Vado a capo. Come trovare il tone of voice del tuo progetto

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Vado a capo è il progetto ideato e coordinato da Francesca Sollo, che fa magie anche in veste di unicorno, per aiutare ad avviare o far ripartire la comunicazione on line della propria attività. Sono onorata di aver partecipato come docente, in un gruppo di 10 professioniste, alla prima edizione del corso svoltasi interamente nel web dal 19 giugno al 9 luglio 2017. In questo post espongo in forma discorsiva i concetti che ho espresso nei miei tweet e nei rispettivi visual creati da Francesca per Facebook.

Nell’ambito del copywriting, vale a dire nella dimensione strategica e creativa della scrittura, trovare il tone of voice del nostro progetto significa trovare gli elementi concreti per trasmetterne la personalità, l’identità, l’anima.

Scriviamo come parliamo

Leggere le parole di un testo destinato alla comunicazione è una attività che deve risultare il più possibile naturale e piacevole al nostro utente. Perché allora non proviamo a scrivere come parliamo? Immaginiamo di porre le premesse di un dialogo con il nostro interlocutore, che non è una macchina ma una persona in carne ed ossa, proprio come noi che scriviamo. Le aziende non sono entità astratte, sono fatte di persone: ed è proprio a queste che ci rivolgiamo e con le quali interagiamo.

A proposito di personalità: ciò che siamo, ciò che facciamo e i valori del nostro progetto sono gli elementi che confluiranno nel tone of voice. A seconda del progetto il tone of voice avrà un carattere peculiare, che sarà costante pur nel variare dei canali e potrà essere più o meno leggero: istituzionale, tecnico, informativo, culturale, divulgativo, ironico.

Occorre inoltre costruire e mantenere un buon equilibrio tra tone of voice formale (autorevole, professionale) e informale (caldo, amichevole). Per esprimere vicinanza al pubblico e porre le basi di un possibile dialogo è bene scegliere uno stile semplice e chiaro – non superficiale – anche quando gli argomenti sono complessi.

Tu o voi? Oppure ancora: noi?

La scelta pratica del pronome da usare quando scriviamo per il nostro pubblico dipende dalla natura del progetto, dal canale utilizzato e dal coinvolgimento desiderato. Non si tratta di una scelta semplice: per capire quale strada intraprendere – potrebbe variare a seconda del canale – proviamo a leggere ad alta voce il testo e ad immedesimarci prima nel nostro lettore più attento e ideale, poi nel lettore più frettoloso e sbadato che potremmo avere.

Che effetto ci fa? Ci sentiamo coinvolti o aggrediti? La risposta di volta in volta verrà da sé, senza dimenticare che il tone of voice e i suoi elementi più concreti possono evolvere e migliorare nel tempo a seconda del mezzo utilizzato e delle caratteristiche di ogni singolo progetto.

Per trovare il tono corretto occorre definire il pubblico e gli obiettivi del progetto, in modo da generare familiarità e fiducia in chi ci legge. La costruzione stessa del tone of voice procede per obiettivi strategici: il copywriting efficace ha il compito di attivare connessioni, rafforzare legami e generare novità, o meglio generare nuove prospettive da cui guardare cose che nuove non sono affatto.

Obiettivo: la fiducia reciproca

L’obiettivo strategico principale è proprio quello di favorire un clima di fiducia reciproca: vanno evitate l’autocelebrazione e le promesse che non saranno mantenute. Con le nostre parole cerchiamo di compiere un passo verso le persone. Che cosa significa? Eliminare la promozione pura, proporre contenuti utili e puntare ad un tone of voice dal tocco umano.

L’umanità da imprimere ai testi è un argomento da approfondire e da tenere sempre presente. Un tone of voice capace di far leva sulle emozioni favorisce la connessione con le persone e genera una comunicazione coinvolgente, diretta, sentita. Infondere al tone of voice trasparenza, leggerezza, attenzione, calore consente di raggiungere più facilmente la mente e il cuore delle persone.

Individuato il nostro pubblico, questo va ascoltato nei canali in cui è presente. Sia per estrapolare gli argomenti che interessano ai nostri potenziali utenti, sia – in particolare – per comprendere il modo in cui si esprimono le persone a cui intendiamo rivolgerci. È importante anche analizzare come comunicano i concorrenti, per delineare un tone of voice unico.

Sulla base di queste osservazioni possiamo iniziare a sperimentare il linguaggio del nostro pubblico nei testi che scriviamo: per trovare affinità e migliorare l’empatia.

Altro passaggio necessario è porre le basi per una buona interazione con le persone che ci leggono e ci seguono. Per favorirla occorre creare, anche mediante il tone of voice, spazi accoglienti in cui il pubblico sa di avere ascolto e risposte. Grazie a tutti questi elementi possiamo orientare i contenuti a call to action efficaci: un buon tone of voice porta il pubblico a compiere azioni specifiche.

Come è necessario definire il tone of voice prima di avviare ogni attività di comunicazione, altrettanto importante è monitorare e migliorare costantemente la voce del nostro progetto: il tone of voice evolve insieme alla nostra attività.

Digitale e reale, digitale è reale

In ultimo, ma non meno importante, ecco qualche osservazione sul collegamento coerente della presenza off line e on line. Il tone of voice è il filo sottilissimo e potente, rappresentato dalla parola scritta, che unisce dimensione digitale e identità fisica.

Digitale e reale sono due livelli ormai sovrapposti, che anche nella attività di copywriting occorre interpretare in modo integrato. La percezione che si ha in un incontro nel web deve corrispondere alla percezione che si avrebbe nel mondo fisico, e viceversa.

Dobbiamo pensare ad una linea di continuità tra la dimensione off line e quella on line, per non essere abbandonati dal nostro utente nel caso non ci riconosca in contesti differenti. Una volta creato un tone of voice inconfondibile, quando incontriamo le persone nel web e fuori noi e il nostro progetto saremo riconoscibili e memorabili fra i tanti che apparentemente ci somigliano.

La definizione di un corretto tone of voice è solo la ciliegina sulla torta di un percorso molto ampio, articolato e complesso: l’obiettivo strategico di coltivare la fiducia reciproca può essere raggiunto solo quando miriamo alla creazione, al mantenimento e al consolidamento di relazioni vere e costruttive, che compensino le distanze azzerate e colmino gli abissi di vicinanza generati dalla tecnologia.

Ti è piaciuto l’articolo? Ti invito a commentare qui sotto con la tua esperienza e a condividerlo sui social per raggiungere ed aiutare altre persone.

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Odissea nel web. Viaggio tra la bellezza e i pericoli di internet

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Cyberbullismo, giovani nel web ed emergenza educativa: prosegue il viaggio nell’educazione digitale con i temi del workshop di formazione / informazione per insegnanti e genitori, svoltosi lo scorso sabato 18 marzo al Teatro Comunale di Lugagnano Val d’Arda in provincia di Piacenza. In questo articolo raccolgo i punti chiave della giornata di studio aperta al pubblico.

L’iniziativa Odissea nel web è stata realizzata dai docenti del team digitale e dai ragazzi della scuola secondaria di I grado con il sostegno di Istituto Comprensivo di Lugagnano Val d’Arda, Buzzi Unicem e Generazioni Connesse.

Dai giovani agli adulti, necessario un percorso di continuità

Rieducazione digitale, perché e come farla? Ciò che emerge dalle prime parole di presentazione al convegno è l’emergenza di colmare una grande lacuna creatasi tra l’utilizzo della tecnologia da parte dei più giovani e la piena consapevolezza di ciò che si sta facendo, soprattutto da parte degli adulti.

I ragazzi delle classi terze della scuola secondaria, coordinati dai docenti e animatori digitali Michela Villa, Ada Turco e Nadia Pompini e supportati dagli altri componenti del team digitale Alessandra Provini, Maura Inzani e Luigi Botti, hanno realizzato due importanti documenti che sono stati presentati all’inizio della giornata.

Cyberbullismo, i dati raccolti con il questionario

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Come illustrato dai dati raccolti con il questionario sul cyberbullismo (pdf) la situazione è chiara: le risposte dei 187 ragazzi (alunni dalle classi quinte della scuola primaria alle classi terze della scuola secondaria di I grado) intervistati in forma anonima nelle scuole del territorio – Lugagnano, Rustigazzo, Vernasca, Morfasso – sono un campione illuminante di ciò che avviene anche oltre i confini dell’Istituto Comprensivo locale.

La presentazione ricavata dal questionario sul cyberbullismo è stata coordinata dalla docente Michela Villa.

Il sondaggio spazia dalle domande generali sull’uso della rete e dei social ai problemi connessi ad un cattivo utilizzo di questi, dalle relazioni on line al ruolo dei genitori nel controllare le attività dei figli nel web.

Le risposte su cui riflettere maggiormente riguardano la quantità di tempo investito e le fasce orarie di uso della rete e dei social – alcuni ragazzi si connettono anche nelle ore notturne; la fiducia e la presunta libertà che i genitori danno ai minori nell’utilizzo di questi strumenti; il controllo sui più giovani visto spesso come un aspetto discutibile.

Dal questionario emerge con forza l’esigenza di relazioni solide tra genitori e figli: un concetto che forse appare scontato ma che davvero non lo è.

Dialogo e fiducia reciproca servono non solo per affrontare insieme ai più giovani ogni naturale passaggio della vita, ma anche per aiutarli ad avvicinarsi in modo corretto, costruttivo e non traumatico al grande mare di internet.

Contro il cyberbullismo: da Ligabue al video creato dai ragazzi

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Il secondo documento prodotto a scuola è un videoclip sul tema del cyberbullismo.

Gli alunni della classe terza B di Lugagnano, guidati dalla docente di musica Ada Turco, hanno realizzato un video che ha come colonna sonora la canzone G come giungla di Ligabue. Il video al momento non è pubblico per questioni di privacy perché interamente interpretato oltre che costruito dai ragazzi, dalle riprese alle animazioni.

Ecco un brano della canzone:

G come giungla
la notte comunque si allunga
le regole sono saltate
le favole sono dimenticate

G come guerra
e giù tutti quanti per terra
non basta restare al riparo
chi vuol sopravvivere deve cambiare

E guardo fuori ma quanto basta
ma quanto basta nascosto
potresti essere il prossimo
oppure il prossimo pasto

E puoi urlare che tanto la giungla
soffoca la tua voce
però ti lasciano contare
su tutti quei mi piace.

Nel video il tema della vita come giungla viene trasferito all’universo dei social e della rete, a cui aderisce perfettamente.

Attraverso l’elaborazione del video, davvero coinvolgente e ben fatto anche dal punto di vista creativo, i ragazzi hanno riflettuto su temi con cui sono a contatto nella vita di tutti i giorni e sono stati guidati dall’insegnante ad un percorso di consapevolezza per un migliore uso della rete e delle sue potenzialità.

Silvia Fontana, Odissea nel web: la bellezza e i pericoli della rete

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Nella seconda parte della mattina è intervenuta Silvia Fontana, docente e animatrice digitale del Liceo scientifico Bertolucci di Parma.

L’intervento ha toccato molti argomenti in modo approfondito e concreto, che sintetizzerò in brevi paragrafi seguendo la trattazione della relatrice.

Silvia Fontana ha spaziato dalla bellezza della rete con le sue enormi potenzialità alle regole per utilizzare i social network, dai meccanismi del web marketing al deep web, dalle principali fome di dipendenza alle difficoltà del rapporto tra genitori e figli spesso entrambi inconsapevoli dei pericoli del web.

Internet come oceano globale, ambiente per l’uomo liquido

Silvia Fontana descrive internet come oceano globale e ne indica alcune caratteristiche di base: è uno spazio globale, relazionale, ambiguo, prometeico, nel quale si conserva la memoria globale e in cui diventa sempre più facile lo scambio tra pubblico e privato.

Spiega la relatrice nelle slide:

La rivoluzione digitale e la virtualizzazione della realtà intercettano, esaltano e plasmano alcune caratteristiche dell’uomo liquido.

La definizione di uomo liquido ci riporta alle trattazioni di Zygmunt Bauman sulla vita sociale odierna, un universo in costante movimento, incerto, frammentato, instabile.

Le caratteristiche dell’uomo liquido – prosegue Silvia Fontana – sono il narcisismo, la velocità, l’ambiguità, la ricerca di emozioni, il bisogno di infinite relazioni light.

La consapevolezza di queste dinamiche aiuta a conoscere meglio la rete, a definire il suo rapporto con il mondo off line e a regolare i comportamenti da assumere quando ci muoviamo nel web.

La narrazione nel web

Il web è uno spazio dove la prossemica non è applicata e nel quale si opera costantemente una delega narrativa a causa della tendenza a non vivere il momento presente, ma a fissarlo con foto e video per rivivere il racconto successivamente.

Si attua per questo una bulimia comunicativa – in attesa dei mi piace – associata alla dislocazione della relazione, che si sposta dalla dimensione dell’evento reale alla dimensione virtuale dell’evento postato sui social.

Internet è libertà?

Silvia Fontana introduce il tema della libertà nella rete contrapponendo due visioni.

Visione mitologica: internet è un luogo per natura anarchico, libero, refrattario alla regolamentazione

Visione realistica: esistono dei soggetti con posizione di supremazia (multinazionali)

Detengono le conoscenze tecniche di supporto o le informazioni. L’individuo non conosce chi limita i propri diritti in modo subliminale.

Stabilito il dualismo tra visione mitologica e visione realistica della rete la relatrice invita a riflettere sul passaggio successivo, aperto ai dubbi sull’effettiva natura democratica del web.

Neuromarketing: noi siamo dati

Occorre conoscere le dinamiche del marketing, se vogliamo sapere perché visualizziamo determinati contenuti.

Il neuromarketing fa leva sulle emozioni per condizionare l’utente. Noi siamo dati, la merce di varie agenzie commerciali che creano il profilo digitale dell’utente.

Ne consegue il bombardamento di finestre pubblicitarie tarate sul profilo personale.

Il fenomeno del vamping

Il vamping è l’abitudine dei ragazzi di tenere acceso il cellulare anche di notte e di comunicare con i coetanei in queste ore.

I brand sono molto attenti all’uso dello spazio notturno quando non viene regolamentato dagli adulti, e puntano sul fatto che lo smartphone è il device più utilizzato.

Internet, bambini e adolescenti

Bambini e adolescenti non possiedono la dimensione razionale controllata dal lobo frontale del cervello, che in loro non è ancora del tutto sviluppato.

Per questo motivo non sono in grado di prevedere le conseguenze delle proprie azioni, tantomeno di gestire e pianificare le situazioni.

Bambini e adolescenti non possono fisiologicamente essere consapevoli, perciò occorre interrogarsi seriamente sull’opportunità di consegnare loro uno smartphone con la possibilità di navigare in rete liberamente, senza informazioni e completamente soli.

La risposta è no, e inoltre la connessione di notte deve essere interrotta e il telefono deve stare fuori dalla camera.

Squilibri patologici e forme di dipendenza dalla rete

Silvia Fontana introduce brevemente alcuni disturbi collegati al cattivo utilizzo della rete.

Dipendenza dalla rete: Iad, Internet Addiction Desorder (Ivan Goldberg).

È la dipendenza psicologica dal web. Si manifesta con caratteristiche specifiche, come il bisogno di rimanere connessi alla rete il maggior tempo possibile.

Cybersex addiction

Questa forma di dipendenza è collegata al materiale vietato ai minori di 18 anni disponibile in rete.

Se fruiti ad una età in cui non si è pronti, tali contenuti – disponibili in modo molto più immediato rispetto al tradizionale materiale cartaceo – provocano ansia, traumi, dissociazione interna dei ragazzi.

Ciò accade perché la facilità del tutto e subito sottrae al giovanissimo le dimensioni dell’immaginazione e dell’attesa, fondamentali per un corretto sviluppo mentale ed emozionale in questo ambito.

Gambling compulsivo

È la dipendenza dal gioco d’azzardo. Ci si può abituare anche da giovanissimi se il gioco on line – adeguato all’età con premi non in denaro e, inoltre, con possibilità di chat con gli sconosciuti – non viene riconosciuto tra le routine dei ragazzi e non viene regolamentato dai genitori.

Mud addiction

A questo proposito Silvia Fontana approfondisce la trattazione sulla dipendenza da Mud (Mud addiction) e sui giochi in rete.

Le Mud (Multi User Dungeon o Multi User Dimension) sono giochi di ruolo che utilizzano la rete per dare la possibilità agli utenti di giocare fra loro simultaneamente. È prevista la creazione di un personaggio, spesso di natura fantastica, con cui il soggetto si identifica e gioca. Le Mud sono tossiche, perché si avvalgono di una tecnologia che rende meno evidente il contesto ludico, facilitando l’identificazione del giocatore con il personaggio.

Silvia Fontana avverte che, con un uso di questo genere di giochi eccessivo e non concordato in modo adeguato con i genitori, è possibile incorrere in stress e ansia da iperconnessione quando non si è connessi.

Diversi giochi offrono inoltre la possibilità di acquistare mezzi magici e altri strumenti affini tramite il credito telefonico, la cui oscillazione deve essere a conoscenza dei genitori. Non si tratta di violazione della privacy, ma – possibilmente – di esperienza di dialogo e soprattutto di tutela del minore.

Dipendenza da cyber relazioni

Facebook attualmente è più diffuso tra gli adulti, mentre i più giovani utilizzano prevalentemente sistemi di messaggistica istantanea o app come Snapchat e Instagram. I giovanissimi utilizzano gruppi per comunicare in chat e devono imparare a silenziare le notifiche nel corso della giornata, in particolare quando studiano e durante la notte.

Emergenza educativa digitale

È necessario conoscere, informarsi, attivare il controllo parentale. I genitori pensano che in rete non ci siano pericoli: molti sono più preoccupati per le uscite reali che per i rischi insiti in una navigazione nel web non consapevole.

Silvia Fontana sottolinea che in Italia esiste meno consapevolezza rispetto all’Europa, anche se qualcosa comincia a muoversi, e ribadisce con forza che è diritto e dovere dei genitori essere informati sulle attività in rete dei minori.

Il deep web e i contenuti illeciti

Ci sono spazi web accessibili attraverso browser e modalità particolari, che ragazzi capaci potrebbero imparare ad utilizzare.

Si tratta del deep web – del dark web nella sua parte più oscura – in cui è facile reperire contenuti pesantemente illeciti con l’aggiunta del rischio di essere tracciati. Quindi, come e ancor più rispetto al web di superficie, se ne deve conoscere l’esistenza e i minori non devono potervi accedere.

Il contenuto si definisce illecito quando è contrario alle leggi di uno stato: contenuti pedopornografici; che invitano al turismo sessuale, a reati di tipo economico, informatico, di diffamazione, di violazione della privacy, della proprietà intellettuale; al gioco d’azzardo o che minacciano la sicurezza nazionale.

Oggi sono a disposizione molti filtri e controlli per tutelare la navigazione in tutti i dispositivi, che i genitori sono caldamente invitati a conoscere e a installare. Se necessario si chiede l’aiuto di un tecnico e in ogni caso, ove possibile, si cerca di parlarne serenamente con i propri figli.

Sexting e la Bibbia 2.0

La pratica del sexting (sex, attraverso immagini o video + texting, scrittura del testo) e della condivisione di contenuti intimi può avere conseguenze molto pesanti se questo materiale viene utilizzato per scherzi presi alla leggera, ricatti, vendetta o altri obiettivi poco nobili, e per vari motivi ottiene una larga diffusione nel web.

La diffusione della Bibbia 2.0 (e successive versioni), un enorme catalogo di immagini di carattere privato, è un esempio di grave deriva della rete che nasce da condivisioni fatte senza pensarci troppo o da immagini rubate, con conseguenze spesso irreparabili sulla vita delle persone coinvolte.

Il primissimo ed essenziale invito è, quindi, a sensibilizzare i più giovani a non condividere mai proprie foto intime, neanche con persone investite di piena fiducia, neanche impostando la privacy più ristretta.

Purtroppo una pubblicazione in rete è quasi impossibile da cancellare e potrebbe aprire ferite destinate a rimanere per sempre, oppure potrebbe riemergere anni dopo al momento della ricerca del lavoro o – in modo ugualmente indesiderato – in altre occasioni non previste.

Come avviene l’adescamento on line

Silvia Fontana passa al tema dell’adescamento on line e ne sintetizza in questo modo la dinamica:

L’adescamento on line in danno di minori è un fenomeno che consiste nel tentativo, da parte di una persona malintenzionata, di avvicinare un bambino o un adolescente per scopi sessuali, conquistandone la fiducia attraverso l’utilizzo della rete internet, in particolare tramite chat, blog, forum e social network.

L’adescamento avviene in cinque fasi, elencate dalla relatrice:

  1. formazione dell’amicizia
  2. formazione del rapporto di fiducia
  3. valutazione del rischio
  4. fase della relazione esclusiva
  5. fase sessuale

Per tutelare i minori contro l’adescamento occorre invitarli a:

  • riferire ai genitori tutti i nuovi incontri on line per gestirli in modo adeguato, oltre che generare un senso di sana diffidenza e stimolo investigativo per difendersi non solo dagli sconosciuti ma anche da possibili conoscenti insospettati
  • riconoscere e comunicare ai genitori qualsiasi segno di intrusione nella vita personale da parte di esterni
  • non dare a nessuno, tramite web ma non solo, informazioni personali come nome e cognome, nomi dei genitori, indirizzo di casa, numeri di telefono, scuola frequentata, geolocalizzazione, dati di accesso ai propri social e altre informazioni affini.

Alla base di tutto rimane il dialogo tra genitori e figli, tra i più giovani e gli adulti di fiducia, come gli insegnanti: si tratta della prima e fondamentale rete di sostegno per aiutare in caso di adescamento e in tutte le altre situazioni segnalate in questo articolo.

Il cyberbullismo e le sue tipologie

Silvia Fontana identifica diverse tipologie di cyberbullismo:

  • flaming: litigi on line nei quali si fa uso di un linguaggio violento e volgare;
  • molestia: invio ripetuto di messaggi offensivi;
  • cyberstalking: invio ripetuto di messaggi offensivi che includono esplicite minacce fisiche, al punto che lavittima arriva a temere per la propria incolumità;
  • denigrazione: pubblicazione all’interno di comunità virtuali – quali mud, forum di discussione, messaggistica immediata, newsgroup, blog o siti internet – di pettegolezzi e commenti crudeli, calunniosi, offensivi, denigratori al fine di daneggiare la reputazione della vittima;
  • outing estorto: registrazione delle confidenze strappate in messenger – dunque all’interno di un luogo privato – creando un clima di fiducia e poi inserite integralmente in un blog pubblico;
  • impersonificazione: insinuazione all’interno dell’account di un’altra persona con l’obiettivo di inviare da questo account;
  • esclusione: estromissione intenzionale di una persona da un’attività on line.

A supporto della trattazione sul cyberbullismo la relatrice presenta un documento dedicato alle scuole, a cura del Compartimento Polizia Postale e delle Comunicazioni Emilia Romagna (Bologna, 25 ottobre 2016).

Ecco il link al pdf scaricabile:

Protocollo d’intesa per le scuole sull’uso consapevole delle nuove tecnologie da parte dei giovani e sulla prevenzione del cyberbullismo

Il documento conclude la relazione di Silvia Fontana e manifesta la sensibilità crescente nei confronti della gravità del tema; anche le conseguenze penali commisurate ai reati rappresentano un chiaro segnale.

A chi rivolgersi in caso di cyberbullismo o altre situazioni spiacevoli

Il questionario sul cyberbullismo di cui si è trattato all’inizio ha messo in primo piano i genitori e gli insegnanti come referenti a cui affidarsi in caso di problemi riscontrati dai ragazzi intervistati navigando in rete.

In chiusura del workshop la relatrice, oltre ad invitare a contattare la Polizia Postale per chiedere aiuto, indica il numero 114 di Telefono Azzurro gratuito e attivo tutti i giorni 24 ore su 24 per segnalare abusi, situazioni di disagio e contenuti pedopornografici, illegali o nocivi per bambini e adolescenti reperiti in rete.

Disegni in mostra e manifesto dell’evento

La mattina di studio termina con la possibilità di visionare la mostra di disegni sul tema del cyberbullismo realizzati da tutte le classi delle scuole secondarie di Lugagnano, Vernasca e Morfasso. Uno dei disegni è stato selezionato per essere inserito nel manifesto dell’evento.

La realizzazione dei disegni fa parte della campagna contro il cyberbullismo portata avanti dai docenti di arte Silvia Romiti ed Emmanuele Gruppi in tutte le classi terze della scuola secondaria, nell’intero Istituto Comprensivo.

Attraverso la creatività i ragazzi hanno esplorato una parte di realtà che tende a rimanere nascosta ma che, al contrario, deve essere guardata con sempre maggiore consapevolezza per poter vivere la rete nel migliore dei modi.

Il web è uno strumento dalle enormi potenzialità positive che, purtroppo, può essere utilizzato anche male: per tutelarsi occorre conoscere e informarsi.

Conclusioni

Educazione digitale significa che la rete è bella se utilizzata bene. Occorre conoscerla altrettanto bene e sapere che ogni contenuto condiviso nel web è pervasivo e persistente, nello spazio e nel tempo.

Ma, soprattutto, educazione digitale significa riflettere su un’altra emergenza educativa, quella che riguarda i genitori: devono essere informati e consapevoli per poter trasmettere gli stessi valori ai propri figli e aiutarli a vivere al meglio il web e le possibilità che offre.

La scuola è importante, ma i genitori hanno un ruolo insostituibile a cui non possono sottrarsi. Lo dico da mamma, quindi parlo prima di tutto per me stessa.

Costruire e coltivare le relazioni con i figli, concordare le regole da rispettare, favorire il dialogo in ogni modo: ritengo siano questi i principali strumenti per affrontare con il piede giusto l’infinito mondo del web.

Vuoi approfondire, esprimere il tuo parere o raccontare la tua esperienza? Ti aspetto qui sotto nei commenti.

Scrivere per il web: approccio umano e strategico, Latina 27.01

Alzai gli occhi offuscati: in alto, vertiginoso, vidi un cerchio di cielo così azzurro da parermi di porpora.

Jorge Luis Borges, “L’immortale”, in L’Aleph

Questa frase è tratta da un libro di racconti: che cosa c’entra tutto questo con il copywriting e con la scrittura professionale?

Sono parole che generano attenzioneSono parole che creano sorpresaSono parole che costruiscono un effetto visivoSono parole che esprimono una voce unicaSono parole memorabili.

Proprio come dovrebbero essere le parole che riguardano il personal branding e il corporate branding.

In fondo a questo breve post condivido il link alle slide del mio intervento sul copywriting che ho tenuto alla giornata di formazione Social Girls – Rosa Digitale, organizzata da Cosedabionda di Alessandra Ortenzi e Valentina Baldon.

L’evento si è svolto il 27 gennaio 2017 presso BIC Lazio Incubatore d’impresa, nella sede di Latina.

Ringrazio per gli scatti Rita Fortunato (foto in alto a destra), Sara Daniele (foto a destra al centro e a sinistra in basso) e Bruna Athena (foto in basso a destra).

Il mio speech è racchiuso nella presentazione che ho postato su Slideshare. Ecco il link:

Scrivere per il web: approccio umano e strategico

Buona visione e buona lettura!

Educazione digitale: al via il corso-laboratorio di Rachele Zinzocchi

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Digital education: di che cosa si tratta, e perché serve? Sabato 17 dicembre, in TIMspace a Milano, Rachele Zinzocchi ha dato il via ad un nuovo percorso – un vero e proprio laboratorio in costruzione – per portare un cambiamento decisivo nel nostro modo di fruire della tecnologia e del digitale.

Formazione, interazione, comunicazione

Laboratorio di educazione digitale, che significa? In questo post vorrei raccontarvi almeno alcuni tra i punti salienti della prima giornata del corso organizzato da Rachele Zinzocchi.

Non è una trattazione esaustiva perché la giornata è stata davvero ricca e intensa e non è possibile riportare qui tutti i temi affrontati: ho preferito selezionare alcuni concetti essenziali e i valori alla base del percorso di formazione che le persone interessate potranno approfondire insieme agli esperti presenti, volta per volta, nelle prossime puntate del corso.

Un progetto collaborativo

Accanto a Rachele Zinzocchi sono intervenuti Lucia Pecora, Daniele Salvaggio, Pierluigi Vitale, Fabio Ferri, Andrea Trapani, Giovanni Corbetta: professionisti ed esperti che hanno interagito costantemente con il pubblico, sia nel fornire informazioni dettagliate, sia nel chiedere riscontro sulle pratiche quotidiane nell’uso degli strumenti disponibili in rete.

Come spettatrice e come mamma vorrei fare una menzione speciale: il team è stato affiancato da Tamara Maggi – finalmente ho potuto incontrarla di persona – una mamma d’eccezione che ha dato il suo supporto nella comunicazione dell’evento anche live mediante i social, e non solo.

Per costruire l’articolo mi sono servita dei miei appunti sparsi e ho preso spunto dal live tweeting realizzato in modo collaborativo dalle persone presenti all’incontro, che hanno twittato con gli hashtag #Educazione #Digitale, #EducazioneDigitale, #DigitalEducation, #Digital #Education.

I protagonisti della digital education siamo noi

La giornata ha avuto molteplici linee di sviluppo che si sono incrociate positivamente.

Un concetto chiave della giornata è stato quello della connessione necessaria e costante tra generazioni diverse: giovani e meno giovani, figli e genitori, ragazzi ed educatori possono imparare a vivere bene il digitale solo se riescono a interagire in modo positivo, con vantaggio reciproco.

L’educazione digitale è una forma di cultura che può svilupparsi solo se il dialogo tra generazioni diverse è continuo e costruttivo, solo se i più piccoli crescono insieme agli adulti, in un circuito virtuoso di scambio e conoscenza.

Il digitale utile, l’utile del digitale

L’educazione digitale è un tema utile per tutti, contemporaneo e trasversale, che interessa molti ruoli allo stesso tempo: dai genitori ai figli, dai giovani al mondo imprenditoriale, dagli operatori del settore digitale al mondo della scuola.

In proposito si è parlato in modo approfondito della necessità di una educazione civica digitale a partire dalla scuola secondaria di primo grado, ex scuola media.

Nell’ottica di un buon uso del digitale è stato illustrato un progetto teso a collegare il mondo della scuola alle opportunità offerte dall’utilizzo di un social come Facebook nel contesto didattico: uno spunto davvero interessante per conoscere meglio la piattaforma come strumento e per utilizzarlo in modo costruttivo.

Il digitale è uno strumento. Non è buono, e non è cattivo

La rete e le piattaforme digitali che usiamo ogni giorno non sono né buone né cattive. Per un professionista del web può sembrare una affermazione banale, ma è proprio qui il vero fulcro della materia per un uso consapevole di queste nostre appendici tecnologiche da parte di tutti noi, percepite particolarmente naturali dagli utenti più giovani, chiamati per questo nativi digitali.

La consapevolezza e la responsabilità che devono sottostare ad ogni gesto che compiamo on line è essenziale da una parte per vivere serenamente la rete e le sue dinamiche, e dall’altra per difenderci da situazioni pericolose che possono portare anche a perdere la vita, come accaduto in vicende di cui tutti abbiamo sentito parlare.

#StopWebViolence, troll e cyberbullismo: alcune buone pratiche da seguire

In concreto, una pratica sulla quale si è insistito molto durante la giornata-evento è stata quella di non pubblicare contenuti che ci presentino, solo per fare un esempio, in situazioni private, e di non pubblicarli nemmeno con una privacy limitata, perché una volta messi in circolazione possono sfuggire completamente al nostro controllo e generare una diffusione che non siamo più in grado di fermare, con conseguenze anche molto gravi se non bloccata per tempo.

A questo proposito potrebbe anche capitare che alcuni nostri contenuti – foto, ad esempio – siano scaricati e utilizzati da altri in modo improprio, anche se si tratta di materiali che ci presentano senza connotazioni negative.

Potrebbe succedere che una persona ci attacchi con pretesti vari e prosegua con insulti e atteggiamenti di grave prevaricazione.

In tali casi la prima cosa da fare è non dare alcun seguito alle persone che compiono queste azioni – don’t feed the troll – quindi bloccare subito questi profili e fare immediatamente uno o più screenshot da sottoporre nel tempo più breve possibile alla Polizia Postale.

Dati, sicurezza e tool utili per vivere meglio il digitale

In una fase di approfondimento tecnico si è parlato di dati, con particolare riferimento a WhatsApp e Telegram, app quest’ultima attualmente riconosciuta per la sua sicurezza. A titolo di esempio, a proposito di WhatsApp e della sua acquisizione da parte di Facebook, si è posto l’accento sulle clausole non per tutti chiare e spesso macchinose – che, di conseguenza, in pochissimi leggono – in riferimento all’uso dei nostri dati.

In linea molto generale, i nostri dati vengono raccolti e utilizzati dalle piattaforme di vario genere che ci offrono i loro servizi gratuiti, dai motori di ricerca ai social alle applicazioni di messaggistica: vengono organizzati per profilare gli utenti e, ad esempio, per mostrare annunci pubblicitari mirati.

Tra i vari tool utili presentati uno in particolare mi ha colpito. Per illustrare come è possibile recuperare in modo molto semplice tutto ciò che pubblichiamo è stato mostrato uno strumento in grado di individuare in un solo clic tutte le tipologie di contenuti pubblici inserite da un profilo personale qualsiasi in Facebook.

Ciò non è stato fatto per generare inquietudine fine a se stessa – sulla quale si è anche scherzato durante il corso – ma per confermare ancora una volta che solo la consapevolezza del digitale come insieme di strumenti, la conoscenza delle dinamiche che governano le azioni on line e la responsabilità con cui compiamo ogni nostro gesto in rete possono contribuire a rendere l’universo digitale un mondo migliore in cui abitare, da armonizzare con la nostra vita off line.

Conclusioni

Spero di avervi dato con questo post almeno un cenno dell’importanza e della ricchezza dei temi affrontati durante la giornata del 17 dicembre.

L’attenzione è stata puntata sulla formazione degli adulti, perché i giovani possano vivere al meglio, insieme a loro, il digitale in cui sono nati, e sull’idea di laboratorio permanente come strumento per una formazione di valore.

Questo post non è esaustivo e non potrebbe esserlo: per prima cosa ti consiglio di seguire Rachele Zinzocchi e le prossime puntate del suo corso-laboratorio. Se desideri aggiungere a questo post informazioni più complete e dettagli approfonditi ti invito a farlo – è essenziale per la crescita di tutti – nei commenti qui sotto. 

Lentezza, tempo e creatività. Un libro letto, e un altro da leggere

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Come è possibile vivere la dimensione della lentezza in un mondo sempre più vorticoso e in preda alla velocità? Eccovi una riflessione personale, non esaustiva, non scientifica e puramente improntata alla mia esperienza, da cui sarebbe bello aprire un confronto.

Pensiero lento e pensiero rapido

Lentezza: oggi torno a uno dei temi che mi stanno particolarmente a cuore.

Accanto alla lentezza, in questo post troverete tanti altri spunti su cui ho riflettuto e su cui sarei felice di stuzzicarvi: in ordine rigorosamente sparso vi parlerò di memoria, no al multitasking, utilizzo strategico del tempo, creatività, otium, libri.

Pensiero lento e pensiero rapido: partiamo dall’elemento che ha scatenato questo post, e cioè dall’arte di incastrare frammenti di pensiero lento all’interno di una successione di pensieri – e azioni – rapidi.

Elogio della lentezza

Questo post nasce dal libro Elogio della lentezza di Lamberto Maffei: è un piccolo volume che sintetizza molto bene, dal punto di vista delle neuroscienze, la differenza e l’abbinamento tra i due approcci – lentezza e rapidità – nella nostra vita di esseri umani.

Ho apprezzato il libro per la sua grande chiarezza e per la sua capacità di toccare diversi ambiti culturali, dall’educazione nella scuola alla letteratura, dall’arte all’economia.

Il libro va a coronare una serie di miei pensieri sparsi sulla lentezza che finalmente posso considerare non del tutto folleggianti e che, anzi, sto cercando di praticare – con buoni risultati devo dire – nella mia stessa vita personale e professionale. Spero quindi di offrirvi uno spunto utile su cui riflettere e confrontarsi.

Il tempo è la nostra ricchezza

Il concetto da cui prendo avvio è il tempo.

Il tempo è denaro, come si dice più o meno consapevolmente. Sì, ma quale tempo? Quel tempo in cui riusciamo a non programmarci, a non organizzarci, a lasciarci stupire dalla natura o da un’opera d’arte è tempo guadagnato per noi, tempo che va ad arricchire la nostra vita personale e, alla lunga, tutto il sostrato che sta alla base della nostra professionalità.

Il tempo è ricchezza, se lo usiamo per noi stessi e per crescere come persone. Mi sbilancio ed esagero, ma non troppo: la crescita professionale è la conseguenza naturale di un utilizzo cosciente e strategico del nostro tempo.

Usiamo bene la nostra memoria

Al buon uso del tempo collego il buon uso della memoria. Inizio con un aneddoto tra il serio e il faceto, di cui sono protagonista.

Anni fa ho fatto da sola il mio primo viaggio molto lungo, in previsione del quale avevo la sensazione che avrei potuto perdere la memoria, come se dovessi spostarmi in un altro universo, in un’altra dimensione. Se volete ve lo racconto, altrimenti saltate al paragrafo successivo.

In quella occasione – come se il trasferirmi altrove dovesse comportare una modifica definitiva su di me, come poi è realmente avvenuto, ma in un altro modo – ho messo in valigia una serie di biglietti scritti a mano con i miei numeri di telefono, il mio indirizzo di casa, i nomi dei miei cari e dei familiari e altre informazioni personali che io non dovevo perdere, per me stessa.

Questo per introdurvi a ciò che penso della memoria, a partire dalla netta contrapposizione tra il tutto e subito e il tempo della memoria e della riflessione.

L’otium ci salverà

Tra i miei pensieri ricorrenti, c’è quello per cui a causa delle parti più negative della nostra cultura, o dis-cultura, nei bambini della nostra generazione e delle successive possano andare persi la memoria e il pensiero lento. Per questo motivo regalo, soprattutto ai bambini, quasi esclusivamente libri o oggetti che insegnino una fruizione lenta, curiosa e creativa.

Bisogna insegnare ai bambini – ma anche gli adulti devono imparare – ad annoiarsi, ad avere davanti a sé un tempo vuoto, non organizzato.

Bisogna insegnare ai bambini a ritagliarsi dei momenti in cui non avere nulla da fare, ad investire un certo tempo in quello che corrisponde al concetto di otium nella cultura e nella lingua latina: è proprio in questo tempo che nascono connessioni impreviste e premesse creative.

Lasciamo spazio alla mente

Vi faccio subito un esempio di come lasciare spazio al cervello e alla mente.

Fino a una decina di anni fa – ero giovane, anche – ho sempre avuto ottima memoria, sia a breve termine sia a lungo termine, ed ero effettivamente multitasking.

Poi è successo qualcosa: ho iniziato a fare un uso diverso della memoria a breve e a brevissimo termine, nel senso che sono stata spinta ad utilizzarla di meno.

Credo che questo sia avvenuto prima di tutto a livello fisiologico, visto che la gioventù ormai non è più così vicina, ma sono propensa a ipotizzare che sia avvenuto anche per una sorta di sopravvivenza, per lasciare aria al mio cervello affinché – penso io – potesse funzionare meglio.

Creatività e memoria a lungo termine

Mi sono accorta di questo processo di alleggerimento della memoria alcuni anni fa e da allora, in modo consapevole, cerco di non utilizzarla troppo né di forzarla, perché mi rendo conto che perderei spazio importante per l’imprevisto e soprattutto per connessioni e associazioni nuove.

Per una mia prediposizione personale mi segno tutto in modo analogico su carta, biglietti, agenda. Se non facessi così, ho la sensazione che non potrei avere mai la testa libera, sarei sempre impegnata a ricordare forzatamente e non darei nessuno spazio alle prime scintille di immaginazione che poi, con adeguato processo, portano alla creatività.

Faccio invece molta leva sulla memoria a lungo termine, quella rivolta al tempo passato, di cui cerco di conservare e trasmettere emozioni e sensazioni che rendano ricco e consapevole il mio presente.

Perché allontanarsi dal multitasking

Per quanto riguarda il multitasking, da quando al lavoro ho unito famiglia e figli ho capito che questa pratica, ma soprattutto la volontà di essere multitasking, mi avrebbero danneggiata.

Nei limiti del possibile, perché poi la vita ti costringe di fatto ad esserlo, cerco di non agire in multitasking in modo volontaristico.

Cerco di procedere a compartimenti stagni, cerco di concentrarmi su una attività per volta. Per raggiungere l’obiettivo e svolgere le attività più complesse individuo ore di tranquillità quasi totale e scelgo approcci particolari.

Ad esempio, sfrutto i lavori metodici o manuali come se fossero una fucina di tempo deprogrammato. Il lavaggio dei piatti, la piegatura dei panni, la pulizia dei pavimenti e altre amenità non sono mai stati, per me, così piacevoli e produttivi. Provare per credere!

Un libro da leggere

Concludo con un proposito di lettura: Pensieri lenti e veloci di Daniel Kahneman, suggeritomi qui da Riccardo Scandellari, un libro al vertice della mia lista dei desideri da ormai troppi mesi. E voi, lo avete già letto? Che cosa ne pensate? Vi aspetto nei commenti.