale, un ritmo, una sorta di respiro che alterni la massima richiesta di attenzione a parti che favoriscono la riflessione. Il vostro testo potrà avere anche una certa musicalità: provate a leggerlo ad alta voce per verificarne la scorrevolezza e, in ultimo ma non meno importante, per ascoltare l’effetto generato dai suoni.

4. Revisione

Riorganizzare i contenuti

Preparatevi a una delle fasi più complesse e delicate della scrittura: almeno metà della fatica di scrivere andrà impiegata nella fase di revisione.

Si tratta di riprendere con gli occhi, con il cuore e con la mente tutto quello che avete scritto sino ad ora, mettervi nei panni del vostro destinatario, indossare l’abito del più agguerrito spirito critico nei confronti del vostro presunto capolavoro, e lasciare che accada ciò che deve accadere.

Tagliate – potate, come se aveste di fronte una pianta che deve crescere bene – ciò che non serve, ripulite il testo, cambiate l’ordine delle parti, eliminate rami e foglie secche e lasciate le gemme più fresche per far posto a spiragli di vitalità, di condivisione, di avvicinamento, di azione e interazione.

Formattare il testo

Il testo non solo si legge, ma si guarda: si fruisce meglio se non assomiglia ad un muro, e se vi dà l’idea di un giardino arioso.

Una volta superate tutte le frasi descritte sopra create paragrafi sottotitoli, inserite spazi di interlinea tra un blocchetto di testo e l’altro, scegliete le parole significative – keyword, topic, concetti chiave – da evidenziare con grassetti e corsivi.

Se lavorate per un progetto on line, fate vivere e interagire il vostro testo inserendo link interni e collegamenti a risorse esterne.

Correggere refusi ed errori

Naturalmente il vostro testo dovrà essere il più possibile perfetto dal punto di vista formale. Controllate lessico, ortografia, grammatica, spazi prima e dopo la punteggiatura, maiuscole e minuscole, accenti e apostrofi, concordanze e ognuno degli altri mille milioni di aspetti che generalmente sfuggono alla prima lettura. Passate quindi alla fase successiva e ricordate che è il punto di non ritorno, soprattutto se andate in stampa.

Rileggere. Pausa. Rileggere. Pausa. Rileggere

Su internet è possibile correggere in corsa, quindi ci sono delle facilitazioni in merito. Il mio consiglio è di attivare sempre e comunque la massima attenzione, perché potreste non sfuggire all’occhio di lince di qualche navigatore, e sorattutto agli screenshot.

Nel dubbio, anche prima di pubblicare sul web – per lavori su carta ho attraversato molte notti su bozze di progetti piccoli e grandi – guardate bene e ricordate che la qualità di un avvicinamento, di un approccio, di una conversazione on line passa anche per un testo ben curato nella forma oltre che nei contenuti.

Rileggete più volte, facendo pause per non abituarvi – e soprattutto per non affezionarvi – a ciò che avete scritto e per tenere desta la vostra attenzione. Mano a mano conquisterete maggiore familiarità con questa procedura e vi sarà più semplice svolgerla, perché avrete la consapevolezza di tutti gli aspetti da tenere in considerazione.

Nulla dies sine linea

Una ultima cosa, piccola e preziosa: cercate di scrivere tutti i giorni per affinare la qualità del vostro lavoro. Per questo vi lascio il suggerimento antico attribuito a Plinio il Vecchio.

Qui si conclude, per ora, il mio piccolissimo vademecum per voi. Spero possa esservi utile ma usatelo per quello che è: una minuscola selezione di spunti per scrivere con coscienza, da arricchire ogni giorno con l’esperienza che fate sul campo.

E ora tocca a voi: cosa ritenete importante per una buona pratica di scrittura? 🙂

A proposito di regole

A proposito di regole - Nuovicontesti

Le regole un po’ mi guidano e un po’ mi liberano. La regola – la disciplina – non deve essere una forzatura cieca: per me è un modo per concentrarmi di più e far scaturire il meglio da quello che sto facendo. Mi pongo queste regole perché mi conosco molto bene. Sono curiosa di tutto e quindi devo un po’ arginarmi, per selezionare e approfondire bene gli aspetti più importanti e lasciarmi alle spalle ciò che potrebbe disperdermi.

Provo a raccogliere qui alcune regole molto ma molto sparse che – più o meno consapevolmente – mi pongo. Più o meno consapevolmente? Sì, perché il mio cervello tiene così tanto alla mia sopravvivenza che, a volte, elabora e mi suggerisce alcune norme senza che io stessa ne sia del tutto cosciente. Poi a un certo punto razionalizzo, e il peso sulle mie spalle si alleggerisce. E questo, quanto mi solleva!

Ma ora partiamo: comincio da un aspetto molto specifico (la frequenza dei post di un blog) per arrivare alla apoteosi finale – e qui mi sbilancio, prendetemi con le molle – sulla complessità della mente, che molte volte – ne sono certa – lavora per noi anche se non lo sappiamo.

Articoli a frequenze regolari

Ad esempio, una regola consapevole che consiglierei ad altri che volessero dedicare molte energie al blog – visto che spesso non lo faccio perché non mi considero solo una blogger – è quella di scrivere un post nel blog con regolarità, con una specifica frequenza a seconda dei destinatari e degli obiettivi da raggiungere.

Personalmente, sapere che devo scrivere a cadenza regolare mi spinge a stimolare, convogliare, rafforzare il processo mentale di attenzione verso ciò che di utile o bello mi accade o mi passa vicino, in modo da coglierlo nel momento in cui si presenta e guardarlo con occhi – anche – da blogger per poterlo offrire sia ai lettori, sia a me.

Risultato? Cresco. Trovo aspetti nascosti e scopro dimensioni sempre nuove.

Scadenze e agenda

Il fatto di trovare gusto nell’organizzarmi il lavoro non significa che abbia sempre amato agende, calendari, elenchi da spuntare. Anzi, è proprio il contrario. Quindi, la decisione di fare ordine nasce sia da una stretta necessità, sia da un processo inizialmente inconsapevole.

Visto che sono in grado di lavorare senza sosta – perdendo del tutto il conto delle ore, saltando sonno e pasti – sempre per la questione di sopravvivere ho cominciato a capire che un lavoro interrotto (ma vorrei dire corroborato) da piccole pause – quando possibile – viene meglio.

Per cui, con le giuste dosi, ho di volta in volta inserito nelle mie giornate impegni extra, piccoli o grandi, che funzionassero da stop-reset, per poi ripartire meglio. Troverete una connessione al tema nel prossimo punto.

Non accanirti su ciò che non riesce subito

Questo è un mio antico difetto che con il tempo ho da una parte riconosciuto, e dall’altra modellato a mio vantaggio. In lotta con scadenze sempre molto ravvicinate, ho imparato a progettare il mio tempo.

Molte volte occorre essere rapidissimi, certo. Ma non sempre è buona cosa forzare la volontà per ottenere subito il tanto agognato testo perfetto, l’attacco intrigante, il titolo d’impatto da ricordare nei secoli venturi.

Ho imparato il senso dell’attesa, l’importanza del far decantare idee e progetti per poi ritornarvi dopo un certo intervallo di tempo: a volte la parentesi di un caffè, a volte lo spazio di una notte, a volte anche di più. Ma vi rimando al punto seguente.

Lascia che il tuo cervello lavori per te

A questa intuizione – che è divenuta piena coscienza – sono arrivata dopo molti anni, ed è stata la mia salvezza. Dico chiaramente che vale per me, e forse qualcuno di voi – spero – fa la stessa esperienza. Organizzando meglio il tempo del mio lavoro, ho scoperto che le pause d’aria – in cui non penso forzatamente alla soluzione da trovare – molto spesso mi portano proprio alla soluzione tanto desiderata senza che io vi abbia ulteriormente ragionato.

Non ho approfondito bene le ragioni scientifiche di ciò (e forse un giorno mi farò spiegare meglio) ma spesso titoli, testi, frasi, immagini creative e questioni complesse – poi risolte – che hanno funzionato nei miei lavori sono nate proprio da questo processo. A parte il volo pindarico che ho fatto e i mille incisi con trattini che ho inserito – ma quanto mi piacciono queste cose! – credo sia un consiglio buono e oggettivo per tutti alternare momenti di forte applicazione e spazi di decompressione, per lavorare meglio e – quindi – vivere meglio.

Postilla. Mi avete seguito davvero fin qui? Avete tutta la mia stima! Grazie, e – se volete – ditemi la vostra.

Lento. Frammenti di carta

Lento. Frammenti di carta - Nuovicontesti

Premessa provvisoria

Lavoro tanto tempo servendomi dello schermo e della Rete, ma ho molto bisogno di spazi di carta, polmoni di carta, momenti di carta. Intendo la carta soprattutto come possibilità di sondare uno spazio profondo, aperto, lento, libero, come potenzialità mentale, come possibilità per scandagliare, ritrovare, scatenare risorse ed energie.

Oppure e anche

Da qui, per opposizione, mi è venuta l’idea di scrivere come si realizza il lavoro delle parole con la carta, ad esempio la carta dei libri. Per quanto mi riguarda ho lavorato con le parole degli altri, ma le ho vissute in prima persona. E ci sono moltissimi spazi per far vivere, risuonare, cantare le parole, anche quelle degli altri, dentro un libro.

Intermezzo infinito

Cito la carta dei libri solo come un esempio nell’infinita serie di altri supporti pensabili, leggibili, ascoltabili, scrivibili, esistenti, inventabili. Infinite prospettive, come spesso ripeto e desidero. Un infinito reale con cui, tra l’altro, ho un conto in sospeso per via della musica e della matematica. Per ora è un pensiero colto al volo, e forse riaffronterò il tema.

Una fatica tremenda

Torno alle parole dei libri. Un lavoraccio. Da innamorati folli. Un mestiere paziente e meticoloso. Al limite della sopportazione propria e altrui, visto che si lavora in team.

Spazi-con-parole

Prima di trovare una qualsiasi forma concreta, deve essersi già formata l’idea degli spazi-con-parole che la carta accoglierà: copertina, frontespizio, dorso, quarta di copertina, pagine interne, sovracoperta e molti altri spazi, visibili o invisibili ai più. A volte questa idea si costruisce con una lentezza fuori misura, a volte si intuisce con la rapidità di una associazione mentale immediata, tipo corto circuito. In ogni caso l’occhio va alle scadenze sempre imminenti e il tic-tac dell’orologio è fisso nella testa di ognuno dei suddetti folli innamorati.

Progetto innamorato

Non solo chi lavora con le parole è innamorato folle della carta: ogni singolo spazio-di-carta si deve combinare a tutti gli altri spazi-di-carta e si avvicina, si unisce, si aggrappa per sempre a tanti elementi come i segni grafici, i disegni, le immagini. Tutto avviene in un unico – naturalmente folle e innamoratissimo – progetto. Un amore da coltivare.

Parole e parole

Ci sono le parole, ci sono quelle già scritte, e ci sei tu con la tua testa, il tuo vissuto, le tue connessioni, il tuo essere, che devi mettere in gioco. Se le parole sono il tuo mestiere, sei tu il catalizzatore. Sei tu che guidi le parole, anche quelle altrui, e qui lavori con una delicatezza e un rigore se possibile ancora maggiori, in modo che concorrano al progetto e crescano con esso. E tutto si moltiplica. Risorse, idee, nuove soluzioni che in un processo composto di molti passaggi si trasferiscono dalla mente all’oggetto (in)finito.

Falso epilogo, inizio vero

Per affrontare al meglio lo schermo e la Rete ho sempre più bisogno di pagine, libri veri, su cui posare occhi mani e mente, da studiare, da far decantare con lentezza. Dormendoci su la notte e facendo passare giorni tra una pagina e l’altra, oppure leggendo un libro anche in un solo pomeriggio. Per me è una questione vitale, di equilibri profondi.