[link] Il cambiamento consapevole


Come conciliare il lavoro a casa con gli impegni di famiglia? A margine: piccola riflessione – di una produttrice seriale di parole scritte – sull’uso della voce.

Poco tempo fa ho avuto il piacere (e un poco di timore, lo confesso) di essere intervistata a voce dalla bravissima Audra Bertolone per il suo podcast Lavoro da casa.

Come potrete sentire dall’audio avevo anche una coda di raffreddore, ma Audra mi ha ugualmente promossa e, soprattutto, ha saputo mettermi subito a mio agio guidandomi con naturalezza in tutte le fasi dell’intervista.

Si è trattato di una bellissima avventura, che per me ha significato provare a trasmettere l’esperienza della scrittura raccontandomi proprio attraverso la mia voce.

Collegare la scrittura alla voce è un percorso che mi richiederà ancora tanto lavoro, visto che in genere non amo sentire la mia voce registrata.

Ciò forse contrasta con l’utilizzo pubblico della voce, che ho praticato e pratico da vari anni nel canto e nel teatro – sperimentati entrambi sebbene in forme amatoriali – e nella professione di guida turistica, svolta nella mia vita precedente mentre studiavo.

Sembra che non ci sia relazione tra tutti questi elementi: in realtà la intuisco, voglio trovarla e valorizzare anche questo aspetto così combattuto in me.

Vi lascio al podcast, spero possa darvi spunti positivi se siete alla ricerca di un equilibrio tra lavoro a casa e vita familiare.

Vi aspetto nei commenti per conoscere le vostre osservazioni e approfondire insieme.

Buon ascolto!

Il cambiamento consapevole

Le soddisfazioni del sabato pomeriggio

Le soddisfazioni del sabato pomeriggio - Nuovicontesti

Oggi non è sabato, è uno di quei giorni con l’accento, ma non ha importanza.

Questo post è trasversale e raccoglie, tonifica, ispira tutti i pensieri felici della mia settimana.

Premesso che amo il mio lavoro da casa (lo svolgo spesso anche di sabato, suggeriscono dalla regia) e non aspetto il fine settimana per smettere (perché non smetterei mai) vi descrivo il mio sabato pomeriggio ideale, che in parte dedico di solito alle faccende domestiche, ma non alle pulizie, per intenderci (le pulizie rimangono arditamente arrampicate tra una parentesi e l’altra – proprio come le parentesi di questo periodo, senza contare le quadre e le graffe – in vari momenti della settimana).

In ordine accuratamente disordinato e incompleto, ecco l’inventario immaginario di – alcune – attività e – alcuni – desideri che nel mio infinito sabato pomeriggio troverebbero la loro più compiuta e meravigliosa espressione.

Giunto dunque il momento di espormi, mi espongo. Amo, amo sconsideratamente:

rammendare a mano il vestiario di quella parte di famiglia che non supera il metro di altezza e glorifica metà del proprio tempo a testare la robustezza dei tessuti a livello pavimento

passare il metal detector sui muri per individuare condutture di vario genere, prima di trapanare o conficcarvi qualsivoglia tipologia di chiodo o di oggetto appositamente appuntito

contemplare al lavoro, in opere di artigianato a scelta, tre generazioni uguali nell’entusiasmo e diverse solo per colore e quantità di baffi barba e capelli, in un arco d’età compreso tra i 75 e i 5 anni

mettere a dimora nuove piantine, semi, fiori, pini natalizi ed erbe aromatiche. Facendo finta di averlo sempre fatto nella mia vita precedente, però devo ammettere che mi riesce bene, in realtà

assemblare in totale autonomia un tavolo, ad esempio, della famosa azienda nordica (fascia di difficoltà: facile) e potermi giulivamente bullare di tutto ciò (esclusa la fascia di difficoltà) davanti alle suddette tre generazioni

– in ultimo, ma essenziale per poter realizzare tutti questi desideri: confidare, col procedere della bella stagione, che le ore di luce prima della notte possano non finire mai.

Mi sono quindi sbilanciata con il mio sogno di mezzo sabato.

E voi, quale idea avete di questo giorno che, pur senza averlo scritto dentro di sé, può mettere un nuovissimo spumeggiante accento sulla vostra settimana conclusa e su quella futura?

Come si accende un post

Come si accende un post - Nuovicontesti

[il fuoco di un camino]

Completate voi la frase del super classico dei Nomadi, oppure leggete questo post fino alla fine. Ok, ma che c’entra? C’entra, c’entra. Ora vi dico perché.

Quando scrivo un post, a me succede come quando devo accendere il camino.

Il camino c’entra sempre, perché lavoro da casa e nelle giornate d’inverno è il mio compagno di avventure preferito.

Scelti prima il pubblico e gli obiettivi, con l’aiuto della metafora vediamo come si fa ad accendere un post.

Cercare da accendere

Se non avete già in mente uno spunto guardatevi intorno, adottate uno sguardo da blogger e cercate un input di partenza da sviluppare, interessante per voi e che ritenete interessante per i vostri lettori. Potrebbe essere un’immagine, un avvenimento della giornata, una sensazione vissuta, una notizia da approfondire. Cercate di allenarvi a questo tipo di approccio, perché vi sarà di molto aiuto nell’attività continuativa di blogging.

Intrecciare carta e rametti

Se siete abituati a scrivere, probabilmente vi capiterà più volte, nell’arco della giornata, di individuare gli input adatti a diventare post. In questo caso ci sono due alternative: o postate subito, oppure annotate immediatamente l’idea – o più idee per più post – in qualunque spazio scrivibile abbiate a disposizione, per non dimenticarla e poterne disporre al momento opportuno.

Avviare il fuoco

Preparata la base di possibili temi da cui partire, cominciate a lavorare con le parole per creare una piccola storia con un inizio, uno svolgimento e una conclusione. Nel corso della stesura alcune scintille potranno generare nuove idee e quindi arricchire il vostro testo che sta nascendo. In questa fase non fermatevi e lasciate che la fiamma si espanda liberamente.

Far crescere il calore

Una volta pronta la prima stesura, rileggete e aggiungete a poco a poco frasi e parole in grado di ravvivare e completare in modo equilibrato quanto avete già scritto. In questo modo il vostro post potrà arricchirsi senza digressioni fuori tema e sarà avviato più facilmente alla sua forma compiuta.

Creare uno spazio invitante

L’ultima cosa da fare è scrivere il titolo definitivo, che ha la funzione di una vera e propria porta: se ha impatto può essere determinante per l’apertura o meno del post da parte del lettore. Se poi mantiene ciò che promette favorirà il ritorno dei visitatori sul vostro blog.

Dare la giusta aria

Se ne avete la possibilità, fermatevi un attimo per una breve pausa. Ritornate quindi al vostro post e leggete tutto una volta senza interruzioni. Avrete immediatamente la sensazione se tutto scorre oppure no, e potrete comportarvi di conseguenza cercando di favorire la presenza di un filo conduttore.

Condividere a caldo

A questo punto potete pubblicare il vostro post, corredato di una o più immagini, e interagire con il pubblico dei vostri lettori fedeli o potenziali, condividerlo sui social media o tra gli altri blogger che trattano temi attinenti o correlabili ai vostri. Abbiate cura di commentare i post dei vostri blog preferiti senza forzature e in modo non meccanico: i blog sono fatti da persone per le persone, e se vi porrete in questa ottica la vostra presenza sarà ben accolta e, magari, piacevolmente ricambiata.

E ora… divano!

Giunge il momento di contemplare l’opera delle vostre fatiche: cosa c’è di meglio di un bel divano proprio davanti al camino scoppiettante, con qualcosa di caldo da bere, e il gatto* a farvi compagnia? Ricordate che il momento di contemplazione dovrà sostenere la vostra autostima almeno fino al prossimo post. Non cedete né a pigrizia né ad accanimento – salvo ne abbiate saltuariamente e necessariamente bisogno – e andate d’accordo con i vostri programmi e scadenze.

*Io non ho un gatto, ma immaginarlo nei pressi di un camino in abbinamento a un divano mi dà una bella sensazione di casa e di calore. Me lo figuro disegnato proprio come nei libri delle scuole elementari, quando si chiamavano così e le frequentavo io un paio di ere geologiche fa.

[non è caldo come il sole del mattino]

Allora: avete acceso il camino, ops, il vostro post? Dopo averlo amorevolmente preparato e condiviso, se c’è bel tempo potete rilassarvi un attimo e mettere finalmente il naso fuori dalla finestra, proprio lì, verso il sole. Che ve ne pare?

Come sopravvivere lavorando da casa

Sopravvivere lavorando da casa - Nuovicontesti

Se avete l’opportunità di lavorare da casa, per esempio al computer, vi sarete già accorti che la situazione presenta delle criticità per nulla trascurabili. Per quanto mi riguarda mi sono imposta delle regole precise per non essere fagocitata dalla mia dolce dimora e stabilire le giuste distanze con lei. Ecco allora alcune buone abitudini che desidero condvidere con voi.

1. E adesso dove mi metto?

Prima di tutto sceglietevi una postazione in grado di nascondere del tutto alla vista e alla mente – per almeno 6-8 ore al giorno, o comunque il tempo ottimale per la vostra attività – cose come la tv, il divano, il libro delle risposte, la finestra dei vicini, l’internet che distrae, insomma tutto ciò che nelle pause andrebbe benissimo ma durante il lavoro proprio no. Chiudete bene la porta e concentratevi al massimo sugli obiettivi che dovete raggiungere.

2. Stop ai mestieri di casa

Quindi, dimenticate tutto ciò che ha a che fare con i mestieri casalinghi. La lavastoviglie ancora da vuotare, il cestone dei panni da piegare, le stanze da riordinare, la moltitudine di giocattoli allo sbando o i peli del gatto sulle poltrone vi creano un chiaro senso di colpa? Rimedierete senza grossi problemi in un momento da voi deciso, appena prima o appena dopo il lavoro, meglio se in giorni stabiliti della settimana. Reset!

3. Bando all’aspirapolvere

Discende dal punto 2, ma per me è il nodo cruciale. Non fatevi tentare dall’aspirapolvere, per nessun motivo. Non potete passare l’aspirapolvere due volte al giorno solamente perché la casa trabocca di cespugli rotolanti. Tanto la polvere non smetterà mai di accumularsi. Nemmeno se avete un aspirapolvere di superdesign e di ultimissima generazione, come ad esempio questo (io non ce l’ho, ma il mio catorcio ha su di me una presa ugualmente formidabile). Per capire come organizzarsi è sempre valido il punto 2.

4. Pigiama? Nossignori!

Per me è un altro punto fortissimo e mi sento di consigliarvelo, ma fate voi. Anche se prevedete di non uscire, vestitevi come se doveste farlo, e abbandonate pigima e affini il più presto possibile nella vostra giornata. Prima di tutto vi sentirete meglio e poi, se vi fossero imprevisti (graditi) come partecipare a incontri di lavoro fuori programma, perderete meno tempo e sarete più efficienti (con tutto ciò che ne consegue) perché già pronti mentalmente.

5. Frigo: solo a ore pasti

Se siete spesso soli e tante volte vi coglie quell’irresistibile sottile languorino, domandatevi se è proprio il caso di dargli ascolto. D’accordo, il vostro elettrodomestico preferito contiene prelibatezze indiscutibili, ma riservatele ai momenti giusti. Provate a stabilire gli orari anche per le pause, e la vostra salute (ma non solo) ne gioverà tantissimo.

Per ora sono giunta a elaborare questi 5 punti, che mi sembrano una buona partenza ma non sono certo esaustivi. E voi, cosa aggiungereste?