Ubuntu: io sono perché noi siamo. Muba Milano, 150 manifesti per la solidarietà

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«Siamo in un tempo in cui bisogna tornare a parlare dei fondamentali». Così ha affermato Domenico Piraina, direttore di Palazzo Reale, lunedì 15 ottobre alla presentazione della mostra Ubuntu – I Am Because We Are: 150 manifesti per la solidarietà, ideata da Armando Milani in collaborazione con Francesco Dondina presso MUBA – Museo dei Bambini Milano.

Fino a domenica 28 ottobre 2018, dalle 10 alle 18 escluso il lunedì, è possibile visitare gratuitamente Ubuntu – I Am Because We Are: 150 manifesti per la solidarietà, la mostra di graphic design dedicata a una parola, a un concetto, a una visione.

Ubuntu: che cosa significa?

Ubuntu è una parola africana dal significato talmente profondo da diventare una vera e propria filosofia – sociale, di vita, politica.

Usata spesso da Nelson Mandela, la parola ubuntu significa accoglienza, condivisione, inclusione: io sono perché noi siamo.

150 manifesti, e molto di più

I portici della Rotonda della Besana, nella loro planimetria curva, accolgono i 150 manifesti realizzati da designer internazionali, studenti e bambini di tutto il mondo, ciascuno invitato a partecipare con una propria opera dal grafico milanese Armando Milani.

Come si evince dalle parole sentite pronunciate durante la conferenza stampa svoltasi presso MUBA – sede dell’esposizione con alto valore simbolico per la volontà di porre al centro il bambino, con progetti dedicati all’infanzia per promuovere nei più piccoli uno sguardo aperto sul mondo – l’interesse della mostra è non solo nella presenza fisica dei manifesti realizzati, ma nella idea che l’ha fatta nascere: trovare il modo di esprimere un valore essenziale, da trasmettere con forza in questo momento storico segnato da incertezze diffuse a livello globale.

Il linguaggio del graphic design

Il linguaggio scelto per veicolare i valori contenuti nella parola ubuntu è la grafica:  ogni immagine concentra in sé – in una sola composizione a due dimensioni, potenzialmente replicabile e condivisibile all’infinito, off line e on line – un significato preciso, una rappresentazione creativa, una interpretazione artistica da realizzare attraverso un tessuto di linee, colori, parole.

I 150 manifesti presentati appartengono alla Ubuntu Collection, corpus di opere che nei sogni dei curatori potrebbe trasformarsi in una mostra itinerante per veicolare e condividere ovunque e sempre più a fondo i valori della solidarietà e dell’apertura.

Sogno e immaginazione, per un mondo migliore

Di sogni e di immaginazione in effetti si è parlato tanto, in sede di inaugurazione della mostra. Che cosa conduce l’uomo all’azione, sia essa artistica, culturale, sociale, politica nelle accezioni più feconde e costruttive, se non la curiosità, il desiderio, il sogno, l’immaginazione?

Creare un manifesto è il primo passo necessario per iniziare a visualizzare, a immaginare una realtà nuova da costruire, una realtà da migliorare, un mondo da rendere più consapevole.

Non basta immaginare, certo, ma le premesse sono tutte contenute lì. Occorre passare al concetto Io sono perché noi siamo: è un principio valido per realizzare insieme – e, al contempo, con ciascuno consapevole del proprio percorso individuale – un piccolo frammento di questo sogno, giorno dopo giorno.

Ubuntu Collection nelle parole di Armando Milani

Racconta Armando Milani nella scheda di presentazione della Ubuntu Collection:

«Un toccante esempio di Ubuntu è stato dimostrato da una antropologa che ha proposto un gioco per i bambini di una tribù africana. Ha messo un cesto di dolci e frutta vicino a un albero dicendo “chi arriva primo può tenersi tutto”. I bambini si presero per mano, raggiunsero il cesto e si spartirono tutto fra di loro. L’antropologa domandò il perché di questo comportamento. Loro risposero Ubuntu: come può uno di noi essere felice se tutti gli altri sono tristi?».

Racconta ancora Armando Milani sul processo di realizzazione operativa delle opere grafiche:

«Durante i miei workshop, ho proposto a studenti di diversi paesi di fare prima una ricerca sul significato della parola Ubuntu, sullo stato di necessità e di povertà di certi popoli per provocare delle reazioni emotive, perché solo così si possono esprimere graficamente immagini simboliche di grande impatto. Per affrontare il problema vi sono due modalità: la denuncia della sopraffazione dell’uomo sull’uomo, oppure messaggi di speranza per un futuro migliore dell’umanità. Nei lavori che ho ricevuto, in generale ha preso il sopravvento la speranza, e ne sono felice».

Immaginiamo? Il sogno di uno sguardo condiviso

A proposito di immaginazione, vedo il numero dei 150 manifesti della Ubuntu Collection crescere a dismisura, raggiungere tutti gli spazi di affissione pubblica e gli schermi dei dispositivi mobili di ciascuno di noi, per poi trasferirsi nello sguardo di ogni persona rivolto agli occhi di un’altra persona che, per caso (apparente) o per scelta, si trova in questo momento di fronte a lei.

Immagino uno sguardo condiviso, di silenzioso coraggio, uno sguardo in fondo semplice, istintivo e naturale, che dagli occhi passa alle dita, alle mani, alle braccia, alle gambe, dalla punta del naso fino alla punta dei piedi, sale in bicicletta, in auto, in autobus, in treno, in aereo e inizia a spostarsi dappertutto.

Uno sguardo accompagnato da un sorriso che non nasconde le difficoltà, ma che grida di affrontarle insieme, per costruire un mondo in cui ci sia ancora speranza.

Approfondisci

Dal sito MUBA – Museo dei bambini Milano:

Ubuntu – I Am Because We Are: 150 manifesti per la solidarietà

Altri miei articoli dedicati a MUBA:

Vietato non toccare. Giocare con Bruno Munari: una esperienza analogica

Colore Muba: tuffarsi nella luce. Di bambini, artisti e progetti al femminile

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Voce del verbo camminare: tra palindromi e matematica, tra poesia e percorso creativo con Jorge Luis Borges e Bruno Munari

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Voce del verbo camminare: questo è il filo conduttore dei laboratori da 16 a 20 del gruppo Facebook NuoviConTesti LAB, che trovi raccolti in questo breve riepilogo.

[da qualche parte ho letto
che la terra è coperta di verde
perché è resa visibile
dall’incontro
tra la luce gialla del sole
e il blu del cielo]

Estate: blu. Se prescindiamo dal cielo quando è sgombro di nubi, il collegamento più immediato tra il blu e le diverse aree naturali è dato dal mare. Ma anche la montagna, dove è il verde il colore dominante durante la bella stagione, ci offre ambiti silenziosi di blu-azzurro che trapassano nel celeste e nel turchese. I monti stessi presentano in certe ore del giorno riflessi azzurri: lo ha colto un poeta come Mario Luzi (1994), allorché parla del passaggio degli Appennini nel viaggio immaginario di Simone Martini dalla Provenza in Italia.

Gianni Gasparini, Silenzi e colori della natura

Camminare come metafora di un percorso vitale: un approccio che può avvicinarsi alla scrittura.

Il laboratorio 16 è un primo sondaggio sul cammino compiuto: se vuoi puoi aiutarmi anche tu, il sondaggio rimane aperto.

Questi laboratori sono nati nel periodo estivo, quindi ho tentato di alleggerire con un tema enigmistico, quello dei palindromi, ritrovandomi poi a parlare di matematica.

Sempre per stare leggeri, ho proposto di riflettere su alcune parole di Jorge Luis Borges dedicate alla poesia.

Per concludere, con l’aiuto di Bruno Munari ho selezionato alcuni concetti legati al percorso della creatività tra fantasia, invenzione e immaginazione.

Direi che abbiamo camminato e sconfinato parecchio, provando sentieri nuovi e abbracciando orizzonti vasti.

Vieni anche tu a camminare nel gruppo?


Laboratorio 16

In questo laboratorio-sondaggio atipico il tuo contributo è molto importante: quanto hai gradito i 15 laboratori sino ad ora aperti? Scrivimi qui – oppure nei commenti – i dubbi, le domande, gli argomenti che ti interessano: faranno parte dei prossimi laboratori.
Sondaggio laboratori 1-15

Laboratorio 17
Palindromi. Giochiamo con le parole? Ho provato a mescolare il copywriting con l’enigmistica, ed è successo che si sono incontrati niente di meno che… con la matematica.
Palindromi per giocare

Laboratorio 18
Intorno alle parole. In questo laboratorio ti lascio alla voce, sì, proprio alla voce – come pensiero che fluisce – di Jorge Luis Borges sulle parole, sui libri, sulla poesia e sulla bellezza, una voce che è davvero lieve, cristallina, trasparente nella sua profondità.
Intorno alle parole

Laboratorio 19
#vocedelverbocamminare: errare è umano. Con questo piccolo gioco di parole ti invito a uno sconfinamento non solo estivo, ma da praticare tutto l’anno e in tutte le stagioni: prova a considerare la scrittura come un modo di camminare, e a riflettere sull’azione del camminare come una delle metafore della scrittura.
Voce del verbo camminare

Laboratorio 20
Fantasia, invenzione, creatività, immaginazione: la prospettiva di Bruno Munari artista, designer e scrittore. Quanto è importante conoscere queste facoltà, nel percorso che comprende e va verso la creatività? Quanto è utile conoscere questi passaggi in un progetto di scrittura? È importante e utile, perché si tratta di inserire il nostro lavoro con le parole in un orizzonte sempre più vasto e, come ripeto ogni volta, sempre più consapevole.
Fantasia, invenzione, creatività, immaginazione

NuoviConTesti LAB: tutti i laboratori

 

[3 per 3] Umanità aumentata, bianco e nero, ascoltare e parlare. Luca De Biase, Emanuela Pulvirenti, Gianni Rodari

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Tornano gli esperimenti esplorativi di 3 per 3, tra contesti nuovi e cammini antichi.

In questa puntata
Tecnologia e umanità, fotografia per vedere, relazioni e regole non scritte

In questi anni in cui l’assenza di tempo rende difficile curare le relazioni, l’amore ci consente di andare alla ricerca del tempo smarrito.

Alessandro D’Avenia, Ogni storia è una storia d’amore

1 di 3. Umanamente aumentati

La protesi [il telefono] aumenta l’umano e divide l’individuo in molti modi, entrando profondamente nelle operazioni di elaborazione, memorizzazione, comunicazione. E quella protesi elettronica che è il telefono non fa semplicemente aumentare le capacità del corpo: influenza le scelte e i comportamenti, ne modifica il senso.

In questo modo, peraltro, la coscienza – freudianamente il filtro che seleziona ciò che esce dalla dimensione che resta nell’inconscio – non è più del tutto individuale. Il filtro è insieme personale, tecnologico, algoritmico e sociale. Dunque non individuale, non collettivo, ma plurale.

Luca De Biase avvia una riflessione su tecnologia, operazioni umane, coscienza, individualità (o no?) dell’individuo.

In che modo, e a quale livello di profondità, stanno modificando la nostra vita quotidiana i dispositivi mobili che utilizziamo tante ore al giorno?

Fonte: Luca De BiaseUmanamente aumentati: individui, dividui, plurali

2 di 3. A che cosa serve il bianco e nero

Dunque togliere il colore non costituisce necessariamente una perdita di informazioni.

Può, infatti, rafforzare molto di più il senso e la comunicatività dell’immagine.

Nel suo articolo molto chiaro e concreto Emanuela Pulvirenti approfondisce i motivi per cui fotografare in bianco e nero può costituire un ottimo esercizio per imparare a vedere meglio.

Ho trovato questo articolo di recente: mi ha felicemente riportato alle riflessioni che ho scritto in Vedere in bianco e nero, scrivere a colori e alle connessioni, più o meno metaforiche, tra uno sguardo progettuale e selettivo e la pratica della scrittura.

Fonte: Didatticarte, Perché fare foto in bianco e nero?

3 di 3. Sapersi ascoltare, saper parlare

Ci sono regole non scritte, non codificate, che tutti dobbiamo, insieme, fare nostre. La prima è sapersi ascoltare. Abbiamo sempre troppa fretta di scavalcare le persone per arrivare allo schema che le rappresenta. Chi è quello che parla? Un reazionario. Un estremista. Un esibizionista. Un democristiano. Un liberale. Un idealista. Eccetera. L’etichetta ci serve per anticipare le sue conclusioni, per schematizzare il suo discorso. E così ci vietiamo di capire se in ciò che sta dicendo c’è, o non c’è in modo indiretto e distorto, qualcosa che può essere vero e utile per noi.

Un’altra regola è quella di saper parlare. Parlare di cose, di problemi, di oggetti, senza personalismi, senza esibizionismi. Parlare per dire, non per ascoltarsi. Parlare per comunicare, non per sfogarsi. Parlare per cercare, non per auto-affermarsi, non per proclamare. Più difficile, ma ugualmente necessario, è nell’incontro e nella discussione non cercare la vittoria, ma l’intesa, la decisione possibile e opportuna. Discutere per avere assolutamente e sempre ragione su ogni punto è puerile.

Con queste parole, scritte ai tempi in cui non esisteva ancora il web, Gianni Rodari affronta tematiche attualissime fondate sul sapersi ascoltare e sul saper parlare.

Oggi, tra un social e l’altro, tra chat ed e-mail, queste regole rimangono fondamentali per non perdere l’opportunità di una esperienza umana aumentata, che le piattaforme on line ci offrono come straordinaria occasione.

Fonte: Francesca SanzoSapersi ascoltare, sapere parlare: due regole di Gianni Rodari valide anche online

3 per 3

Scrivere, per trovare nuove domande

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Lasciatemi un poco di spazio bianco, e… no, non ve lo riempirò di contenuti. No, non riempirò proprio tutto. Lascerò un margine, uno spazio di rispetto, come nell’immagine qui sopra. Amo gli spazi bianchi e il respiro che ne deriva, un respiro vitale. Nonostante ciò, o forse proprio per questo, ho aperto un nuovo spazio. Eccolo.

Nuovi contesti: come cambia la scrittura?

Da qualche tempo ho aperto un piccolo gruppo Facebook con l’obiettivo di focalizzare l’attenzione sui nuovi contesti della scrittura, in particolare sulla scrittura quotidiana contemporanea.

Laboratori per scrivere bene, e vivere meglio

Sino ad ora abbiamo affrontato 5 tematiche di base, suddivise in 5 laboratori:

Laboratorio 1
Contenuto, forma, relazione, pubblico: i pilastri per comunicare bene.
Per comunicare bene

Laboratorio 2
Perché nella scrittura alcune parole sono inutili o, peggio, dannose?
Parole dannose

Laboratorio 3
Le 6 regole di George Orwell sulla scrittura applicate alla scrittura di oggi.
Le 6 regole di Orwell

Laboratorio 4
Come scrivere per farsi leggere nelle e-mail, nei social e negli altri contesti della scrittura contemporanea?
La piramide rovesciata

Laboratorio 5
Oggetto della mail: come farsi leggere, senza farsi dimenticare o cestinare subito?
L’oggetto della mail

Ti lascio qui di seguito la descrizione del gruppo, se può interessarti.

Qui si lavora!

⚠️ Questo è un gruppo-laboratorio, io per prima sono qui per imparare. I contenuti che pubblico sono alcuni tra gli strumenti che io stessa utilizzo per il mio lavoro.

❓ Se vuoi che il gruppo ti sia utile ti invito a rispondere alle domande che pongo nei post. Sono solo degli spunti: il mio desiderio è che si approfondisca insieme, andando oltre le indicazioni date nel post e nel contenuto di partenza.

☕ L’obiettivo è generare una conversazione che sia piacevole e costruttiva per tutti. Naturalmente non è obbligatorio, ma: più tutti partecipiamo, più tutti impariamo. Intanto, posso offrirti un caffè?

➡️ Nel link qui sotto (sezione File del menu principale) trovi tutti i laboratori sino ad ora attivati. Inizia da quello che ti interessa di più e nell’ordine che preferisci, i laboratori sono sempre aperti:

 NuoviConTesti: laboratori

Scrittura, ovunque

✒️ Tutti scriviamo, ogni giorno, per motivi professionali e personali: e-mail, chat, post e commenti nei social, messaggi di ogni tipo in spazi che vanno dai forum ai blog, dai moduli di richiesta informazioni nei siti web ai gruppi su Facebook.

👣 Ti interessa approfondire i principi della buona scrittura come strumento quotidiano, da usare in modo corretto e utile nei contesti più diversi? Sei nel gruppo giusto.

🐌 Vuoi conoscere meglio la scrittura professionale? Vuoi trovare ispirazioni collegate ai temi della comunicazione? Vuoi curiosare tra i percorsi di una copywriter sempre in movimento? Facciamo un pezzetto di strada insieme.

Come gestisco il gruppo

🌐 Io per prima sono desiderosa di imparare da ogni persona e da ogni esperienza che incontro.

🌠 In questo gruppo condivido in anteprima alcuni contenuti selezionati che non ho ancora pubblicato altrove, e posso rispondere alle tue domande.

🎩 Puoi scrivere dei post con domande, link, temi che ti interessano e vorresti approfondire: ogni contenuto è moderato da me, in modo che il gruppo possa funzionare in modo efficace rispetto ai temi della comunicazione e della scrittura professionale.

Grazie per la tua attenzione e per la tua collaborazione, ti aspetto nel gruppo!

Federica

NuoviConTesti LAB su Facebook

Indice dei laboratori

Il tempo lento di un caffè

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Ti offro un caffè, ma non è il solito caffè. Un nuovo anno è alle porte, si chiama 2018. Ti lascio una piccola riflessione e un desiderio, a partire da un gesto molto concreto.

Ho un desiderio: rubare tempo al tempo, catturare il poco tempo che ho e dargli più valore possibile.

Da quando sono mamma per la seconda volta questa urgenza si è rafforzata e ha semplicemente amplificato in me la percezione di una esigenza che è di tutti.

Da circa due anni, complice anche il fatto che lavoro in casa e non tutti giorni incontro persone, prendo pochissimi caffè durante la giornata.

In più, attualmente la mia colazione parte da un caffelatte composto di latte caldo, miele e caffè solubile. Caffè solubile, ahimé e doppio bleah.

Questa scelta non è dettata da motivi di salute ma da una illusione di risparmiare tempo. Che invece è tempo perduto. Che non torna più.

In quei due minuti di preparazione della moka è racchiuso un mondo che ho bisogno di recuperare.

Svita, metti l’acqua, metti il caffè, avvita, posa sul fornello. E nel frattempo: annusa l’aroma, pregusta il tuffo del caffè nel latte oppure il caffè da solo, liscio o zuccherato, bollente o tiepido, come preferisci.

Dalla stanza accanto senti il borbottare del caffè che sale. Presto si ripeterà l’appuntamento quotidiano: quell’istante circondato da un prima e da un dopo, quando l’aroma del caffè rimane a farti compagnia nel naso e nella bocca dopo averlo bevuto, anche se velocemente.

Il gesto di fare e bere il caffè è un piccolo regalo che puoi farti ogni giorno, rubando tempo al tempo. Un tempo breve che ti regali, un fermarsi con te stesso che nessun altro può darti.

In questi mesi mi sono illusa di poter risparmiare sui piccoli gesti, e mi sono sbagliata.

Il gesto del caffè è solo un piccolo esempio del fatto che dedicare a noi stessi momenti anche molto brevi possa cambiare a fondo, un passo dopo l’altro, la qualità della nostra vita.

Non ho ancora ripreso a farmi il caffè con la caffettiera, ma lo prendo come impegno per il nuovo anno in arrivo.

Un impegno da non rimandare più, che da domani applicherò anche a tanti ambiti diversi: il tempo per una chiacchierata, per un gioco con i miei figli, il tempo per la musica, per la fotografia, per l’arte e per le passeggiate nella natura, in qualsiasi stagione. Il tempo per la bellezza.

Mentre preparo e bevo il caffè, riprendo per me il tempo lento che mi fa stare bene e di conseguenza fa stare bene le persone che ho intorno.

È una delle piccole scelte capaci di migliorare la vita di ogni giorno, da subito.

Vuoi prendere un caffè con me? Regalo a me e regalo a te questo tempo che ho riscoperto essere molto, molto prezioso.

[3 per 3] Tra tecnologia, cultura e arte. Giorgia Lupi, Van Gogh Alive – The Experience, Anouk Wipprecht

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3 per 3. A proposito di nuovi contesti, ecco un nuovo inizio. Da una passione esplorativa e trasversale che desidero condividere nasce un piccolo format, composto ogni volta di tre spunti apparentemente distanti tra loro. L’obiettivo è suggerire connessioni nuove, associare idee, ispirare. Lascio spazio alle parole e alle emozioni dei protagonisti. Buon viaggio!

In questa puntata:
I dati sono umani. Arte aumentata. Vestirsi di tecnologia

1 di 3. I dati sono umani

Trovo che questa sia una bella dimostrazione di come i dati possano aiutarci a renderci paradossalmente più “umani”, di come i dati non siano solo numeri fini a sé stessi ma rappresentino sempre qualcosa d’altro, persone, pensieri, oggetti, comportamenti. Penso che chiunque lavori tutti i giorni con i dati debba tenere a mente che, se visti attraverso la lente giusta, possono aiutarci a creare connessioni, legami, a capire meglio la nostra natura e avvicinarci a essa e non invece portare ad allontanarci, come spesso si crede.

Giorgia Lupi fa un mestiere magico, direi unico, a cavallo tra arte e comunicazione. Giorgia è una information designer e non ha certo bisogno della mia presentazione. Ogni volta che apprendo di un suo nuovo progetto rimango incantata dal percorso che la porta a trasformare un insieme di dati in una esperienza umanamente memorabile.

Fonte: Salone del Mobile.MilanoIntervista a Giorgia Lupi

Sito web: Giorgia Lupi

2 di 3. Arte aumentata

Un viaggio emotivo, un abbraccio visivo, i colori che invadono lo spazio, immagini che fluttuano sulle pareti, i quadri che prendono vita, gli autoritratti ed i ritratti che si trasformano, i suoni della natura ti circondano, dal rumore della pioggia ai corvi che gracchiano, la musica che incalza: uno spettacolo unico, multimediale da godersi esterrefatti.

Credo che Vincent sarebbe felice di leggere queste parole di Giovanna di Troia mentre descrive l’esperienza di una mostra multimediale capace di catturare il visitatore con emozioni che avvolgono completamente i sensi e lo spazio, oltre ogni possibile immaginazione dello stesso artista. Un abbraccio totale, che dall’esperienza tormentata del pittore giunge sino ai giorni nostri, e continua a interrogarci. Nel suo articolo Giovanna approfondisce ulteriormente il rapporto tra tecnologia e realtà in una panoramica ricca di informazioni e di spunti.

Fonte: Giovanna Di Troia, Excursus sulla realtà aumentata e virtuale tra mostre d’arte, app e start up

Sito web: Van Gogh Alive – The Experience

3 di 3. Vestirsi di tecnologia

Credo che sia arte, sotto certi aspetti, ma soprattutto ricerca. Se, e poiché siamo in grado di creare tecnologie indossabili, dobbiamo chiederci quale impatto queste tecnologie possano avere sulla società, dal punto di vista anche emotivo e culturale. Che tipo di abiti indosseremo in un futuro in cui, come si prevede, gli oggetti di tutti i giorni saranno sempre più intelligenti e dotati di dispositivi tecnologici integrati? E, domanda forse ancora più pertinente, come socializzeremo in un mondo sempre più diretto dalla tecnologia? Ognuno dei miei progetti cerca di sviscerare uno dei differenti aspetti di questa questione.

Complice l’evento organizzato alcuni mesi fa da Meet the Media Guru ho conosciuto i progetti fashion tech di Anouk Wipprecht, designer olandese e fashion artist. Il suo operare porta a una riflessione sul legame sempre più stretto tra corpo e tecnologia e pone domande su una tipologia di funzionalità che deve essere al servizio dell’uomo, e non il contrario.

Fonte: Artribune, Dove osano gli abiti. Intervista ad Anouk Wipprecht

Sito web: Anouk Wipprecht

3 per 3

Colore Muba: tuffarsi nella luce. Di bambini, artisti e progetti al femminile

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Aperta fino al 6 gennaio 2019 a Milano la mostra-gioco Colore. Giocare con la luce alla scoperta del colore, esperienza dedicata ai bambini dai 2 ai 6 anni che guida a scoprire la luce, un elemento immaterico ma tanto strettamente legato alla materia e alla vita di ogni giorno.

Un progetto, tanti sguardi

Sono diversi gli attori del progetto Muba e, nello specifico, della mostra-gioco Colore.

La squadra al femminile che ha dato vita ad una realtà articolata, capace di dialogare con il mondo della didattica, della creatività, della scienza, della cultura, questa volta si è messa in gioco con protagonisti di contesti diversi per aiutare i visitatori a ritrovare uno sguardo aperto, curioso, desideroso di approfondire.

Gli artisti che hanno aderito a #ColoreMuba – questo è l’hashtag ufficiale – mettono il loro bagaglio creativo e progettuale al servizio dei bambini, per stimolare e far crescere un modo sempre fresco di osservare la realtà che ci circonda.

Ciò che mi porto a casa dalla visita – come mamma rimasta, non troppo in fondo, bambina – è la voglia di una prospettiva positiva, intraprendente, da coltivare e far diventare allo stesso tempo naturale: cercare connessioni nuove nella vita quotidiana significa trovare ogni giorno lo straordinario nell’ordinario.

Muba: un progetto al femminile

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Scoprire che il progetto del Museo dei Bambini di Milano ha le sue radici in un team quasi tutto al femminile mi ha permesso di approfondire un’esperienza che mi aveva già colpito per la qualità della visione e della prospettiva: tornare al Muba è stato ancora più sorprendente.

Muba sviluppa e diffonde l’educazione non formale, al fine di promuovere una cultura innovativa per l’infanzia con al centro l’esperienza diretta dei bambini, secondo il metodo pedagogico dei Children’s Museums.

Donne e professioniste sono al centro del progetto Muba: da Elena Dondina presidente a Barbara Merati direttore creativo.

La nostra volontà di affrontare un tema complesso e di scomporlo fino a renderlo il più leggero possibile è ben visibile all’interno del percorso della mostra-gioco. I bambini, infatti, sono chiamati a compiere gesti semplici e istintivi che appartengono al loro quotidiano,

spiega Barbara Merati.

Francesca Valan, colour designer e co-curatrice di Colore, ha accompagnato i visitatori durante la giornata di inaugurazione avvenuta lo scorso 9 maggio, con la pazienza e l’entusiasmo di chi insegna a vedere con occhio nuovo tanti aspetti abituali della realtà in cui siamo immersi.

Artisti per dialogare con la luce

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Quattro installazioni sono al centro della mostra-gioco Colore: si possono osservare, toccare, attraversare.

Luce comanda color affronta le sinestesie e la percezione dei colori ed è arricchita dagli scatti del fotografo e scrittore Massimiliano Tappari.

Esci dall’ombra ha come tema l’RGB e la (s)composizione della luce e vede il supporto del creativo Mao Fusina.

Che occhio! è dedicata alla visione in natura e presenta delle illustrazioni realizzate da Nina Cuneo.

Dove ti nascondi? racconta e svela la mimesi degli animali, grazie alle illustrazioni realizzate dal duo creativo Carnovsky.

L’esperienza dei bambini e il ritorno al quotidiano

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Li lascio alla fine ma sono i più importanti di tutti: parlo dei bambini, i protagonisti assoluti e i destinatari della mostra-gioco Colore. Senza dimenticare quanto la visita possa giovare anche agli adulti.

Come illustra Francesca Valan,

l’obiettivo della mostra è sperimentare la relazione del colore con la luce e rafforzare attraverso il gioco il legame e le regole che tutti viviamo ogni giorno con il colore. Un suo utilizzo corretto porta al miglioramento del nostro spazio visivo e della qualità della nostra vita quotidiana.

In questo articolo non mi è possibile svelare tutto ciò che ho appreso: posso solo tentare di incuriosire, per spingere a guardare il mondo con occhi sempre nuovi. E, tra un gioco e l’altro, si può anche scoprire come vede i colori un unicorno.

La mostra-gioco Colore è una ottima occasione per avviare i bambini a questo lavoro su se stessi, per aiutarli a sviluppare una più ricca relazione con la realtà.

Le proposte di gioco presenti in mostra sono rivolte in particolare ai bambini degli asili nido e delle scuole dell’infanzia.

La capacità di utilizzare propriamente i colori non è un dono di natura, ma è frutto di una corretta educazione. Come la musica, il colore ha delle precise regole armoniche, ed è importante imparare a scoprirle fin dall’età prescolare. Capire il colore consiste nell’imparare a vedere; saper vedere fornisce nuove chiavi di lettura della realtà.

Questa è la visione alla base di Colore: un approccio educativo prezioso da trasporre nella vita di ogni giorno, con emozione e voglia di esplorare.

Hai visitato anche tu la mostra-gioco Colore al Muba? Lascia nei commenti la tua esperienza e le tue impressioni.