[link] Parole dal 2020

È uscita la mia nuova lettera, la numero 15.

Vorrei iniziare a condividere con te alcune esperienze di rottura (e al contempo di apertura) che sto avviando, in un percorso di elaborazione e sperimentazione di progetti collaborativi.

Sto avviando un nuovo approccio al mio fare, in modo che la sperimentazione sia sempre più consapevole e produttiva, non solo per me ma per le persone coinvolte.

Buona lettura, e buon 2020!

[progetti] Parole per ricominciare

Conosco il progetto C+B da parecchi anni, e sono grata per avervi incontrato donne magnifiche.

Nel tempo, nei tanti articoli pubblicati, ho trovato spunti e risposte eccellenti ai miei piccoli e grandi dubbi sull’intreccio di temi che ruotano intorno al lavoro da professionista, in moltissime sfaccettature: dalla crescita personale alle materie fiscali, dalle indicazioni pratiche sulla Seo all’uso dei social.

Dopo essere stata lettrice di C+B per un bel po’, da circa un anno sono diventata autrice e, da gennaio, faccio parte dello staff editoriale: sono fiduciosa nell’intraprendere un nuovo sentiero condiviso e collaborativo, che possa essere utile a chi cerca strumenti per vivere sempre meglio la propria attività e la propria identità professionale.

Ringrazio la capitana Francesca Marano e Daniela Scapoli sia per lo splendido lavoro fatto sino ad ora (e per tutto ciò che continueranno a fare) sia per la fiducia nel passare le consegne al nuovo staff.

Andiamo?

[link] Parole che rispondono alle domande

Parliamo di Seo: come mettere d’accordo uomo e macchina?

Creare contenuti testuali adatti per la Seo significa costruire i sentieri che porteranno il nostro futuro interlocutore da noi.

E quindi: come possiamo trovare le parole importanti per la nostra comunicazione?

Ne ho scritto su C+B:

Ecco l’indice dei passaggi principali per far emergere le parole chiave:

• scriviamo le domande dei nostri clienti
• prepariamo elenchi e questionari
• stendiamo un primo elenco di parole chiave
• esempio: creiamo la mappa di parole per un prodotto fisico
• incrociamo tutti i passaggi precedenti

C+B, la casa + bottega delle imprenditrici creative italiane

Ne parliamo insieme?

Ti aspetto qui sotto nei commenti.

[progetti] Parole quotidiane

Vuoi iniziare oggi stesso ad allenare in modo consapevole e utile la tua scrittura?

È nato il nuovo gruppo Telegram pubblico 1 Testo al Giorno: qui ogni giorno trovi spunti per scrivere usando la tua creatività.

Il progetto è in collaborazione con due donne creative, Cristina Dal Farra e Paola Fontana.

Le prime volte puoi fare fatica a scrivere, le volte successive è un po’ più semplice perché senti la tua scrittura diventare man mano più fluida.

Un consiglio?

Cerca di essere costante nell’esercizio quotidiano e cerca anche di divertirti, l’importante è dedicare qualche minuto ogni giorno a questa attività, che ha una forte componente di gioco.

Se per caso ti piacesse e lo trovassi utile anche per altre persone, passaparola 🍏

Buona scrittura e buon divertimento, ti aspetto qui!

[i miei ospiti #3] Cogito, dunque intraprendo, di Michele Casiero

Michele Casiero è docente di filosofia e storia, appassionato di comunicazione e molto altro. Lo si comprende dalla sua attività vulcanica e molto creativa: dal modo di coinvolgere i suoi alunni alla gestione dei canali Telegram dedicati alla filosofia e alla storia Appuntosofia e Tutta un’altra storia, dalla passione per la scrittura alla cura del podcast Sofia e Clio. Nel suo contributo Michele offre spunti che trovo essenziali: dall’utilità della filosofia nella cultura aziendale, alla connessione della scrittura con i processi cognitivi, il pensiero, la formazione. Ho scritto troppo, ti lascio al pezzo di Michele e ti ricordo che qui trovi la puntata precedente.

La filosofia aiuta l’imprenditorialità a dispiegare il suo potenziale.

Vi sembra una affermazione eretica?

Nel mondo scolastico e accademico si ritiene che la riflessione filosofica e il suo insegnamento non debbano inseguire logiche aziendalistiche e che la scuola debba difendere la tradizione culturale basata sul gesto persuasivo della parola e sulla sua capacità di disegnare orizzonti ampi, incentrati sui contenuti e sulla crescita del sapere e del pensiero critico attraverso un processo di apertura mentale.

Fuori il digitale dalle scuole!

Preferire le conoscenze, perché la categoria di competenze nasconde un significato ideologico elaborato da forze estranee alla scuola, che vorrebbero colonizzarla.

Ho ascoltato, a tal proposito, durante un incontro di studi, l’intervento di un’accademica di estrazione umanista, secondo la quale la scuola deve essere considerata un luogo di resistenza contro il neoliberismo capitalista (sic!).

D’altro canto, mi capita di ascoltare e leggere pareri che considerano il sapere filosofico astratto e, pertanto, inutile e la scuola italiana troppo lontana dal mondo del lavoro, perché troppo preoccupata a costruire nozionismo.

La scuola italiana ha un’impostazione storicista e incentrata sulle mnemotecniche, avulsa dal mondo reale.

Pertanto, se qualcuno ti definisce filosofo, preoccupati.

Ti sta dicendo che sei persona che parla, ma non conclude.

Un altro modo di dire rivolto ai docenti è: “Chi sa fa, chi non sa insegna”.

Questo preconcetto sulla filosofia, sull’insegnamento e sulle discipline umanistiche in generale nasce da un retaggio antico, che si può far risalire a Pitagora e ad Aristotele.

Si racconta che il primo abbia paragonato la società a una competizione olimpica: c’è chi gareggia, c’è chi tifa per i propri beniamini, chi partecipa per realizzare affari. Il filosofo, invece, è colui che osserva tutti questi eventi. Con distacco.

Aristotele ha definito la filosofia come conoscenza teoretica e disinteressata. Colui che fa filosofia non ha altro interesse se non quello di conoscere. E, in quanto uomo, cioè animale razionale, filosofando realizza se stesso pienamente come essere umano.

Platone, a sua volta, nel Teeteto, ci tramanda la storiella di uno stralunato Talete (convenzionalmente ritenuto il primo filosofo) che cadde in un pozzo, perché troppo impegnato a guardare il cielo. Da ciò si evince che la filosofia fosse considerata solo una modalità di vivere e non un mestiere.

Nella tradizione occidentale, vi sono numerosi esempi di filosofia legata all’ambito accademico e impegnata su questioni metafisico-teologiche lontane dagli interessi pratici e utilitaristici di coloro che svolgono lavori finalizzati al guadagno e al benessere materiale.

Ma qualcosa sta cambiando.

Nella riflessione di Alain Badiou, per citare un esempio, si parla di filosofia come evento, cioè attenzione non a ciò che è, ma a ciò che sarà. In questo contesto, un confronto con la quarta rivoluzione industriale è inevitabile. Riflessioni simili sono presenti nella filosofia di Arnold Gehlen, che lancia la sfida all’era tecnologica, non demonizzandola, ma cercando parametri etici per interpretare e vivere il futuro in un contesto ecosistemico, che superi le etiche tradizionali e l’antropocentrismo. Molto si muove anche nel panorama filosofico italiano. Luciano Floridi propone una lettura critica del concetto di informazione, mentre Maurizio Ferraris si propone di fondare un’ontologia del digitale.

E nel mondo imprenditoriale cosa succede? Basta farsi un giro sul web, digitando per esempio “filosofi in azienda sui motori di ricerca”.

La filosofia non solo interessa. Ma è vista come sapere strategico.

Mentre, infatti, nei licei italiani la filosofia è considerata “insegnamento atipico”, negli Usa sfornano manager che, facendo domande e non fornendo soluzioni preconfezionate, salvano le aziende dalla crisi. Realtà quali l’American Practitioners Association o la Cass Business school stanno diffondendo esempi di consulenza filosofica strategica. In una società basata sulla rapidità e sulla ristrutturazione delle skills, il filosofo aiuta a ragionare fuori da schemi consolidati e a trovare soluzioni sostenibili a lungo termine.

Come impattano sulla scuola queste dinamiche?

Gli studenti sono abituati a riflettere sui processi cognitivi che elaborano quando svolgono un compito o risolvono un problema. I processi formativi sviluppano una maggiore autoconsapevolezza negli attori coinvolti. Bisogna saper progettare e porsi obiettivi. Chi si occupa di filosofia ha un ruolo di ascolto attivo e di dialogo con l’obiettivo di far emergere le propensioni e i talenti degli studenti. Anche e soprattutto quelli nascosti. I filosofi, in generale, e i docenti di filosofia, dunque, possono avere un ruolo orientativo.

E in questi processi ne va anche della scrittura. Per anni si è puntato molto (forse troppo) sull’oralità. Oggi si lavora sulla scrittura filosofica. Esistono, infatti, competenze specifiche della filosofia. La scrittura di un testo argomentativo, che metta in luce alcune domande fondamentali. Lo stile filosofico è unico e molteplice. Tutti i testi si basano sul domandare, ma alcuni sono strutturati e sistematici altri brevi e penetranti. Saggi e aforismi. C’è poi l’interazione con altri linguaggi e altre forme di pensiero.

Ci sarebbe molto altro da aggiungere. Ma si potrebbe concludere con un paio di interrogativi, che ne apre altri. Cosa significa oggi pensare? E se pensare non è legato alla dimensione calcolante, è possibile aprire la dimensione di impresa ad altri linguaggi e a prospettive diverse dal riduzionismo economicista?

Ringrazio Michele Casiero per il suo prezioso contributo e ti invito a seguirlo nei canali in cui è presente. Buona filosofia e buona scrittura! E ora ti aspetto nei commenti.

[link] Parole da esplorare

Sono ospite di Cristina Dal Farra, a cui sono grata perché mi ha proposto una bellissima intervista.

Ecco alcuni concetti ai quali riconosco una importanza essenziale:

Alla base di tutto sta una scrittura chiara, diretta, comprensibile: questa impostazione è generata da un grande rispetto per il nostro interlocutore, in particolare per il tempo che sta spendendo nella lettura del nostro contenuto e che deve sfociare in una risposta alle sue reali esigenze.

In abbinamento a una scrittura lineare riprendo il concetto di personale, vale a dire per un contenuto rivolto ad ogni nostro interlocutore.

Non si tratta di una etichetta o di un elemento di facciata, ma di un approccio umano reale che richiede molto impegno e perseveranza.

Ci spostiamo quindi sul piano delle relazioni, capace, se gestito in modo consapevole e trasparente, di unire sempre più la dimensione online e quella offline, tra le quali non deve percepirsi alcuno scarto. 

Grazie Cristina per avermi regalato una preziosa occasione di approfondimento sul mio percorso.

[link] Parole diffuse

Siamo (anche) ciò che scriviamo.

Ogni giorno, scrivendo, estendiamo il nostro curriculum diffuso.

Nella lettera 14 rifletto su quanto scrivere sia rilevante nella nostra vita quotidiana professionale e personale.

Spesso dico che il testo da noi scritto in ogni tipo di spazio (come persone, come professionisti, come aziende – ma le aziende sono fatte di persone) confluisce in una sorta di nostro curriculum vitae diffuso, in evoluzione costante, con particolare riferimento alla dimensione online ma non solo.

C’è anche un refuso (almeno uno), trovalo e scrivimi, ti farò una sorpresa.

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