Colore Muba: tuffarsi nella luce. Di bambini, artisti e progetti al femminile

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Fino al 7 gennaio 2018 a Milano è aperta Colore. Giocare con la luce alla scoperta del colore, la mostra-gioco dedicata ai bambini dai 2 ai 6 anni che guida a scoprire la luce, un elemento immaterico ma tanto strettamente legato alla materia e alla vita di ogni giorno.

Un progetto, tanti sguardi

Sono diversi gli attori del progetto Muba e, nello specifico, della mostra-gioco Colore.

La squadra al femminile che ha dato vita ad una realtà articolata, capace di dialogare con il mondo della didattica, della creatività, della scienza, della cultura, questa volta si è messa in gioco con protagonisti di contesti diversi per aiutare i visitatori a ritrovare uno sguardo aperto, curioso, desideroso di approfondire.

Gli artisti che hanno aderito a #ColoreMuba – questo è l’hashtag ufficiale – mettono il loro bagaglio creativo e progettuale al servizio dei bambini, per stimolare e far crescere un modo sempre fresco di osservare la realtà che ci circonda.

Ciò che mi porto a casa dalla visita – come mamma rimasta, non troppo in fondo, bambina – è la voglia di una prospettiva positiva, intraprendente, da coltivare e far diventare allo stesso tempo naturale: cercare connessioni nuove nella vita quotidiana significa trovare ogni giorno lo straordinario nell’ordinario.

Muba: un progetto al femminile

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Scoprire che il progetto del Museo dei Bambini di Milano ha le sue radici in un team quasi tutto al femminile mi ha permesso di approfondire un’esperienza che mi aveva già colpito per la qualità della visione e della prospettiva: tornare al Muba è stato ancora più sorprendente.

Muba sviluppa e diffonde l’educazione non formale, al fine di promuovere una cultura innovativa per l’infanzia con al centro l’esperienza diretta dei bambini, secondo il metodo pedagogico dei Children’s Museums.

Donne e professioniste sono al centro del progetto Muba: da Elena Dondina presidente a Barbara Merati direttore creativo.

La nostra volontà di affrontare un tema complesso e di scomporlo fino a renderlo il più leggero possibile è ben visibile all’interno del percorso della mostra-gioco. I bambini, infatti, sono chiamati a compiere gesti semplici e istintivi che appartengono al loro quotidiano,

spiega Barbara Merati.

Francesca Valan, colour designer e co-curatrice di Colore, ha accompagnato i visitatori durante la giornata di inaugurazione avvenuta lo scorso 9 maggio, con la pazienza e l’entusiasmo di chi insegna a vedere con occhio nuovo tanti aspetti abituali della realtà in cui siamo immersi.

Artisti per dialogare con la luce

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Quattro installazioni sono al centro della mostra-gioco Colore: si possono osservare, toccare, attraversare.

Luce comanda color affronta le sinestesie e la percezione dei colori ed è arricchita dagli scatti del fotografo e scrittore Massimiliano Tappari.

Esci dall’ombra ha come tema l’RGB e la (s)composizione della luce e vede il supporto del creativo Mao Fusina.

Che occhio! è dedicata alla visione in natura e presenta delle illustrazioni realizzate da Nina Cuneo.

Dove ti nascondi? racconta e svela la mimesi degli animali, grazie alle illustrazioni realizzate dal duo creativo Carnovsky.

L’esperienza dei bambini e il ritorno al quotidiano

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Li lascio alla fine ma sono i più importanti di tutti: parlo dei bambini, i protagonisti assoluti e i destinatari della mostra-gioco Colore. Senza dimenticare quanto la visita possa giovare anche agli adulti.

Come illustra Francesca Valan,

l’obiettivo della mostra è sperimentare la relazione del colore con la luce e rafforzare attraverso il gioco il legame e le regole che tutti viviamo ogni giorno con il colore. Un suo utilizzo corretto porta al miglioramento del nostro spazio visivo e della qualità della nostra vita quotidiana.

In questo articolo non mi è possibile svelare tutto ciò che ho appreso: posso solo tentare di incuriosire, per spingere a guardare il mondo con occhi sempre nuovi. E, tra un gioco e l’altro, si può anche scoprire come vede i colori un unicorno.

La mostra-gioco Colore è una ottima occasione per avviare i bambini a questo lavoro su se stessi, per aiutarli a sviluppare una più ricca relazione con la realtà.

Le proposte di gioco presenti in mostra sono rivolte in particolare ai bambini degli asili nido e delle scuole dell’infanzia.

La capacità di utilizzare propriamente i colori non è un dono di natura, ma è frutto di una corretta educazione. Come la musica, il colore ha delle precise regole armoniche, ed è importante imparare a scoprirle fin dall’età prescolare. Capire il colore consiste nell’imparare a vedere; saper vedere fornisce nuove chiavi di lettura della realtà.

Questa è la visione alla base di Colore: un approccio educativo prezioso da trasporre nella vita di ogni giorno, con emozione e voglia di esplorare.

Hai visitato anche tu la mostra-gioco Colore al Muba? Lascia nei commenti la tua esperienza e le tue impressioni.

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Vado a capo. Come trovare il tone of voice del tuo progetto

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Vado a capo è il progetto ideato e coordinato da Francesca Sollo, che fa magie anche in veste di unicorno, per aiutare ad avviare o far ripartire la comunicazione on line della propria attività. Sono onorata di aver partecipato come docente, in un gruppo di 10 professioniste, alla prima edizione del corso svoltasi interamente nel web dal 19 giugno al 9 luglio 2017. In questo post espongo in forma discorsiva i concetti che ho espresso nei miei tweet e nei rispettivi visual creati da Francesca per Facebook.

Nell’ambito del copywriting, vale a dire nella dimensione strategica e creativa della scrittura, trovare il tone of voice del nostro progetto significa trovare gli elementi concreti per trasmetterne la personalità, l’identità, l’anima.

Scriviamo come parliamo

Leggere le parole di un testo destinato alla comunicazione è una attività che deve risultare il più possibile naturale e piacevole al nostro utente. Perché allora non proviamo a scrivere come parliamo? Immaginiamo di porre le premesse di un dialogo con il nostro interlocutore, che non è una macchina ma una persona in carne ed ossa, proprio come noi che scriviamo. Le aziende non sono entità astratte, sono fatte di persone: ed è proprio a queste che ci rivolgiamo e con le quali interagiamo.

A proposito di personalità: ciò che siamo, ciò che facciamo e i valori del nostro progetto sono gli elementi che confluiranno nel tone of voice. A seconda del progetto il tone of voice avrà un carattere peculiare, che sarà costante pur nel variare dei canali e potrà essere più o meno leggero: istituzionale, tecnico, informativo, culturale, divulgativo, ironico.

Occorre inoltre costruire e mantenere un buon equilibrio tra tone of voice formale (autorevole, professionale) e informale (caldo, amichevole). Per esprimere vicinanza al pubblico e porre le basi di un possibile dialogo è bene scegliere uno stile semplice e chiaro – non superficiale – anche quando gli argomenti sono complessi.

Tu o voi? Oppure ancora: noi?

La scelta pratica del pronome da usare quando scriviamo per il nostro pubblico dipende dalla natura del progetto, dal canale utilizzato e dal coinvolgimento desiderato. Non si tratta di una scelta semplice: per capire quale strada intraprendere – potrebbe variare a seconda del canale – proviamo a leggere ad alta voce il testo e ad immedesimarci prima nel nostro lettore più attento e ideale, poi nel lettore più frettoloso e sbadato che potremmo avere.

Che effetto ci fa? Ci sentiamo coinvolti o aggrediti? La risposta di volta in volta verrà da sé, senza dimenticare che il tone of voice e i suoi elementi più concreti possono evolvere e migliorare nel tempo a seconda del mezzo utilizzato e delle caratteristiche di ogni singolo progetto.

Per trovare il tono corretto occorre definire il pubblico e gli obiettivi del progetto, in modo da generare familiarità e fiducia in chi ci legge. La costruzione stessa del tone of voice procede per obiettivi strategici: il copywriting efficace ha il compito di attivare connessioni, rafforzare legami e generare novità, o meglio generare nuove prospettive da cui guardare cose che nuove non sono affatto.

Obiettivo: la fiducia reciproca

L’obiettivo strategico principale è proprio quello di favorire un clima di fiducia reciproca: vanno evitate l’autocelebrazione e le promesse che non saranno mantenute. Con le nostre parole cerchiamo di compiere un passo verso le persone. Che cosa significa? Eliminare la promozione pura, proporre contenuti utili e puntare ad un tone of voice dal tocco umano.

L’umanità da imprimere ai testi è un argomento da approfondire e da tenere sempre presente. Un tone of voice capace di far leva sulle emozioni favorisce la connessione con le persone e genera una comunicazione coinvolgente, diretta, sentita. Infondere al tone of voice trasparenza, leggerezza, attenzione, calore consente di raggiungere più facilmente la mente e il cuore delle persone.

Individuato il nostro pubblico, questo va ascoltato nei canali in cui è presente. Sia per estrapolare gli argomenti che interessano ai nostri potenziali utenti, sia – in particolare – per comprendere il modo in cui si esprimono le persone a cui intendiamo rivolgerci. È importante anche analizzare come comunicano i concorrenti, per delineare un tone of voice unico.

Sulla base di queste osservazioni possiamo iniziare a sperimentare il linguaggio del nostro pubblico nei testi che scriviamo: per trovare affinità e migliorare l’empatia.

Altro passaggio necessario è porre le basi per una buona interazione con le persone che ci leggono e ci seguono. Per favorirla occorre creare, anche mediante il tone of voice, spazi accoglienti in cui il pubblico sa di avere ascolto e risposte. Grazie a tutti questi elementi possiamo orientare i contenuti a call to action efficaci: un buon tone of voice porta il pubblico a compiere azioni specifiche.

Come è necessario definire il tone of voice prima di avviare ogni attività di comunicazione, altrettanto importante è monitorare e migliorare costantemente la voce del nostro progetto: il tone of voice evolve insieme alla nostra attività.

Digitale e reale, digitale è reale

In ultimo, ma non meno importante, ecco qualche osservazione sul collegamento coerente della presenza off line e on line. Il tone of voice è il filo sottilissimo e potente, rappresentato dalla parola scritta, che unisce dimensione digitale e identità fisica.

Digitale e reale sono due livelli ormai sovrapposti, che anche nella attività di copywriting occorre interpretare in modo integrato. La percezione che si ha in un incontro nel web deve corrispondere alla percezione che si avrebbe nel mondo fisico, e viceversa.

Dobbiamo pensare ad una linea di continuità tra la dimensione off line e quella on line, per non essere abbandonati dal nostro utente nel caso non ci riconosca in contesti differenti. Una volta creato un tone of voice inconfondibile, quando incontriamo le persone nel web e fuori noi e il nostro progetto saremo riconoscibili e memorabili fra i tanti che apparentemente ci somigliano.

La definizione di un corretto tone of voice è solo la ciliegina sulla torta di un percorso molto ampio, articolato e complesso: l’obiettivo strategico di coltivare la fiducia reciproca può essere raggiunto solo quando miriamo alla creazione, al mantenimento e al consolidamento di relazioni vere e costruttive, che compensino le distanze azzerate e colmino gli abissi di vicinanza generati dalla tecnologia.

Ti è piaciuto l’articolo? Ti invito a commentare qui sotto con la tua esperienza e a condividerlo sui social per raggiungere ed aiutare altre persone.

[link] Il cambiamento consapevole


Come conciliare il lavoro a casa con gli impegni di famiglia? A margine: piccola riflessione – di una produttrice seriale di parole scritte – sull’uso della voce.

Poco tempo fa ho avuto il piacere (e un poco di timore, lo confesso) di essere intervistata a voce dalla bravissima Audra Bertolone per il suo podcast Lavoro da casa.

Come potrete sentire dall’audio avevo anche una coda di raffreddore, ma Audra mi ha ugualmente promossa e, soprattutto, ha saputo mettermi subito a mio agio guidandomi con naturalezza in tutte le fasi dell’intervista.

Si è trattato di una bellissima avventura, che per me ha significato provare a trasmettere l’esperienza della scrittura raccontandomi proprio attraverso la mia voce.

Collegare la scrittura alla voce è un percorso che mi richiederà ancora tanto lavoro, visto che in genere non amo sentire la mia voce registrata.

Ciò forse contrasta con l’utilizzo pubblico della voce, che ho praticato e pratico da vari anni nel canto e nel teatro – sperimentati entrambi sebbene in forme amatoriali – e nella professione di guida turistica, svolta nella mia vita precedente mentre studiavo.

Sembra che non ci sia relazione tra tutti questi elementi: in realtà la intuisco, voglio trovarla e valorizzare anche questo aspetto così combattuto in me.

Vi lascio al podcast, spero possa darvi spunti positivi se siete alla ricerca di un equilibrio tra lavoro a casa e vita familiare.

Vi aspetto nei commenti per conoscere le vostre osservazioni e approfondire insieme.

Buon ascolto!

Il cambiamento consapevole

Scrivere per il web: approccio umano e strategico, Latina 27.01

Alzai gli occhi offuscati: in alto, vertiginoso, vidi un cerchio di cielo così azzurro da parermi di porpora.

Jorge Luis Borges, “L’immortale”, in L’Aleph

Questa frase è tratta da un libro di racconti: che cosa c’entra tutto questo con il copywriting e con la scrittura professionale?

Sono parole che generano attenzioneSono parole che creano sorpresaSono parole che costruiscono un effetto visivoSono parole che esprimono una voce unicaSono parole memorabili.

Proprio come dovrebbero essere le parole che riguardano il personal branding e il corporate branding.

In fondo a questo breve post condivido il link alle slide del mio intervento sul copywriting che ho tenuto alla giornata di formazione Social Girls – Rosa Digitale, organizzata da Cosedabionda di Alessandra Ortenzi e Valentina Baldon.

L’evento si è svolto il 27 gennaio 2017 presso BIC Lazio Incubatore d’impresa, nella sede di Latina.

Ringrazio per gli scatti Rita Fortunato (foto in alto a destra), Sara Daniele (foto a destra al centro e a sinistra in basso) e Bruna Athena (foto in basso a destra).

Il mio speech è racchiuso nella presentazione che ho postato su Slideshare. Ecco il link:

Scrivere per il web: approccio umano e strategico

Buona visione e buona lettura!

[link] Lettera di un abito da sposa alla donna che lo vestirà 

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Oggi festeggio San Valentino da Ateleba, l’atelier di Elena Barba, stilista e creatrice di abiti da sposa di alta moda.

Ho prestato parole ed emozioni ad un abito che prende vita mentre scrive una lettera alla futura sposa.

Lettera di un abito da sposa alla donna che lo vestirà 

[link] Web content di Natale: come comunicare l’azienda sotto l’albero

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Come in un canto corale, ascolta ciò che ti sta intorno e continua a migliorare la tua voce. Con queste premesse, senza bisogno di urlare, sarai una piccola luce gradita nel Natale di chi già ti segue o di chi, per la prima volta, ti incontra nel web.

Ecco il mio post di Natale per KeliwebWeb content di Natale: come comunicare l’azienda sotto l’albero

Educazione digitale: al via il corso-laboratorio di Rachele Zinzocchi

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Digital education: di che cosa si tratta, e perché serve? Sabato 17 dicembre, in TIMspace a Milano, Rachele Zinzocchi ha dato il via ad un nuovo percorso – un vero e proprio laboratorio in costruzione – per portare un cambiamento decisivo nel nostro modo di fruire della tecnologia e del digitale.

Formazione, interazione, comunicazione

Laboratorio di educazione digitale, che significa? In questo post vorrei raccontarvi almeno alcuni tra i punti salienti della prima giornata del corso organizzato da Rachele Zinzocchi.

Non è una trattazione esaustiva perché la giornata è stata davvero ricca e intensa e non è possibile riportare qui tutti i temi affrontati: ho preferito selezionare alcuni concetti essenziali e i valori alla base del percorso di formazione che le persone interessate potranno approfondire insieme agli esperti presenti, volta per volta, nelle prossime puntate del corso.

Un progetto collaborativo

Accanto a Rachele Zinzocchi sono intervenuti Lucia Pecora, Daniele Salvaggio, Pierluigi Vitale, Fabio Ferri, Andrea Trapani, Giovanni Corbetta: professionisti ed esperti che hanno interagito costantemente con il pubblico, sia nel fornire informazioni dettagliate, sia nel chiedere riscontro sulle pratiche quotidiane nell’uso degli strumenti disponibili in rete.

Come spettatrice e come mamma vorrei fare una menzione speciale: il team è stato affiancato da Tamara Maggi – finalmente ho potuto incontrarla di persona – una mamma d’eccezione che ha dato il suo supporto nella comunicazione dell’evento anche live mediante i social, e non solo.

Per costruire l’articolo mi sono servita dei miei appunti sparsi e ho preso spunto dal live tweeting realizzato in modo collaborativo dalle persone presenti all’incontro, che hanno twittato con gli hashtag #Educazione #Digitale, #EducazioneDigitale, #DigitalEducation, #Digital #Education.

I protagonisti della digital education siamo noi

La giornata ha avuto molteplici linee di sviluppo che si sono incrociate positivamente.

Un concetto chiave della giornata è stato quello della connessione necessaria e costante tra generazioni diverse: giovani e meno giovani, figli e genitori, ragazzi ed educatori possono imparare a vivere bene il digitale solo se riescono a interagire in modo positivo, con vantaggio reciproco.

L’educazione digitale è una forma di cultura che può svilupparsi solo se il dialogo tra generazioni diverse è continuo e costruttivo, solo se i più piccoli crescono insieme agli adulti, in un circuito virtuoso di scambio e conoscenza.

Il digitale utile, l’utile del digitale

L’educazione digitale è un tema utile per tutti, contemporaneo e trasversale, che interessa molti ruoli allo stesso tempo: dai genitori ai figli, dai giovani al mondo imprenditoriale, dagli operatori del settore digitale al mondo della scuola.

In proposito si è parlato in modo approfondito della necessità di una educazione civica digitale a partire dalla scuola secondaria di primo grado, ex scuola media.

Nell’ottica di un buon uso del digitale è stato illustrato un progetto teso a collegare il mondo della scuola alle opportunità offerte dall’utilizzo di un social come Facebook nel contesto didattico: uno spunto davvero interessante per conoscere meglio la piattaforma come strumento e per utilizzarlo in modo costruttivo.

Il digitale è uno strumento. Non è buono, e non è cattivo

La rete e le piattaforme digitali che usiamo ogni giorno non sono né buone né cattive. Per un professionista del web può sembrare una affermazione banale, ma è proprio qui il vero fulcro della materia per un uso consapevole di queste nostre appendici tecnologiche da parte di tutti noi, percepite particolarmente naturali dagli utenti più giovani, chiamati per questo nativi digitali.

La consapevolezza e la responsabilità che devono sottostare ad ogni gesto che compiamo on line è essenziale da una parte per vivere serenamente la rete e le sue dinamiche, e dall’altra per difenderci da situazioni pericolose che possono portare anche a perdere la vita, come accaduto in vicende di cui tutti abbiamo sentito parlare.

#StopWebViolence, troll e cyberbullismo: alcune buone pratiche da seguire

In concreto, una pratica sulla quale si è insistito molto durante la giornata-evento è stata quella di non pubblicare contenuti che ci presentino, solo per fare un esempio, in situazioni private, e di non pubblicarli nemmeno con una privacy limitata, perché una volta messi in circolazione possono sfuggire completamente al nostro controllo e generare una diffusione che non siamo più in grado di fermare, con conseguenze anche molto gravi se non bloccata per tempo.

A questo proposito potrebbe anche capitare che alcuni nostri contenuti – foto, ad esempio – siano scaricati e utilizzati da altri in modo improprio, anche se si tratta di materiali che ci presentano senza connotazioni negative.

Potrebbe succedere che una persona ci attacchi con pretesti vari e prosegua con insulti e atteggiamenti di grave prevaricazione.

In tali casi la prima cosa da fare è non dare alcun seguito alle persone che compiono queste azioni – don’t feed the troll – quindi bloccare subito questi profili e fare immediatamente uno o più screenshot da sottoporre nel tempo più breve possibile alla Polizia Postale.

Dati, sicurezza e tool utili per vivere meglio il digitale

In una fase di approfondimento tecnico si è parlato di dati, con particolare riferimento a WhatsApp e Telegram, app quest’ultima attualmente riconosciuta per la sua sicurezza. A titolo di esempio, a proposito di WhatsApp e della sua acquisizione da parte di Facebook, si è posto l’accento sulle clausole non per tutti chiare e spesso macchinose – che, di conseguenza, in pochissimi leggono – in riferimento all’uso dei nostri dati.

In linea molto generale, i nostri dati vengono raccolti e utilizzati dalle piattaforme di vario genere che ci offrono i loro servizi gratuiti, dai motori di ricerca ai social alle applicazioni di messaggistica: vengono organizzati per profilare gli utenti e, ad esempio, per mostrare annunci pubblicitari mirati.

Tra i vari tool utili presentati uno in particolare mi ha colpito. Per illustrare come è possibile recuperare in modo molto semplice tutto ciò che pubblichiamo è stato mostrato uno strumento in grado di individuare in un solo clic tutte le tipologie di contenuti pubblici inserite da un profilo personale qualsiasi in Facebook.

Ciò non è stato fatto per generare inquietudine fine a se stessa – sulla quale si è anche scherzato durante il corso – ma per confermare ancora una volta che solo la consapevolezza del digitale come insieme di strumenti, la conoscenza delle dinamiche che governano le azioni on line e la responsabilità con cui compiamo ogni nostro gesto in rete possono contribuire a rendere l’universo digitale un mondo migliore in cui abitare, da armonizzare con la nostra vita off line.

Conclusioni

Spero di avervi dato con questo post almeno un cenno dell’importanza e della ricchezza dei temi affrontati durante la giornata del 17 dicembre.

L’attenzione è stata puntata sulla formazione degli adulti, perché i giovani possano vivere al meglio, insieme a loro, il digitale in cui sono nati, e sull’idea di laboratorio permanente come strumento per una formazione di valore.

Questo post non è esaustivo e non potrebbe esserlo: per prima cosa ti consiglio di seguire Rachele Zinzocchi e le prossime puntate del suo corso-laboratorio. Se desideri aggiungere a questo post informazioni più complete e dettagli approfonditi ti invito a farlo – è essenziale per la crescita di tutti – nei commenti qui sotto.