Ubuntu: io sono perché noi siamo. Muba Milano, 150 manifesti per la solidarietà

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«Siamo in un tempo in cui bisogna tornare a parlare dei fondamentali». Così ha affermato Domenico Piraina, direttore di Palazzo Reale, lunedì 15 ottobre alla presentazione della mostra Ubuntu – I Am Because We Are: 150 manifesti per la solidarietà, ideata da Armando Milani in collaborazione con Francesco Dondina presso MUBA – Museo dei Bambini Milano.

Fino a domenica 28 ottobre 2018, dalle 10 alle 18 escluso il lunedì, è possibile visitare gratuitamente Ubuntu – I Am Because We Are: 150 manifesti per la solidarietà, la mostra di graphic design dedicata a una parola, a un concetto, a una visione.

Ubuntu: che cosa significa?

Ubuntu è una parola africana dal significato talmente profondo da diventare una vera e propria filosofia – sociale, di vita, politica.

Usata spesso da Nelson Mandela, la parola ubuntu significa accoglienza, condivisione, inclusione: io sono perché noi siamo.

150 manifesti, e molto di più

I portici della Rotonda della Besana, nella loro planimetria curva, accolgono i 150 manifesti realizzati da designer internazionali, studenti e bambini di tutto il mondo, ciascuno invitato a partecipare con una propria opera dal grafico milanese Armando Milani.

Come si evince dalle parole sentite pronunciate durante la conferenza stampa svoltasi presso MUBA – sede dell’esposizione con alto valore simbolico per la volontà di porre al centro il bambino, con progetti dedicati all’infanzia per promuovere nei più piccoli uno sguardo aperto sul mondo – l’interesse della mostra è non solo nella presenza fisica dei manifesti realizzati, ma nella idea che l’ha fatta nascere: trovare il modo di esprimere un valore essenziale, da trasmettere con forza in questo momento storico segnato da incertezze diffuse a livello globale.

Il linguaggio del graphic design

Il linguaggio scelto per veicolare i valori contenuti nella parola ubuntu è la grafica:  ogni immagine concentra in sé – in una sola composizione a due dimensioni, potenzialmente replicabile e condivisibile all’infinito, off line e on line – un significato preciso, una rappresentazione creativa, una interpretazione artistica da realizzare attraverso un tessuto di linee, colori, parole.

I 150 manifesti presentati appartengono alla Ubuntu Collection, corpus di opere che nei sogni dei curatori potrebbe trasformarsi in una mostra itinerante per veicolare e condividere ovunque e sempre più a fondo i valori della solidarietà e dell’apertura.

Sogno e immaginazione, per un mondo migliore

Di sogni e di immaginazione in effetti si è parlato tanto, in sede di inaugurazione della mostra. Che cosa conduce l’uomo all’azione, sia essa artistica, culturale, sociale, politica nelle accezioni più feconde e costruttive, se non la curiosità, il desiderio, il sogno, l’immaginazione?

Creare un manifesto è il primo passo necessario per iniziare a visualizzare, a immaginare una realtà nuova da costruire, una realtà da migliorare, un mondo da rendere più consapevole.

Non basta immaginare, certo, ma le premesse sono tutte contenute lì. Occorre passare al concetto Io sono perché noi siamo: è un principio valido per realizzare insieme – e, al contempo, con ciascuno consapevole del proprio percorso individuale – un piccolo frammento di questo sogno, giorno dopo giorno.

Ubuntu Collection nelle parole di Armando Milani

Racconta Armando Milani nella scheda di presentazione della Ubuntu Collection:

«Un toccante esempio di Ubuntu è stato dimostrato da una antropologa che ha proposto un gioco per i bambini di una tribù africana. Ha messo un cesto di dolci e frutta vicino a un albero dicendo “chi arriva primo può tenersi tutto”. I bambini si presero per mano, raggiunsero il cesto e si spartirono tutto fra di loro. L’antropologa domandò il perché di questo comportamento. Loro risposero Ubuntu: come può uno di noi essere felice se tutti gli altri sono tristi?».

Racconta ancora Armando Milani sul processo di realizzazione operativa delle opere grafiche:

«Durante i miei workshop, ho proposto a studenti di diversi paesi di fare prima una ricerca sul significato della parola Ubuntu, sullo stato di necessità e di povertà di certi popoli per provocare delle reazioni emotive, perché solo così si possono esprimere graficamente immagini simboliche di grande impatto. Per affrontare il problema vi sono due modalità: la denuncia della sopraffazione dell’uomo sull’uomo, oppure messaggi di speranza per un futuro migliore dell’umanità. Nei lavori che ho ricevuto, in generale ha preso il sopravvento la speranza, e ne sono felice».

Immaginiamo? Il sogno di uno sguardo condiviso

A proposito di immaginazione, vedo il numero dei 150 manifesti della Ubuntu Collection crescere a dismisura, raggiungere tutti gli spazi di affissione pubblica e gli schermi dei dispositivi mobili di ciascuno di noi, per poi trasferirsi nello sguardo di ogni persona rivolto agli occhi di un’altra persona che, per caso (apparente) o per scelta, si trova in questo momento di fronte a lei.

Immagino uno sguardo condiviso, di silenzioso coraggio, uno sguardo in fondo semplice, istintivo e naturale, che dagli occhi passa alle dita, alle mani, alle braccia, alle gambe, dalla punta del naso fino alla punta dei piedi, sale in bicicletta, in auto, in autobus, in treno, in aereo e inizia a spostarsi dappertutto.

Uno sguardo accompagnato da un sorriso che non nasconde le difficoltà, ma che grida di affrontarle insieme, per costruire un mondo in cui ci sia ancora speranza.

Approfondisci

Dal sito MUBA – Museo dei bambini Milano:

Ubuntu – I Am Because We Are: 150 manifesti per la solidarietà

Altri miei articoli dedicati a MUBA:

Vietato non toccare. Giocare con Bruno Munari: una esperienza analogica

Colore Muba: tuffarsi nella luce. Di bambini, artisti e progetti al femminile

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Scrivi? Leggi? Ecco per te: titoli da mangiare, Grammatica della fantasia, newsletter e lettere che vendono senza vendere

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Qui sotto trovi i laboratori da 11 a 15, che ho attivato nel gruppo Facebook NuoviConTesti LAB. Come filo conduttore ti lascio una osservazione che ho scritto nel gruppo. Una novità: nel Laboratorio 15 puoi condividere il tuo progetto di scrittura. Ti aspetto!

A volte la scrittura è faticosa, perché il lavoro di taglio, di lima, di selezione, di revisione occupa tanto tempo e richiede molto impegno, autocritica e lo sforzo di non innamorarsi del proprio testo.

Con l’esperienza si imparano certe buone pratiche che diventano ottime abitudini, si trasformano in metodo, e aiutano soprattutto a migliorare certe fasi del lavoro.

Nonostante ci sia un metodo la mia scrittura non è mai la stessa, si evolve sempre e mi troverei male se non fosse così.

Anche nel caso di scritture formali e/o apparentemente noiose trovo sempre un alto grado di coinvolgimento personale.

Far trasparire la voce umana dentro quella dell’azienda, o di chiunque sia il soggetto della scrittura, è una delle scommesse più belle del mio lavoro.

Laboratorio 11
Questione di titoli: apriamo una piccola riflessione creativa.
Titoli appetitosi 

Laboratorio 12
La newsletter: che cos’è, e a che cosa serve? Una sintesi dei punti di partenza per una buona comunicazione tramite newsletter.
Newsletter per comunicare

Laboratorio 13
Il valore della creatività nella scrittura quotidiana contemporanea, a partire dal libro La grammatica della fantasia di Gianni Rodari.
Fantasia, immaginazione, creatività

Laboratorio 14
Lettere di vendita ed e-mail commerciali che vendono… senza vendere: qualche spunto per costruirle.
Lettere che vendono

Laboratorio 15
Scrivi? Leggi? Leggi e scrivi? In questo laboratorio puoi far conoscere il tuo progetto di scrittura: un blog, un gruppo, un canale Telegram o altri strumenti che utilizzi quotidianamente.
Il tuo progetto di scrittura

NuoviConTesti LAB: tutti i laboratori

Scrivere controcorrente. 5 laboratori: dal tono di voce alla stesura di una e-mail che non sfugga alla lettura

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Scrivere controcorrente: missione impossibile? Forse. Però esistono delle buone pratiche di scrittura che aiutano a farsi leggere nel flusso incessante di contenuti in cui siamo immersi non solo ogni giorno, ma ogni istante. Occorre un connubio tra lentezza e velocità, tra osservazione e azione (osserv-azione), tra competenza e relazioni costruttive. Ecco i 5 nuovi laboratori sulla scrittura quotidiana contemporanea che puoi trovare nel mio gruppo Facebook NuoviConTesti LAB.

Laboratorio 6
Tono di voce, personalità e relazioni nelle conversazioni on line di ogni giorno.
Il tono di voce

Laboratorio 7
Dire la stessa cosa in 99 modi diversi. Lavorare con le parole: giochiamo con gli Esercizi di stile di Raymond Queneau?
99 esercizi di stile

Laboratorio 8
L’abito fa il testo. Maiuscole accentate, puntini di sospensione, spazi tra parole e punteggiatura, apostrofi, punti esclamativi.
Testi accurati

Laboratorio 9
E-mail: messaggi in bottiglia? Dell’oggetto avevamo già iniziato a parlare in un laboratorio precedente. Ora ci dedichiamo al corpo del messaggio.
E-mail memorabili

Laboratorio 10
Le e-mail devono navigare controcorrente nella casella di posta del nostro destinatario, per essere prese in considerazione e lette.
E-mail controcorrente

NuoviConTesti LAB: tutti i laboratori

[3 per 3] Tra tecnologia, cultura e arte. Giorgia Lupi, Van Gogh Alive – The Experience, Anouk Wipprecht

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3 per 3. A proposito di nuovi contesti, ecco un nuovo inizio. Da una passione esplorativa e trasversale che desidero condividere nasce un piccolo format, composto ogni volta di tre spunti apparentemente distanti tra loro. L’obiettivo è suggerire connessioni nuove, associare idee, ispirare. Lascio spazio alle parole e alle emozioni dei protagonisti. Buon viaggio!

In questa puntata:
I dati sono umani. Arte aumentata. Vestirsi di tecnologia

1 di 3. I dati sono umani

Trovo che questa sia una bella dimostrazione di come i dati possano aiutarci a renderci paradossalmente più “umani”, di come i dati non siano solo numeri fini a sé stessi ma rappresentino sempre qualcosa d’altro, persone, pensieri, oggetti, comportamenti. Penso che chiunque lavori tutti i giorni con i dati debba tenere a mente che, se visti attraverso la lente giusta, possono aiutarci a creare connessioni, legami, a capire meglio la nostra natura e avvicinarci a essa e non invece portare ad allontanarci, come spesso si crede.

Giorgia Lupi fa un mestiere magico, direi unico, a cavallo tra arte e comunicazione. Giorgia è una information designer e non ha certo bisogno della mia presentazione. Ogni volta che apprendo di un suo nuovo progetto rimango incantata dal percorso che la porta a trasformare un insieme di dati in una esperienza umanamente memorabile.

Fonte: Salone del Mobile.MilanoIntervista a Giorgia Lupi

Sito web: Giorgia Lupi

2 di 3. Arte aumentata

Un viaggio emotivo, un abbraccio visivo, i colori che invadono lo spazio, immagini che fluttuano sulle pareti, i quadri che prendono vita, gli autoritratti ed i ritratti che si trasformano, i suoni della natura ti circondano, dal rumore della pioggia ai corvi che gracchiano, la musica che incalza: uno spettacolo unico, multimediale da godersi esterrefatti.

Credo che Vincent sarebbe felice di leggere queste parole di Giovanna di Troia mentre descrive l’esperienza di una mostra multimediale capace di catturare il visitatore con emozioni che avvolgono completamente i sensi e lo spazio, oltre ogni possibile immaginazione dello stesso artista. Un abbraccio totale, che dall’esperienza tormentata del pittore giunge sino ai giorni nostri, e continua a interrogarci. Nel suo articolo Giovanna approfondisce ulteriormente il rapporto tra tecnologia e realtà in una panoramica ricca di informazioni e di spunti.

Fonte: Giovanna Di Troia, Excursus sulla realtà aumentata e virtuale tra mostre d’arte, app e start up

Sito web: Van Gogh Alive – The Experience

3 di 3. Vestirsi di tecnologia

Credo che sia arte, sotto certi aspetti, ma soprattutto ricerca. Se, e poiché siamo in grado di creare tecnologie indossabili, dobbiamo chiederci quale impatto queste tecnologie possano avere sulla società, dal punto di vista anche emotivo e culturale. Che tipo di abiti indosseremo in un futuro in cui, come si prevede, gli oggetti di tutti i giorni saranno sempre più intelligenti e dotati di dispositivi tecnologici integrati? E, domanda forse ancora più pertinente, come socializzeremo in un mondo sempre più diretto dalla tecnologia? Ognuno dei miei progetti cerca di sviscerare uno dei differenti aspetti di questa questione.

Complice l’evento organizzato alcuni mesi fa da Meet the Media Guru ho conosciuto i progetti fashion tech di Anouk Wipprecht, designer olandese e fashion artist. Il suo operare porta a una riflessione sul legame sempre più stretto tra corpo e tecnologia e pone domande su una tipologia di funzionalità che deve essere al servizio dell’uomo, e non il contrario.

Fonte: Artribune, Dove osano gli abiti. Intervista ad Anouk Wipprecht

Sito web: Anouk Wipprecht

3 per 3

Colore Muba: tuffarsi nella luce. Di bambini, artisti e progetti al femminile

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Aperta fino al 6 gennaio 2019 a Milano la mostra-gioco Colore. Giocare con la luce alla scoperta del colore, esperienza dedicata ai bambini dai 2 ai 6 anni che guida a scoprire la luce, un elemento immaterico ma tanto strettamente legato alla materia e alla vita di ogni giorno.

Un progetto, tanti sguardi

Sono diversi gli attori del progetto Muba e, nello specifico, della mostra-gioco Colore.

La squadra al femminile che ha dato vita ad una realtà articolata, capace di dialogare con il mondo della didattica, della creatività, della scienza, della cultura, questa volta si è messa in gioco con protagonisti di contesti diversi per aiutare i visitatori a ritrovare uno sguardo aperto, curioso, desideroso di approfondire.

Gli artisti che hanno aderito a #ColoreMuba – questo è l’hashtag ufficiale – mettono il loro bagaglio creativo e progettuale al servizio dei bambini, per stimolare e far crescere un modo sempre fresco di osservare la realtà che ci circonda.

Ciò che mi porto a casa dalla visita – come mamma rimasta, non troppo in fondo, bambina – è la voglia di una prospettiva positiva, intraprendente, da coltivare e far diventare allo stesso tempo naturale: cercare connessioni nuove nella vita quotidiana significa trovare ogni giorno lo straordinario nell’ordinario.

Muba: un progetto al femminile

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Scoprire che il progetto del Museo dei Bambini di Milano ha le sue radici in un team quasi tutto al femminile mi ha permesso di approfondire un’esperienza che mi aveva già colpito per la qualità della visione e della prospettiva: tornare al Muba è stato ancora più sorprendente.

Muba sviluppa e diffonde l’educazione non formale, al fine di promuovere una cultura innovativa per l’infanzia con al centro l’esperienza diretta dei bambini, secondo il metodo pedagogico dei Children’s Museums.

Donne e professioniste sono al centro del progetto Muba: da Elena Dondina presidente a Barbara Merati direttore creativo.

La nostra volontà di affrontare un tema complesso e di scomporlo fino a renderlo il più leggero possibile è ben visibile all’interno del percorso della mostra-gioco. I bambini, infatti, sono chiamati a compiere gesti semplici e istintivi che appartengono al loro quotidiano,

spiega Barbara Merati.

Francesca Valan, colour designer e co-curatrice di Colore, ha accompagnato i visitatori durante la giornata di inaugurazione avvenuta lo scorso 9 maggio, con la pazienza e l’entusiasmo di chi insegna a vedere con occhio nuovo tanti aspetti abituali della realtà in cui siamo immersi.

Artisti per dialogare con la luce

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Quattro installazioni sono al centro della mostra-gioco Colore: si possono osservare, toccare, attraversare.

Luce comanda color affronta le sinestesie e la percezione dei colori ed è arricchita dagli scatti del fotografo e scrittore Massimiliano Tappari.

Esci dall’ombra ha come tema l’RGB e la (s)composizione della luce e vede il supporto del creativo Mao Fusina.

Che occhio! è dedicata alla visione in natura e presenta delle illustrazioni realizzate da Nina Cuneo.

Dove ti nascondi? racconta e svela la mimesi degli animali, grazie alle illustrazioni realizzate dal duo creativo Carnovsky.

L’esperienza dei bambini e il ritorno al quotidiano

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Li lascio alla fine ma sono i più importanti di tutti: parlo dei bambini, i protagonisti assoluti e i destinatari della mostra-gioco Colore. Senza dimenticare quanto la visita possa giovare anche agli adulti.

Come illustra Francesca Valan,

l’obiettivo della mostra è sperimentare la relazione del colore con la luce e rafforzare attraverso il gioco il legame e le regole che tutti viviamo ogni giorno con il colore. Un suo utilizzo corretto porta al miglioramento del nostro spazio visivo e della qualità della nostra vita quotidiana.

In questo articolo non mi è possibile svelare tutto ciò che ho appreso: posso solo tentare di incuriosire, per spingere a guardare il mondo con occhi sempre nuovi. E, tra un gioco e l’altro, si può anche scoprire come vede i colori un unicorno.

La mostra-gioco Colore è una ottima occasione per avviare i bambini a questo lavoro su se stessi, per aiutarli a sviluppare una più ricca relazione con la realtà.

Le proposte di gioco presenti in mostra sono rivolte in particolare ai bambini degli asili nido e delle scuole dell’infanzia.

La capacità di utilizzare propriamente i colori non è un dono di natura, ma è frutto di una corretta educazione. Come la musica, il colore ha delle precise regole armoniche, ed è importante imparare a scoprirle fin dall’età prescolare. Capire il colore consiste nell’imparare a vedere; saper vedere fornisce nuove chiavi di lettura della realtà.

Questa è la visione alla base di Colore: un approccio educativo prezioso da trasporre nella vita di ogni giorno, con emozione e voglia di esplorare.

Hai visitato anche tu la mostra-gioco Colore al Muba? Lascia nei commenti la tua esperienza e le tue impressioni.

Scrivere per il web: approccio umano e strategico, Latina 27.01.2017

 

 

 

 

Alzai gli occhi offuscati: in alto, vertiginoso, vidi un cerchio di cielo così azzurro da parermi di porpora.

Jorge Luis Borges, “L’immortale”, in L’Aleph

Questa frase è tratta da un libro di racconti: che cosa c’entra tutto questo con il copywriting e con la scrittura professionale?

Sono parole che generano attenzioneSono parole che creano sorpresaSono parole che costruiscono un effetto visivoSono parole che esprimono una voce unicaSono parole memorabili.

Proprio come dovrebbero essere le parole che riguardano il personal branding e il corporate branding.

In fondo a questo breve post condivido il link alle slide del mio intervento sul copywriting che ho tenuto alla giornata di formazione Social Girls – Rosa Digitale, organizzata da Cosedabionda di Alessandra Ortenzi e Valentina Baldon.

L’evento si è svolto il 27 gennaio 2017 presso BIC Lazio Incubatore d’impresa, nella sede di Latina.

Ringrazio per gli scatti Rita Fortunato (foto in alto a destra), Sara Daniele (foto a destra al centro e a sinistra in basso) e Bruna Athena (foto in basso a destra).

Il mio speech è racchiuso nella presentazione che ho postato su Slideshare.

Ecco il link: buona visione e buona lettura!

Scrivere per il web: approccio umano e strategico

[link] Alla scoperta di nuovi scenari del copywriting, intervista a Federica Segalini

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Oggi sono ospite di Keliweb, che mi ha intervistata. Ringrazio di cuore Vincenzo Abate e il suo staff per la bella opportunità che mi hanno offerto. Ed ecco a voi cosa ne è uscito… Alla scoperta di nuovi scenari del copywriting, intervista a Federica Segalini.