[#aedidigitali] La verità, forse, nelle bugie

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Dove portano le bugie? A volte portano nel cuore della verità.

Figlio,

da quando sei nato ho colto dal tuo sguardo che sei trasparente come un cristallo. Non riesci ancora a mentirmi. Non riesci del tutto. Perché, quando lo fai, i tuoi occhi hanno un fremito, un guizzo che per ora non mi sfugge.

E mi chiedo:

quando arriverà il momento in cui questa mia minima percezione svanirà? Ci sarà un momento in cui avrai bisogno della bugia, e la userai senza che io me ne accorga?

Spero non ti serva mai dirmi delle bugie.

Oppure spero che tu mi dica: No mamma, è una cosa brutta e te ne posso dire solo un pezzetto, ci penso, provo a dirtelo tra un po‘. Ti darò tutto il tempo che ti occorre, figlio, ma tu sai che io so, non tutto, ma un po’.

O forse è meglio sperare che tu mi dica delle bugie,

per vederti rabbuiare all’improvviso, presa coscienza, appena prima del tuo pianto come pioggia che lava, per aver estratto la spina dolorosa, e a quel punto capire che non tratterrai più in te il racconto di tutte le cose? Non ti giudicherò per questo. Lo sai, e lo so.

Credo che non ti sgriderei se tu mi dicessi una bugia,

anche grossa. So che le bugie, a volte, danno la sensazione di attenuare – anche solo per un momento – il dolore che potresti portare a un’altra persona.

Vorrei essere capace di accettare le tue bugie,

se e quando arriveranno. Perché so che potrebbero essere un sentiero verso la verità. Non ti sgriderò, di certo mi scapperà una lacrima o più probabilmente un milione di lacrime, ma io sarò sempre lì per aiutarti a fare luce, anche se tu vedrai il buio.

Non sono qui per punire le tue bugie,

sono qui per accompagnarti. Sono disposta a camminare con la tua bugia, fino a quando tu stesso avrai abbandonato la paura di ammetterla.

Ti insegnerò che esistono le mezze verità,

che non dicono tutto, ma non mentono. Sono quelle bugie dolci che aiutano a vivere, che stanno lì, sospese, fino a quando arriva il momento di affrontare certe verità con una mente adulta.

Non ti nascondo quelle verità.

Non ti nascondo la morte, la malattia, le cose brutte di cui sai o intuisci l’esistenza, ma che non vorresti mai ascoltare, conoscere, vivere. Loro stanno lì, e non cerchiamo di spiegarle subito, a tutti i costi. Piano piano le affrontiamo insieme, mentre cresci. Mentre cresciamo, e siamo almeno in due.

Ti insegnerò anche a non avere paura della verità,

soprattutto quando si veste da bugia, quando teme di ferire, come quando il tuo sguardo così trasparente non osa fissarmi diritto negli occhi, ed è velato da un’ombra che sfugge. Ti insegnerò a riconoscere le bugie dette per amore, anche le tue, e ti aiuterò a superarle.

Per questo motivo credo tu abbia gli occhi così grandi:

per guardare il mondo e per lasciarlo entrare da quelle finestre spalancate, così delicate, raccolte tra le tue ciglia lunghe. Per guardare diritto, senza timore, negli occhi miei e negli occhi delle persone trasparenti che avrai la fortuna di incontrare, se lo vorrai.

Non so se ci riuscirò, ma ci proverò.

Un abbraccio, figlio.

Questo post nasce dal tema bugia proposto nel gruppo Facebook Aedi digitali.

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Ubuntu: io sono perché noi siamo. Muba Milano, 150 manifesti per la solidarietà

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«Siamo in un tempo in cui bisogna tornare a parlare dei fondamentali». Così ha affermato Domenico Piraina, direttore di Palazzo Reale, lunedì 15 ottobre alla presentazione della mostra Ubuntu – I Am Because We Are: 150 manifesti per la solidarietà, ideata da Armando Milani in collaborazione con Francesco Dondina presso MUBA – Museo dei Bambini Milano.

Fino a domenica 28 ottobre 2018, dalle 10 alle 18 escluso il lunedì, è possibile visitare gratuitamente Ubuntu – I Am Because We Are: 150 manifesti per la solidarietà, la mostra di graphic design dedicata a una parola, a un concetto, a una visione.

Ubuntu: che cosa significa?

Ubuntu è una parola africana dal significato talmente profondo da diventare una vera e propria filosofia – sociale, di vita, politica.

Usata spesso da Nelson Mandela, la parola ubuntu significa accoglienza, condivisione, inclusione: io sono perché noi siamo.

150 manifesti, e molto di più

I portici della Rotonda della Besana, nella loro planimetria curva, accolgono i 150 manifesti realizzati da designer internazionali, studenti e bambini di tutto il mondo, ciascuno invitato a partecipare con una propria opera dal grafico milanese Armando Milani.

Come si evince dalle parole sentite pronunciate durante la conferenza stampa svoltasi presso MUBA – sede dell’esposizione con alto valore simbolico per la volontà di porre al centro il bambino, con progetti dedicati all’infanzia per promuovere nei più piccoli uno sguardo aperto sul mondo – l’interesse della mostra è non solo nella presenza fisica dei manifesti realizzati, ma nella idea che l’ha fatta nascere: trovare il modo di esprimere un valore essenziale, da trasmettere con forza in questo momento storico segnato da incertezze diffuse a livello globale.

Il linguaggio del graphic design

Il linguaggio scelto per veicolare i valori contenuti nella parola ubuntu è la grafica:  ogni immagine concentra in sé – in una sola composizione a due dimensioni, potenzialmente replicabile e condivisibile all’infinito, off line e on line – un significato preciso, una rappresentazione creativa, una interpretazione artistica da realizzare attraverso un tessuto di linee, colori, parole.

I 150 manifesti presentati appartengono alla Ubuntu Collection, corpus di opere che nei sogni dei curatori potrebbe trasformarsi in una mostra itinerante per veicolare e condividere ovunque e sempre più a fondo i valori della solidarietà e dell’apertura.

Sogno e immaginazione, per un mondo migliore

Di sogni e di immaginazione in effetti si è parlato tanto, in sede di inaugurazione della mostra. Che cosa conduce l’uomo all’azione, sia essa artistica, culturale, sociale, politica nelle accezioni più feconde e costruttive, se non la curiosità, il desiderio, il sogno, l’immaginazione?

Creare un manifesto è il primo passo necessario per iniziare a visualizzare, a immaginare una realtà nuova da costruire, una realtà da migliorare, un mondo da rendere più consapevole.

Non basta immaginare, certo, ma le premesse sono tutte contenute lì. Occorre passare al concetto Io sono perché noi siamo: è un principio valido per realizzare insieme – e, al contempo, con ciascuno consapevole del proprio percorso individuale – un piccolo frammento di questo sogno, giorno dopo giorno.

Ubuntu Collection nelle parole di Armando Milani

Racconta Armando Milani nella scheda di presentazione della Ubuntu Collection:

«Un toccante esempio di Ubuntu è stato dimostrato da una antropologa che ha proposto un gioco per i bambini di una tribù africana. Ha messo un cesto di dolci e frutta vicino a un albero dicendo “chi arriva primo può tenersi tutto”. I bambini si presero per mano, raggiunsero il cesto e si spartirono tutto fra di loro. L’antropologa domandò il perché di questo comportamento. Loro risposero Ubuntu: come può uno di noi essere felice se tutti gli altri sono tristi?».

Racconta ancora Armando Milani sul processo di realizzazione operativa delle opere grafiche:

«Durante i miei workshop, ho proposto a studenti di diversi paesi di fare prima una ricerca sul significato della parola Ubuntu, sullo stato di necessità e di povertà di certi popoli per provocare delle reazioni emotive, perché solo così si possono esprimere graficamente immagini simboliche di grande impatto. Per affrontare il problema vi sono due modalità: la denuncia della sopraffazione dell’uomo sull’uomo, oppure messaggi di speranza per un futuro migliore dell’umanità. Nei lavori che ho ricevuto, in generale ha preso il sopravvento la speranza, e ne sono felice».

Immaginiamo? Il sogno di uno sguardo condiviso

A proposito di immaginazione, vedo il numero dei 150 manifesti della Ubuntu Collection crescere a dismisura, raggiungere tutti gli spazi di affissione pubblica e gli schermi dei dispositivi mobili di ciascuno di noi, per poi trasferirsi nello sguardo di ogni persona rivolto agli occhi di un’altra persona che, per caso (apparente) o per scelta, si trova in questo momento di fronte a lei.

Immagino uno sguardo condiviso, di silenzioso coraggio, uno sguardo in fondo semplice, istintivo e naturale, che dagli occhi passa alle dita, alle mani, alle braccia, alle gambe, dalla punta del naso fino alla punta dei piedi, sale in bicicletta, in auto, in autobus, in treno, in aereo e inizia a spostarsi dappertutto.

Uno sguardo accompagnato da un sorriso che non nasconde le difficoltà, ma che grida di affrontarle insieme, per costruire un mondo in cui ci sia ancora speranza.

Approfondisci

Dal sito MUBA – Museo dei bambini Milano:

Ubuntu – I Am Because We Are: 150 manifesti per la solidarietà

Altri miei articoli dedicati a MUBA:

Vietato non toccare. Giocare con Bruno Munari: una esperienza analogica

Colore Muba: tuffarsi nella luce. Di bambini, artisti e progetti al femminile

[righepiccole] I conti tornano?

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I conti tornano?

I conti tornano.
I torni contano.
I tonti tontano. 
I torti schiacciano.
E tutti corrono.
I tempi tardano.
I tempi urgono.
I tempi chiamano.
I certi cercano.
I copy tentano.
Le rime stentano.
Le parti cadono.
I denti stridono.
In tanti piangono.
Le mani stringono.
I cerchi cedono.
I tarli scavano.
I fiumi scendono.
Le braccia portano.
Le carte cantano.
I cuori battono.
Le bocche tacciono.
Gli occhi parlano.
I bimbi guardano.
I frutti crescono.
I treni partono.
I voli si alzano.
Le navi salpano.
Gli abbracci salvano.
Gli sguardi scaldano.
Le mani accorrono.
Le vite scorrono.
Le vite restano.
I cieli abbracciano.
Le stelle danzano.
I libri narrano.
I canti tornano.

[righepiccole] Libri e memoria

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Quando parlo di libri e memoria mi si spalancano due porte.

La prima porta si apre sul 3enne che impara a memoria le figure dei suoi libri, e pretende che io da una stanza all’altra segua le immagini o, addirittura, che gliele anticipi.

Quindi, senza che io possa vedere nulla, mi indica col dito le figure una per volta e io devo ricordarmi e nominargli la sequenza esatta dei soggetti illustrati.

E guai a sgarrare, perché verrei redarguita con grande scorno per ogni minimo errore.

La seconda porta si apre sul tanto desiderato trasloco dei miei libri, che in parte sono ancora nella cantina dei miei, e forse entro l’anno riuscirò a portarli nella mia nuova libreria semivuota per ora allegramente destinata ad armadio dei giochi.

Mi capita spesso, quando cito libri che non sono già con me, di cercare pezzetti di testo a memoria e poi di aiutarmi con note di tempo fa, scritte a mano o sepolte in vecchi blog.

Ebbene sì, dopo tanti anni di risparmio energetico, soprattutto sulla memoria a breve termine, sto ricominciando con fatica a imparare a memoria.

Di necessità virtù, ma sembra anche che mi faccia bene.

Scrivi? Leggi? Ecco per te: titoli da mangiare, Grammatica della fantasia, newsletter e lettere che vendono senza vendere

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Qui sotto trovi i laboratori da 11 a 15, che ho attivato nel gruppo Facebook NuoviConTesti LAB. Come filo conduttore ti lascio una osservazione che ho scritto nel gruppo. Una novità: nel Laboratorio 15 puoi condividere il tuo progetto di scrittura. Ti aspetto!

A volte la scrittura è faticosa, perché il lavoro di taglio, di lima, di selezione, di revisione occupa tanto tempo e richiede molto impegno, autocritica e lo sforzo di non innamorarsi del proprio testo.

Con l’esperienza si imparano certe buone pratiche che diventano ottime abitudini, si trasformano in metodo, e aiutano soprattutto a migliorare certe fasi del lavoro.

Nonostante ci sia un metodo la mia scrittura non è mai la stessa, si evolve sempre e mi troverei male se non fosse così.

Anche nel caso di scritture formali e/o apparentemente noiose trovo sempre un alto grado di coinvolgimento personale.

Far trasparire la voce umana dentro quella dell’azienda, o di chiunque sia il soggetto della scrittura, è una delle scommesse più belle del mio lavoro.

Laboratorio 11
Questione di titoli: apriamo una piccola riflessione creativa.
Titoli appetitosi 

Laboratorio 12
La newsletter: che cos’è, e a che cosa serve? Una sintesi dei punti di partenza per una buona comunicazione tramite newsletter.
Newsletter per comunicare

Laboratorio 13
Il valore della creatività nella scrittura quotidiana contemporanea, a partire dal libro La grammatica della fantasia di Gianni Rodari.
Fantasia, immaginazione, creatività

Laboratorio 14
Lettere di vendita ed e-mail commerciali che vendono… senza vendere: qualche spunto per costruirle.
Lettere che vendono

Laboratorio 15
Scrivi? Leggi? Leggi e scrivi? In questo laboratorio puoi far conoscere il tuo progetto di scrittura: un blog, un gruppo, un canale Telegram o altri strumenti che utilizzi quotidianamente.
Il tuo progetto di scrittura

NuoviConTesti LAB: tutti i laboratori

Scrivere controcorrente. 5 laboratori: dal tono di voce alla stesura di una e-mail che non sfugga alla lettura

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Scrivere controcorrente: missione impossibile? Forse. Però esistono delle buone pratiche di scrittura che aiutano a farsi leggere nel flusso incessante di contenuti in cui siamo immersi non solo ogni giorno, ma ogni istante. Occorre un connubio tra lentezza e velocità, tra osservazione e azione (osserv-azione), tra competenza e relazioni costruttive. Ecco i 5 nuovi laboratori sulla scrittura quotidiana contemporanea che puoi trovare nel mio gruppo Facebook NuoviConTesti LAB.

Laboratorio 6
Tono di voce, personalità e relazioni nelle conversazioni on line di ogni giorno.
Il tono di voce

Laboratorio 7
Dire la stessa cosa in 99 modi diversi. Lavorare con le parole: giochiamo con gli Esercizi di stile di Raymond Queneau?
99 esercizi di stile

Laboratorio 8
L’abito fa il testo. Maiuscole accentate, puntini di sospensione, spazi tra parole e punteggiatura, apostrofi, punti esclamativi.
Testi accurati

Laboratorio 9
E-mail: messaggi in bottiglia? Dell’oggetto avevamo già iniziato a parlare in un laboratorio precedente. Ora ci dedichiamo al corpo del messaggio.
E-mail memorabili

Laboratorio 10
Le e-mail devono navigare controcorrente nella casella di posta del nostro destinatario, per essere prese in considerazione e lette.
E-mail controcorrente

NuoviConTesti LAB: tutti i laboratori

[ricette365] Spalanca e contempla

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Ricetta 168. Spalanca occhi e mani, apri naso e bocca, scoperchia mente e cuore. Lascia depositare i pensieri sul fondo, cammina e contempla. Puoi già versare tra le ombre fermenti di nuova luce.

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