Vietato non toccare. Giocare con Bruno Munari: una esperienza analogica

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In una mezza giornata di emozioni sono confluite la parte bambina di me, la vita segreta del copywriter (analogico) e la mamma in cerca di nuovi spunti creativi per i suoi pargoli.

Visitare un museo – a modo mio – è parte delle attività che amo da sempre. Far rinascere #lapartebambinadime in ogni occasione possibile è fonte di gioia, ma anche una scelta a volte faticosa per vivere meglio.

Visitare la mostra Vietato non toccare al Muba Museo dei Bambini di Milano ispirata all’opera e alla didattica di Bruno Munari è stato il connubio di queste due esperienze, complice una zia innamorata del proprio nipote.

Alla ricerca del mondo analogico

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Ho scelto di scrivere questo post perché la dimensione analogica della vita è essenziale accanto al digitale in cui viviamo ogni giorno.

Ciò vale per gli adulti e a maggior ragione per i bambini, che devono imparare sin da piccoli a relazionarsi con la realtà e a lasciarsi libero del tempo per assorbire quegli elementi funzionali a stimolare la curiosità, la voglia di sperimentare, le nuove connessioni creative.

Si tratta di strumenti cruciali prima per la vita personale, e poi – in un futuro che non è mai troppo lontano – per la vita professionale.

Perché è vietato non toccare

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Visitando la mostra Vietato non toccare ho avuto occasione di sperimentare sulla mia pelle la sapienza creativa e didattica di Bruno Munari, artista designer che in tutta la sua attività ha operato per coltivare la fantasia, l’immaginazione e la creatività dei bambini.

Visitare la mostra Vietato non toccare ha avuto il significato di un viaggio alla riscoperta del mondo analogico, così importante per ognuno di noi e soprattutto per i più piccoli già immersi nel digitale.

Sperimentare con i nostri sensi

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Come potete vedere dalle foto, in questa mostra-gioco interattiva mi sono divertita molto ma ho imparato anche tanto. Confesso di aver abbandonato la visita guidata più volte per fare esperienza degli oggetti di Bruno Munari, con le mie mani. Confesso di aver visto bimbi pazienti mettersi in fila dopo di me per aspettare il loro turno.

Vi illustro alcune tappe del percorso, una selezione di suggestioni che provo a raccontarvi. Invito voi a visitare di persona la mostra con i bambini: il divertimento e gli insegnamenti che potete trarne sono assicurati per tutti.

Colori e materia: creiamo un libro

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Con le nostre mani è possibile dare vita ad un piccolo progetto che possiamo portare a casa. All’inizio del percorso ci rechiamo in uno spazio con tanti tavolini a misura di bambino, in cui troviamo pastelli a cera colorati, foglietti di carta di vario colore già preforati e, infine, porzioni di superficie materica di diverso tipo, su cui possiamo sperimentare la tecnica del frottage.

Quando sovrapponiamo il foglio di carta ad una delle tante mattonelle materiche a disposizione – legno, metallo, materie plastiche, tutte diverse tra di loro al tatto oltre che alla vista – e passiamo il pastello colorato sul foglietto, possiamo ottenere una serie infinita di texture e combinare tra loro, a nostro piacimento, forme e colori. L’effetto è ancora più bello e luminoso se usiamo pastelli chiari su un foglietto nero.

Al termine del gioco possiamo rilegare i nostri disegni con un cordoncino che ci viene fornito: porteremo con noi un piccolo album creativo che possiamo replicare a casa tutte le volte che vogliamo, divertendoci a trovare di volta in volta una superficie nuova di cui avere l’impronta.

Con tutto il corpo: entriamo nelle scatole arredate

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Una tappa del percorso molto amato dai bambini – e non solo – consiste in una serie di cubi di legno cavi, con il lato di circa un metro, all’interno dei quali è possibile entrare con tutto il corpo.

Ogni cubo ha un arredo interno realizzato con materiali differenti: dalle pareti a specchio all’imbottitura interna su tutte le dimensioni per creare una sorta di divano-nido cavo, dalla tappezzeria scura ai morbidi cuscini. Per lasciarvi la sospresa non vi rivelo tutto e lascio a voi il gusto della scoperta.

Ogni visitatore è libero di interagire con ogni cubo arredato, può entrare a piacimento dove vuole e in qualsiasi successione, può tornare più volte sui propri passi e creare così il proprio percorso sensoriale attraverso la vista, il tatto, l’udito e anche l’olfatto.

Immagini e fantasia: costruiamo una storia

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Vi racconto un altro tratto della mostra capace di coinvolgere sia i bambini sia gli adulti.

Si entra in un lungo spazio arredato con una parete luminosa dove sono esposte tante schede quadrate trasparenti che riportano un disegno colorato ciascuna: un cielo stellato, una luna, una scala, un albero, un omino con l’ombrello, un ciuffo d’erba.

Possiamo scegliere diverse schede e, appoggiandoci su piccoli tavoli luminosi adatti ai bambini, siamo invitati a comporre una storia sovrapponendo tra di loro i disegni presenti su ogni scheda.

L’obiettivo del gioco è far raccontare ai bambini la storia ispirata dai disegni che mano a mano si sovrappongono.

Inutile dire che hanno dovuto insistere per farci visitare le altre sezioni del percorso. Noi per ora, un pochino a malincuore e con tanta voglia di ripetere l’esperienza a casa, ci spostiamo verso l’area pranzo e lasciamo a voi il piacere di scoprire quello che non vi ho raccontato.

Vietato non toccare: info pratiche per visitare la mostra

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La mostra è visitabile fino al 26 marzo 2017.

Come illustra il sito web Muba,

Vietato non toccare è una mostra-gioco interattiva per bambini dai 2 ai 6 anni alla scoperta del lavoro di Bruno Munari. Realizzata da Muba e Associazione Bruno Munari con la collaborazione di Corraini Edizioni.

Il Muba ha sede presso la Rotonda della Besana, un vasto complesso architettonico in stile tardobarocco.

Indirizzo: via Besana 12, Milano. Ecco come raggiungere il Muba.

Posteggio: in zona ci sono alcuni parcheggi coperti a pagamento per chi arriva in macchina.

Ingresso: bambino 8 €, adulto 6 €. Sono possibili altre opzioni di prezzo per famiglie e visitatori aggiunti.

La visita è guidata e ha una durata di circa 75 minuti. Gli ingressi sono a orari fissi e occorre verificare sul sito web la disponibilità di posti e prenotare la propria visita. Occorre anche verificare sul sito gli orari di apertura che possono subire modifiche durante le festività.

Tutte le info sono reperibili in questa pagina web.

Vi ricordo di recarvi al museo con calze non bucate 🙂 I visitatori devono togliere le scarpe, sia i bambini, sia gli adulti che li accompagnano.

Potrete completare la visita con uno sguardo al Bookshop, in cui è possibile trovare libri d’artista e alcuni tra gli oggetti incontrati in mostra.

Per concludere in bellezza rimane da menzionare il quinto senso, il gusto. Bistro è un ambiente delizioso dove è possibile mangiare con comodi posti a sedere. Se desiderate fermarvi in questo spazio è consigliato riservare il posto.

Buona visita! 🙂

Ti è piaciuto l’articolo, oppure hai già visitato la mostra e vuoi parlarne? Ti aspetto qui sotto nei commenti.

Vedere in bianco e nero, scrivere a colori

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Parole e immagini, testi e fotografia: è utile creare una connessione tra il mondo della scrittura e il mondo della visione?

Premessa

Qui non si parla di come costruire i post, ma di un approccio di base. Per i preziosissimi seguaci di questo blog non è più un segreto che nel mio percorso siano accostate le due dimensioni, parola e immagine.

Di conseguenza sin dall’inizio ho scelto di inserire nel blog, con una buona dose di trepidazione, solamente fotografie scattate da me. Se anche questa volta sei coraggioso e paziente e vuoi leggermi fino in fondo, provo a raccontarti come agisce sulla mia attività di scrivente-occhialuta la mia passione di vedente-con-obiettivo.

Ti lascio una riflessione emozionale sulla mia esperienza fotografica in bianco e nero correlata alla scrittura. In ordine sparso troverai anche: una piccola nota sull’uso del colore, un grazie diffuso, uno sconfinamento nella tua vita personale senza chiedere permesso, una lacrimuccia finale.

Vedere ciò che non si vede

Fotografare in bianco e nero è faticoso. Vedere in bianco e nero è un percorso di estrazione di segnali, di indizi, di elementi per dare rilievo alle suggestioni ed emozioni che provengono dalla realtà, anche quella più comune e quotidiana. Vedere in bianco e nero è, paradossalmente, un modo per riscoprire ciò che non si vede dandogli una visibilità nuova, facendo leva proprio sulla mancanza di quell’elemento così importante che è il colore. Vedere in bianco e nero è come colorare senza colore. Vedere in bianco e nero è come svelare i segreti che si nascondono dietro al colore.

Per questo, a volte, penso che fotografare a colori – pratica che amo allo stesso modo – sia molto più faticoso rispetto al fotografare in bianco e nero.

Il bianco e nero toglie subito ogni distrazione e, se vogliamo, ci trasporta immediatamente sotto la pelle del mondo che vediamo, in una dimensione che percepiamo subito essere diversa ma ancora in grado di raccontare. Basta pensare, per fare un esempio alla portata di tutti, alla sensazione di lontananza-vicinanza che proviamo di fronte ai vecchi fotoritratti di famiglia in bianco e nero, tralasciando il fatto se siano stati scattati o meno da un occhio creativo.

Colore & bianco e nero a confronto

Rispetto al bianco e nero, per quanto mi riguarda fotografare a colori richiede un discernimento ancora maggiore perché, seppur colorata, la fotografia non è – mai, né a colori né in bianco e nero – una pura e semplice ripetizione o trasposizione oggettiva del reale. Quindi la mia percezione è che, fotografando a colori, il lavoro di astrazione necessario debba ulteriormente crescere.

Detto ciò, torno alla fotografia in bianco e nero e alla continua riscoperta che ne sperimento. Non riesco, neppure sforzandomi, a definire la fotografia in bianco e nero come una cosa vecchia. Anzi, mi sembra che il bianco e nero offra la possibilità di un approccio sempre nuovo, diverso, laterale, parallelo o profondo, a seconda dei casi. Un approccio che non è mai scontato, un approccio necessariamente parziale perché corrisponde ad uno sguardo e ad una emozione da esprimere e condividere, un approccio che intuisce una potenzialità: dare ad ogni scatto una interpretazione nuova della realtà.

Nella mia esperienza fotografare in bianco e nero è un processo di riconoscimento, selezione, tessitura, composizione che assomiglia alla creazione – ma preferirei dire alla invenzione, nel suo significato di ritrovamento – di un testo.

Ciò che conta è il nostro approccio alla realtà

Partiamo dalla fine del processo. Nessun testo, breve o lungo, nasce all’improvviso. Può essere scritto di getto, accade certamente e in sé non è un male. Nel migliore dei casi, però, ciò accade solo alla fine di un lungo percorso preparatorio – fatto di sedimentare, decantare, distillare – che conduce lo sguardo, la mente, il cuore a  individuare e soprattutto a connettere le immagini, le suggestioni, le emozioni principali che costituiranno l’anima del discorso.

Quando l’attenzione che poniamo alla realtà è desta, curiosa e consapevole, gli elementi che ci interessano possono riemergere da un momento all’altro e dai contesti più vari che abbiamo precedentemente vissuto, percepito, assimilato, amato: dalla vita di ogni giorno, dalla letteratura, dall’arte, dalla natura.

Questo percorso, che si potrebbe chiamare – con estrema cautela – processo creativo, non nasce dal nulla, ma da tracce che ognuno di noi può cogliere in qualsiasi situazione e in qualsiasi momento della vita. Ciò che fa la differenza è il nostro approccio alla realtà, la voglia di guardarla da punti di vista sempre nuovi in grado di rivelarci prospettive impreviste.

Scrivere significa ritrovare

Concludo con un parallelo che proviene dalla mia esperienza, è un tirare le fila più o meno condivisibile e forse anche più o meno comprensibile, ma questo me lo dirai tu che con coraggio e pazienza prosegui nella lettura.

Come la redazione di un testo – più o meno emozionale a seconda dei casi, ma il processo creativo per me non cambia – ricava qui ed ora la propria sostanza dal mio vissuto personale accumulato amorevolmente negli anni, e man mano che si sviluppa è in grado di far ri-emergere ritagli di vita, emozioni, sensazioni, alla unica condizione di aver dato loro valore e peso nel mio spazio-tempo passato, così la fotografia in bianco e nero è in grado di ri-mostrarmi qui ed ora anche ciò che adesso non si vede: un ricordo dimenticato, un luogo somigliante, una sensazione già provata, perché nel tempo li ho amati, elaborati, resi parte di me. Ciò significa ri-vivere, ri-trovare, ri-conoscere.

Guarda in bianco e nero, vivi (e scrivi) a colori!

Tutto ciò per dirti con quanto amore e dedizione arrivo a confezionare un testo, breve o lungo che sia. Per me è la soddisfazione più grande, e ti spiego perché. Ci metto dentro ciò che di meglio la vita mi ha offerto e mi offre. Si tratta di una scelta non sempre facile, che mi costringe ad affrontare tutto con positività.

A volte è una vera e propria scommessa. Cose da pazzi in un mondo folle. Per questo sono grata al mio ex capo, di cui taccio qui i difetti, ma così splendidamente tenace e visionario – se mi sta leggendo lo saluto in diretta. Sono grata a chi mi ha insegnato molto, anche senza saperlo. Sono grata ad un mestiere in grado di darmi ogni giorno qualcosa di importante. Ho volutamente sorvolato qui sugli aspetti strettamente tecnici per raccontarti la parte più emozionale, forse più intima e unica del mio lavoro.

Ora che sta per scenderti (forse) la famosa lacrimuccia, mi intrufolo nella tua vita e ti faccio una proposta: prova a vedere in bianco e nero ciò che ti circonda. Cerca chiarezza e senso nella complessità, non farti distrarre. Less is more: seleziona ciò che è davvero importante per te e costruisci su quella base il tuo percorso, che – se vorrai – da personale potrà diventare un’avventura professionale. Guarda in bianco e nero, vivi a colori!

Ora tocca a te

Ti è piaciuta questa riflessione? L’hai trovata comprensibile? Aiutami a migliorarla, lascia qui sotto il tuo commento. Grazie!

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Approfondisci il tema da una diversa prospettiva: Tra parole e immagini. Contrappunti

Due passi in una storia. La mia

DuePassiInUnaStoriaLaMia_NuoviConTesti

Solo lei sa riconoscere e combattere La Parte Opaca di Me.

Lei mi prende per mano.

Ha la forza dei piccoli passi compiuti istante per istante.

Apre gli occhi sul mondo per vederlo tutto, bello e brutto.

Perché la vita è schifo e poesia (semicit.).

Con il sorriso cerca uno spiraglio nel buio.

Cammina con i piccoli per diventare grande.

È senza macchia e senza paura, ed è la mia salvezza.

È La Parte Bambina Di Me.

Tra parole e immagini. Contrappunti

Tra parole e immagini. Contrappunti - Nuovicontesti

Un mio tratto distintivo è quello di vivere per contrappunti. Una necessità vitale, quasi dettata dall’istinto e che razionalizzo a intervalli di tempo, all’occorrenza.

Per dare valore, peso e sostanza alle parole, materia prima del mio fare, ho bisogno di staccarmi da loro attraverso le immagini.

Per dare senso, nuove prospettive e aria fresca allo sguardo, mi allontano momentaneamente dalla fotografia quando percepisco che sta diventando una abitudine, un calco, una ripetizione.

Ho aperto un blog – questo – che non è il primo della mia vita on line, ma che ne è il filo conduttore. Sono una blogger atipica perché sempre più spesso lo utilizzo per rispecchiare la dimensione che potrei chiamare laterale – ma per me così importante – del mio lavoro.

Lo stile dei miei post non è mai stato e non sarà mai uguale. Dagli appunti operativi alle ispirazioni d’immagine, questo è il luogo dove si spandono le tracce di profumi sempre nuovi. Per me questa infinita possibilità, speranza, apertura è vita allo stato puro.

Non posto da Pasqua, ma quello spazio apparentemente rimasto vuoto è stato in realtà colmo di vita.

Ho bisogno di un varco sempre aperto da cui filtri costantemente uno spiraglio di luce.

Ho bisogno di una continuità solida ma fluida, capace di portare ogni giorno nuova linfa alle mie mani e ai miei pensieri.

Fiorire o volare?

Fiorire o volare? - Nuovicontesti

Fiorire o volare?

Pasqua è sapere che puoi sempre ricominciare.

Un augurio a tutti voi!

Come si accende un post

Come si accende un post - Nuovicontesti

[il fuoco di un camino]

Completate voi la frase del super classico dei Nomadi, oppure leggete questo post fino alla fine. Ok, ma che c’entra? C’entra, c’entra. Ora vi dico perché.

Quando scrivo un post, a me succede come quando devo accendere il camino.

Il camino c’entra sempre, perché lavoro da casa e nelle giornate d’inverno è il mio compagno di avventure preferito.

Scelti prima il pubblico e gli obiettivi, con l’aiuto della metafora vediamo come si fa ad accendere un post.

Cercare da accendere

Se non avete già in mente uno spunto guardatevi intorno, adottate uno sguardo da blogger e cercate un input di partenza da sviluppare, interessante per voi e che ritenete interessante per i vostri lettori. Potrebbe essere un’immagine, un avvenimento della giornata, una sensazione vissuta, una notizia da approfondire. Cercate di allenarvi a questo tipo di approccio, perché vi sarà di molto aiuto nell’attività continuativa di blogging.

Intrecciare carta e rametti

Se siete abituati a scrivere, probabilmente vi capiterà più volte, nell’arco della giornata, di individuare gli input adatti a diventare post. In questo caso ci sono due alternative: o postate subito, oppure annotate immediatamente l’idea – o più idee per più post – in qualunque spazio scrivibile abbiate a disposizione, per non dimenticarla e poterne disporre al momento opportuno.

Avviare il fuoco

Preparata la base di possibili temi da cui partire, cominciate a lavorare con le parole per creare una piccola storia con un inizio, uno svolgimento e una conclusione. Nel corso della stesura alcune scintille potranno generare nuove idee e quindi arricchire il vostro testo che sta nascendo. In questa fase non fermatevi e lasciate che la fiamma si espanda liberamente.

Far crescere il calore

Una volta pronta la prima stesura, rileggete e aggiungete a poco a poco frasi e parole in grado di ravvivare e completare in modo equilibrato quanto avete già scritto. In questo modo il vostro post potrà arricchirsi senza digressioni fuori tema e sarà avviato più facilmente alla sua forma compiuta.

Creare uno spazio invitante

L’ultima cosa da fare è scrivere il titolo definitivo, che ha la funzione di una vera e propria porta: se ha impatto può essere determinante per l’apertura o meno del post da parte del lettore. Se poi mantiene ciò che promette favorirà il ritorno dei visitatori sul vostro blog.

Dare la giusta aria

Se ne avete la possibilità, fermatevi un attimo per una breve pausa. Ritornate quindi al vostro post e leggete tutto una volta senza interruzioni. Avrete immediatamente la sensazione se tutto scorre oppure no, e potrete comportarvi di conseguenza cercando di favorire la presenza di un filo conduttore.

Condividere a caldo

A questo punto potete pubblicare il vostro post, corredato di una o più immagini, e interagire con il pubblico dei vostri lettori fedeli o potenziali, condividerlo sui social media o tra gli altri blogger che trattano temi attinenti o correlabili ai vostri. Abbiate cura di commentare i post dei vostri blog preferiti senza forzature e in modo non meccanico: i blog sono fatti da persone per le persone, e se vi porrete in questa ottica la vostra presenza sarà ben accolta e, magari, piacevolmente ricambiata.

E ora… divano!

Giunge il momento di contemplare l’opera delle vostre fatiche: cosa c’è di meglio di un bel divano proprio davanti al camino scoppiettante, con qualcosa di caldo da bere, e il gatto* a farvi compagnia? Ricordate che il momento di contemplazione dovrà sostenere la vostra autostima almeno fino al prossimo post. Non cedete né a pigrizia né ad accanimento – salvo ne abbiate saltuariamente e necessariamente bisogno – e andate d’accordo con i vostri programmi e scadenze.

*Io non ho un gatto, ma immaginarlo nei pressi di un camino in abbinamento a un divano mi dà una bella sensazione di casa e di calore. Me lo figuro disegnato proprio come nei libri delle scuole elementari, quando si chiamavano così e le frequentavo io un paio di ere geologiche fa.

[non è caldo come il sole del mattino]

Allora: avete acceso il camino, ops, il vostro post? Dopo averlo amorevolmente preparato e condiviso, se c’è bel tempo potete rilassarvi un attimo e mettere finalmente il naso fuori dalla finestra, proprio lì, verso il sole. Che ve ne pare?

Di parole e di altre avventure

Di parole e di altre avventure - Nuovicontesti

Scrivere è una delle mie occupazioni e aspirazioni principali, oltre che preferite. Vorrei scrivere dappertutto, come sempre! 😉

In questo post cerco di indicare alcuni punti chiave nel processo di scrittura, che di volta in volta ho individuato e trovato utili nel mio percorso. Non significa che siano completi, anzi: la mia salvezza – e non solo mia, credo – è imparare ogni giorno qualcosa di più, perciò vi invito a condividere le vostre idee ed esperienze nei commenti.

1. Prima di tutto

Leggere, sempre

Ogni attività di stesura di testi a cui vi avvicinerete ha una premessa essenziale nel vostro vissuto e nelle cose che amate, quindi in voi stessi e nella vostra vita, nei vostri paesaggi.

Leggete ovunque vi troviate e su qualunque supporto, osservate ogni cosa con consapevolezza, lasciatevi prendere dalle parole specialmente quando sono bellissime, cercate di associare nella mente parole e immagini, documentatevi, studiate e approfondite, lasciate decantare.

2. Progetto

Per chi devo scrivere

Occorre chiarire da subito con la massima precisione chi è il destinatario del nostro testo: è così possibile scegliere il linguaggio e le modalità adatte per entrare in sintonia con chi ci leggerà. Faccio solo alcuni esempi: potrebbe essere una sola persona, oppure un gruppo di persone con un interesse in comune, oppure ancora un pubblico nuovo di persone da avvicinare e fare incontrare.

Perché devo scrivere

In base al destinatario cerchiamo di definire gli obiettivi del nostro testo. Potremmo avere un tema già prefissato oppure potremmo essere noi a doverlo stabilire. Che cosa devo comunicare? Che cosa voglio ottenere? Individuiamo bene il messaggio da veicolare, il tipo di coinvolgimento che vogliamo creare, l’azione a cui desideriamo spingere il nostro lettore. Offriamo contenuti chiari e utili, efficaci e piacevoli.

Dove comparirà il testo

Una pagina di carta, il campo del post, il nome di un prodotto, lo status di Facebook, le parole di una canzone, i 140 caratteri di Twitter, una storia per bambini, il corpo testo della mail e il suo oggetto, le didascalie alle foto di un libro, i sottotitoli di un capitolo.

Le destinazioni sono infinite e occorre comprendere le caratteristiche di ognuna per creare il testo adeguato. A voi l’augurio di sperimentarne una, alcune o tante. Buon viaggio, e buona fortuna!

Mappa delle idee

Prima di iniziare a scrivere il testo vero e proprio, mi sento di consigliare una stesura non troppo meditata di tutte le idee, associazioni, immagini che vi si affacciano alla mente. Potete darvi un tempo per questa attività, oppure interromperla quando vi sembra di aver toccato idealmente tutti i punti utili, come fossero una costellazione, per poi selezionare solo gli elementi veramente importanti e vitali per il vostro testo.

3. Stesura

Breve o lungo

La brevità o la lunghezza di un testo sono solo due variabili di stesura e non determinano la minore o maggiore difficoltà nello scrivere. Ogni singolo testo è un mondo con una propria natura. Semplicemente, le difficoltà sono differenti a seconda del testo da produrre. Un testo breve può essere difficile da realizzare perché con l’uso di pochi caratteri deve essere preciso, denso e allo stesso tempo attraente. Un testo lungo presenta ugualmente difficoltà perché ogni sua parte deve essere coerente con tutto il progetto e offrire chiarezza e capacità di coinvolgimento, pur nella complessità dei temi e dei concetti trattati.

Rapido o lento

Lentezza e rapidità sono due dimensioni complementari del testo, sia per quanto riguarda la stesura sia per quanto riguarda la fruizione.

Raramente un testo perfetto o comunque idoneo e corretto nasce subito, ma in alcuni contesti, come nel mondo delle interazioni social, è richiesta una certa prontezza nel gestire specifiche situazioni in tempi brevi.

Si tratta di una prontezza che non nasce sul momento ma proviene da lontano, dalla preparazione, dalle competenze, dall’aver maturato esperienze approfondite che consentono di dare la risposta giusta al momento giusto e nel posto giusto.

Come dire che la rapidità è frutto di un processo lento. E non è una contraddizione.

On line o off line

Lo spazio a cui è destinato il testo – pubblicazioni cartacee, internet, supporti digitali, packaging e molto altro – è una variabile molto importante che meriterebbe una approfondita trattazione specifica.

Molto brevemente, mi limiterò a dire che analizzando e mixando i vari elementi, come il luogo dove si troverà il testo (luogo prestabilito e anche luogo potenziale, visto che potrebbe essere condiviso dove noi non possiamo sapere), il destinatario a cui è rivolto e gli obiettivi che il progetto ha, potremo chiarirci meglio il compito che ci spetta e saremo in grado di costruire il percorso giusto tra le infinite possibilità di testo che possiamo realizzare.

Affrontare il bianco

Occorre superare la barriera dello spazio bianco. Raccogliere le energie e saltare oltre lo scoglio iniziale. I mezzi sono diversi. Per ogni progetto, per ogni supporto lo spazio del testo è diverso, l’ampiezza del testo è diversa.

Ovunque dobbiate scrivere, stendete il primo testo senza fermarvi, lasciate scorrere le frasi nella successione con cui vi vengono in mente, non fermatele perché potreste perdere degli spunti interessanti. Una volta steso il tutto, abbastanza di getto, e quindi scritte le vostre idee anche in disordine, potrete riprendere in mano il testo e ricucinarlo a dovere.

Struttura e ritmo del testo

Mi limiterò a suggerire un accorgimento di base che vi aiuterà a costruire una primissima architettura del testo. In linea generale l’attacco del testo è un punto forte. Al centro può seguire un approfondimento, con l’illustrazione di eventuali dettagli. La conclusione è un altro punto forte dove si concentra l’attenzione del lettore. Sono allo stesso modo importanti – anche come gancio visivo – le postille, la firma, i rimandi alla fine.

Se il testo è lungo vi saranno più parti, ognuna caratterizzata da punti di tensione e scioglimento, in modo da costruire un andamento naturale, un ritmo, una sorta di respiro che alterni la massima richiesta di attenzione a parti che favoriscono la riflessione. Il vostro testo potrà avere anche una certa musicalità: provate a leggerlo ad alta voce per verificarne la scorrevolezza e, in ultimo ma non meno importante, per ascoltare l’effetto generato dai suoni.

4. Revisione

Riorganizzare i contenuti

Preparatevi a una delle fasi più complesse e delicate della scrittura: almeno metà della fatica di scrivere andrà impiegata nella fase di revisione.

Si tratta di riprendere con gli occhi, con il cuore e con la mente tutto quello che avete scritto sino ad ora, mettervi nei panni del vostro destinatario, indossare l’abito del più agguerrito spirito critico nei confronti del vostro presunto capolavoro, e lasciare che accada ciò che deve accadere.

Tagliate – potate, come se aveste di fronte una pianta che deve crescere bene – ciò che non serve, ripulite il testo, cambiate l’ordine delle parti, eliminate rami e foglie secche e lasciate le gemme più fresche per far posto a spiragli di vitalità, di condivisione, di avvicinamento, di azione e interazione.

Formattare il testo

Il testo non solo si legge, ma si guarda: si fruisce meglio se non assomiglia ad un muro, e se vi dà l’idea di un giardino arioso.

Una volta superate tutte le frasi descritte sopra create paragrafi sottotitoli, inserite spazi di interlinea tra un blocchetto di testo e l’altro, scegliete le parole significative – keyword, topic, concetti chiave – da evidenziare con grassetti e corsivi.

Se lavorate per un progetto on line, fate vivere e interagire il vostro testo inserendo link interni e collegamenti a risorse esterne.

Correggere refusi ed errori

Naturalmente il vostro testo dovrà essere il più possibile perfetto dal punto di vista formale. Controllate lessico, ortografia, grammatica, spazi prima e dopo la punteggiatura, maiuscole e minuscole, accenti e apostrofi, concordanze e ognuno degli altri mille milioni di aspetti che generalmente sfuggono alla prima lettura. Passate quindi alla fase successiva e ricordate che è il punto di non ritorno, soprattutto se andate in stampa.

Rileggere. Pausa. Rileggere. Pausa. Rileggere

Su internet è possibile correggere in corsa, quindi ci sono delle facilitazioni in merito. Il mio consiglio è di attivare sempre e comunque la massima attenzione, perché potreste non sfuggire all’occhio di lince di qualche navigatore, e sorattutto agli screenshot.

Nel dubbio, anche prima di pubblicare sul web – per lavori su carta ho attraversato molte notti su bozze di progetti piccoli e grandi – guardate bene e ricordate che la qualità di un avvicinamento, di un approccio, di una conversazione on line passa anche per un testo ben curato nella forma oltre che nei contenuti.

Rileggete più volte, facendo pause per non abituarvi – e soprattutto per non affezionarvi – a ciò che avete scritto e per tenere desta la vostra attenzione. Mano a mano conquisterete maggiore familiarità con questa procedura e vi sarà più semplice svolgerla, perché avrete la consapevolezza di tutti gli aspetti da tenere in considerazione.

Nulla dies sine linea

Una ultima cosa, piccola e preziosa: cercate di scrivere tutti i giorni per affinare la qualità del vostro lavoro. Per questo vi lascio il suggerimento antico attribuito a Plinio il Vecchio.

Qui si conclude, per ora, il mio piccolissimo vademecum per voi. Spero possa esservi utile ma usatelo per quello che è: una minuscola selezione di spunti per scrivere con coscienza, da arricchire ogni giorno con l’esperienza che fate sul campo.

E ora tocca a voi: cosa ritenete importante per una buona pratica di scrittura? 🙂