5 nuovi laboratori: dal tono di voce alla stesura di una e-mail che non sfugga alla lettura

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Scrivere controcorrente: missione impossibile? Forse. Però esistono delle buone pratiche di scrittura che aiutano a farsi leggere nel flusso incessante di contenuti in cui siamo immersi non solo ogni giorno, ma ogni istante. Occorre un connubio tra lentezza e velocità, tra osservazione e azione (osserv-azione), tra competenza e relazioni costruttive. Ecco i 5 nuovi laboratori sulla scrittura quotidiana contemporanea che puoi trovare nel mio gruppo Facebook NuoviConTesti LAB.

Laboratorio 6
Tono di voce, personalità e relazioni nelle conversazioni on line di ogni giorno.
Il tono di voce

Laboratorio 7
Dire la stessa cosa in 99 modi diversi. Lavorare con le parole: giochiamo con gli Esercizi di stile di Raymond Queneau?
99 esercizi di stile

Laboratorio 8
L’abito fa il testo. Maiuscole accentate, puntini di sospensione, spazi tra parole e punteggiatura, apostrofi, punti esclamativi.
Testi accurati

Laboratorio 9
E-mail: messaggi in bottiglia? Dell’oggetto avevamo già iniziato a parlare in un laboratorio precedente. Ora ci dedichiamo al corpo del messaggio.
E-mail memorabili

Laboratorio 10
Le e-mail devono navigare controcorrente nella casella di posta del nostro destinatario, per essere prese in considerazione e lette.
E-mail controcorrente

NuoviConTesti LAB: tutti i laboratori

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[3 per 3] Umanità aumentata, bianco e nero, ascoltare e parlare. Luca De Biase, Emanuela Pulvirenti, Gianni Rodari

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Tornano gli esperimenti esplorativi di 3 per 3, tra contesti nuovi e cammini antichi.

In questa puntata
Tecnologia e umanità, fotografia per vedere, relazioni e regole non scritte

In questi anni in cui l’assenza di tempo rende difficile curare le relazioni, l’amore ci consente di andare alla ricerca del tempo smarrito.

Alessandro D’Avenia, Ogni storia è una storia d’amore

1 di 3. Umanamente aumentati

La protesi [il telefono] aumenta l’umano e divide l’individuo in molti modi, entrando profondamente nelle operazioni di elaborazione, memorizzazione, comunicazione. E quella protesi elettronica che è il telefono non fa semplicemente aumentare le capacità del corpo: influenza le scelte e i comportamenti, ne modifica il senso.

In questo modo, peraltro, la coscienza – freudianamente il filtro che seleziona ciò che esce dalla dimensione che resta nell’inconscio – non è più del tutto individuale. Il filtro è insieme personale, tecnologico, algoritmico e sociale. Dunque non individuale, non collettivo, ma plurale.

Luca De Biase avvia una riflessione su tecnologia, operazioni umane, coscienza, individualità (o no?) dell’individuo.

In che modo, e a quale livello di profondità, stanno modificando la nostra vita quotidiana i dispositivi mobili che utilizziamo tante ore al giorno?

Fonte: Luca De BiaseUmanamente aumentati: individui, dividui, plurali

2 di 3. A che cosa serve il bianco e nero

Dunque togliere il colore non costituisce necessariamente una perdita di informazioni.

Può, infatti, rafforzare molto di più il senso e la comunicatività dell’immagine.

Nel suo articolo molto chiaro e concreto Emanuela Pulvirenti approfondisce i motivi per cui fotografare in bianco e nero può costituire un ottimo esercizio per imparare a vedere meglio.

Ho trovato questo articolo di recente: mi ha felicemente riportato alle riflessioni che ho scritto in Vedere in bianco e nero, scrivere a colori e alle connessioni, più o meno metaforiche, tra uno sguardo progettuale e selettivo e la pratica della scrittura.

Fonte: Didatticarte, Perché fare foto in bianco e nero?

3 di 3. Sapersi ascoltare, saper parlare

Ci sono regole non scritte, non codificate, che tutti dobbiamo, insieme, fare nostre. La prima è sapersi ascoltare. Abbiamo sempre troppa fretta di scavalcare le persone per arrivare allo schema che le rappresenta. Chi è quello che parla? Un reazionario. Un estremista. Un esibizionista. Un democristiano. Un liberale. Un idealista. Eccetera. L’etichetta ci serve per anticipare le sue conclusioni, per schematizzare il suo discorso. E così ci vietiamo di capire se in ciò che sta dicendo c’è, o non c’è in modo indiretto e distorto, qualcosa che può essere vero e utile per noi.

Un’altra regola è quella di saper parlare. Parlare di cose, di problemi, di oggetti, senza personalismi, senza esibizionismi. Parlare per dire, non per ascoltarsi. Parlare per comunicare, non per sfogarsi. Parlare per cercare, non per auto-affermarsi, non per proclamare. Più difficile, ma ugualmente necessario, è nell’incontro e nella discussione non cercare la vittoria, ma l’intesa, la decisione possibile e opportuna. Discutere per avere assolutamente e sempre ragione su ogni punto è puerile.

Con queste parole, scritte ai tempi in cui non esisteva ancora il web, Gianni Rodari affronta tematiche attualissime fondate sul sapersi ascoltare e sul saper parlare.

Oggi, tra un social e l’altro, tra chat ed e-mail, queste regole rimangono fondamentali per non perdere l’opportunità di una esperienza umana aumentata, che le piattaforme on line ci offrono come straordinaria occasione.

Fonte: Francesca SanzoSapersi ascoltare, sapere parlare: due regole di Gianni Rodari valide anche online

3 per 3

Scrivere, per trovare nuove domande

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Lasciatemi un poco di spazio bianco, e… no, non ve lo riempirò di contenuti. No, non riempirò proprio tutto. Lascerò un margine, uno spazio di rispetto, come nell’immagine qui sopra. Amo gli spazi bianchi e il respiro che ne deriva, un respiro vitale. Nonostante ciò, o forse proprio per questo, ho aperto un nuovo spazio. Eccolo.

Nuovi contesti: come cambia la scrittura?

Da qualche tempo ho aperto un piccolo gruppo Facebook con l’obiettivo di focalizzare l’attenzione sui nuovi contesti della scrittura, in particolare sulla scrittura quotidiana contemporanea.

Laboratori per scrivere bene, e vivere meglio

Sino ad ora abbiamo affrontato 5 tematiche di base, suddivise in 5 laboratori:

Laboratorio 1
Contenuto, forma, relazione, pubblico: i pilastri per comunicare bene.
Per comunicare bene

Laboratorio 2
Perché nella scrittura alcune parole sono inutili o, peggio, dannose?
Parole dannose

Laboratorio 3
Le 6 regole di George Orwell sulla scrittura applicate alla scrittura di oggi.
Le 6 regole di Orwell

Laboratorio 4
Come scrivere per farsi leggere nelle e-mail, nei social e negli altri contesti della scrittura contemporanea?
La piramide rovesciata

Laboratorio 5
Oggetto della mail: come farsi leggere, senza farsi dimenticare o cestinare subito?
L’oggetto della mail

Ti lascio qui di seguito la descrizione del gruppo, se può interessarti.

Qui si lavora!

⚠️ Questo è un gruppo-laboratorio, io per prima sono qui per imparare. I contenuti che pubblico sono alcuni tra gli strumenti che io stessa utilizzo per il mio lavoro.

❓ Se vuoi che il gruppo ti sia utile ti invito a rispondere alle domande che pongo nei post. Sono solo degli spunti: il mio desiderio è che si approfondisca insieme, andando oltre le indicazioni date nel post e nel contenuto di partenza.

☕ L’obiettivo è generare una conversazione che sia piacevole e costruttiva per tutti. Naturalmente non è obbligatorio, ma: più tutti partecipiamo, più tutti impariamo. Intanto, posso offrirti un caffè?

➡️ Nel link qui sotto (sezione File del menu principale) trovi tutti i laboratori sino ad ora attivati. Inizia da quello che ti interessa di più e nell’ordine che preferisci, i laboratori sono sempre aperti:

 NuoviConTesti: laboratori

Scrittura, ovunque

✒️ Tutti scriviamo, ogni giorno, per motivi professionali e personali: e-mail, chat, post e commenti nei social, messaggi di ogni tipo in spazi che vanno dai forum ai blog, dai moduli di richiesta informazioni nei siti web ai gruppi su Facebook.

👣 Ti interessa approfondire i principi della buona scrittura come strumento quotidiano, da usare in modo corretto e utile nei contesti più diversi? Sei nel gruppo giusto.

🐌 Vuoi conoscere meglio la scrittura professionale? Vuoi trovare ispirazioni collegate ai temi della comunicazione? Vuoi curiosare tra i percorsi di una copywriter sempre in movimento? Facciamo un pezzetto di strada insieme.

Come gestisco il gruppo

🌐 Io per prima sono desiderosa di imparare da ogni persona e da ogni esperienza che incontro.

🌠 In questo gruppo condivido in anteprima alcuni contenuti selezionati che non ho ancora pubblicato altrove, e posso rispondere alle tue domande.

🎩 Puoi scrivere dei post con domande, link, temi che ti interessano e vorresti approfondire: ogni contenuto è moderato da me, in modo che il gruppo possa funzionare in modo efficace rispetto ai temi della comunicazione e della scrittura professionale.

Grazie per la tua attenzione e per la tua collaborazione, ti aspetto nel gruppo!

Federica

NuoviConTesti LAB su Facebook

Indice dei laboratori

[#ricette365] Spalanca e contempla

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Ricetta 168. Spalanca occhi e mani, apri naso e bocca, scoperchia mente e cuore. Lascia depositare i pensieri sul fondo, cammina e contempla. Puoi già versare tra le ombre fermenti di nuova luce.

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#Invenzionario: giocare con le parole, per lavorare meglio

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 Altallenare.

Movimento oscillatorio tipico della vita, in cui ci è richiesto di consolidare ogni giorno pazienza, energie, volontà per attraversare i momenti difficili e volare ogni volta più in alto, con l’aria a rinfrescarci il viso.

C’è una parte di me che gioca con le parole, continuamente, per alimentare con nuovi germogli la parte più razionale del mio lavoro.

Sperimentare con costanza nuovi contesti mi porta a individuare connessioni e modalità nuove per una comunicazione sempre più umana, etica ed efficace, non solo professionale ma anche personale, che sia veicolo di valore condiviso e strumento di relazioni costruttive.

Il gioco di parole che ho iniziato è molto serio perché dialoga con la mia vita, e produce risultati come Altallenare.

A proposito, in questo periodo sto rivedendo alcuni aspetti della mia comunicazione personale e professionale: sto facendo il lavoro più difficile che potrei immaginare, anche rispetto a quello che svolgo ogni giorno per i clienti.

Mi sto altallenando con energia, entusiasmo, fatica e tanta curiosità, come al mio solito.

Se il gioco delle parole piace anche a te e desideri giocare un poco insieme a me, puoi rintracciarne il filo seguendo l’hashtag #invenzionario nei principali canali digitali in cui sono presente:

Se preferisci scendere più a fondo ho un’altra proposta da farti: vuoi altallenarti con me, nel campo della scrittura?

Se desideri approfondire i temi e le buone pratiche della scrittura quotidiana contemporanea, professionale e personale, puoi farlo iscrivendoti al mio gruppo-laboratorio su Facebook:

Ti aspetto per un caffè, un caffè lento.

A presto,

Federica

Il tempo lento di un caffè

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Ti offro un caffè, ma non è il solito caffè. Un nuovo anno è alle porte, si chiama 2018. Ti lascio una piccola riflessione e un desiderio, a partire da un gesto molto concreto.

Ho un desiderio: rubare tempo al tempo, catturare il poco tempo che ho e dargli più valore possibile.

Da quando sono mamma per la seconda volta questa urgenza si è rafforzata e ha semplicemente amplificato in me la percezione di una esigenza che è di tutti.

Da circa due anni, complice anche il fatto che lavoro in casa e non tutti giorni incontro persone, prendo pochissimi caffè durante la giornata.

In più, attualmente la mia colazione parte da un caffelatte composto di latte caldo, miele e caffè solubile. Caffè solubile, ahimé e doppio bleah.

Questa scelta non è dettata da motivi di salute ma da una illusione di risparmiare tempo. Che invece è tempo perduto. Che non torna più.

In quei due minuti di preparazione della moka è racchiuso un mondo che ho bisogno di recuperare.

Svita, metti l’acqua, metti il caffè, avvita, posa sul fornello. E nel frattempo: annusa l’aroma, pregusta il tuffo del caffè nel latte oppure il caffè da solo, liscio o zuccherato, bollente o tiepido, come preferisci.

Dalla stanza accanto senti il borbottare del caffè che sale. Presto si ripeterà l’appuntamento quotidiano: quell’istante circondato da un prima e da un dopo, quando l’aroma del caffè rimane a farti compagnia nel naso e nella bocca dopo averlo bevuto, anche se velocemente.

Il gesto di fare e bere il caffè è un piccolo regalo che puoi farti ogni giorno, rubando tempo al tempo. Un tempo breve che ti regali, un fermarsi con te stesso che nessun altro può darti.

In questi mesi mi sono illusa di poter risparmiare sui piccoli gesti, e mi sono sbagliata.

Il gesto del caffè è solo un piccolo esempio del fatto che dedicare a noi stessi momenti anche molto brevi possa cambiare a fondo, un passo dopo l’altro, la qualità della nostra vita.

Non ho ancora ripreso a farmi il caffè con la caffettiera, ma lo prendo come impegno per il nuovo anno in arrivo.

Un impegno da non rimandare più, che da domani applicherò anche a tanti ambiti diversi: il tempo per una chiacchierata, per un gioco con i miei figli, il tempo per la musica, per la fotografia, per l’arte e per le passeggiate nella natura, in qualsiasi stagione. Il tempo per la bellezza.

Mentre preparo e bevo il caffè, riprendo per me il tempo lento che mi fa stare bene e di conseguenza fa stare bene le persone che ho intorno.

È una delle piccole scelte capaci di migliorare la vita di ogni giorno, da subito.

Vuoi prendere un caffè con me? Regalo a me e regalo a te questo tempo che ho riscoperto essere molto, molto prezioso.

[3 per 3] Tra tecnologia, cultura e arte. Giorgia Lupi, Van Gogh Alive – The Experience, Anouk Wipprecht

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3 per 3. A proposito di nuovi contesti, ecco un nuovo inizio. Da una passione esplorativa e trasversale che desidero condividere nasce un piccolo format, composto ogni volta di tre spunti apparentemente distanti tra loro. L’obiettivo è suggerire connessioni nuove, associare idee, ispirare. Lascio spazio alle parole e alle emozioni dei protagonisti. Buon viaggio!

In questa puntata:
I dati sono umani. Arte aumentata. Vestirsi di tecnologia

1 di 3. I dati sono umani

Trovo che questa sia una bella dimostrazione di come i dati possano aiutarci a renderci paradossalmente più “umani”, di come i dati non siano solo numeri fini a sé stessi ma rappresentino sempre qualcosa d’altro, persone, pensieri, oggetti, comportamenti. Penso che chiunque lavori tutti i giorni con i dati debba tenere a mente che, se visti attraverso la lente giusta, possono aiutarci a creare connessioni, legami, a capire meglio la nostra natura e avvicinarci a essa e non invece portare ad allontanarci, come spesso si crede.

Giorgia Lupi fa un mestiere magico, direi unico, a cavallo tra arte e comunicazione. Giorgia è una information designer e non ha certo bisogno della mia presentazione. Ogni volta che apprendo di un suo nuovo progetto rimango incantata dal percorso che la porta a trasformare un insieme di dati in una esperienza umanamente memorabile.

Fonte: Salone del Mobile.MilanoIntervista a Giorgia Lupi

Sito web: Giorgia Lupi

2 di 3. Arte aumentata

Un viaggio emotivo, un abbraccio visivo, i colori che invadono lo spazio, immagini che fluttuano sulle pareti, i quadri che prendono vita, gli autoritratti ed i ritratti che si trasformano, i suoni della natura ti circondano, dal rumore della pioggia ai corvi che gracchiano, la musica che incalza: uno spettacolo unico, multimediale da godersi esterrefatti.

Credo che Vincent sarebbe felice di leggere queste parole di Giovanna di Troia mentre descrive l’esperienza di una mostra multimediale capace di catturare il visitatore con emozioni che avvolgono completamente i sensi e lo spazio, oltre ogni possibile immaginazione dello stesso artista. Un abbraccio totale, che dall’esperienza tormentata del pittore giunge sino ai giorni nostri, e continua a interrogarci. Nel suo articolo Giovanna approfondisce ulteriormente il rapporto tra tecnologia e realtà in una panoramica ricca di informazioni e di spunti.

Fonte: Giovanna Di Troia, Excursus sulla realtà aumentata e virtuale tra mostre d’arte, app e start up

Sito web: Van Gogh Alive – The Experience

3 di 3. Vestirsi di tecnologia

Credo che sia arte, sotto certi aspetti, ma soprattutto ricerca. Se, e poiché siamo in grado di creare tecnologie indossabili, dobbiamo chiederci quale impatto queste tecnologie possano avere sulla società, dal punto di vista anche emotivo e culturale. Che tipo di abiti indosseremo in un futuro in cui, come si prevede, gli oggetti di tutti i giorni saranno sempre più intelligenti e dotati di dispositivi tecnologici integrati? E, domanda forse ancora più pertinente, come socializzeremo in un mondo sempre più diretto dalla tecnologia? Ognuno dei miei progetti cerca di sviscerare uno dei differenti aspetti di questa questione.

Complice l’evento organizzato alcuni mesi fa da Meet the Media Guru ho conosciuto i progetti fashion tech di Anouk Wipprecht, designer olandese e fashion artist. Il suo operare porta a una riflessione sul legame sempre più stretto tra corpo e tecnologia e pone domande su una tipologia di funzionalità che deve essere al servizio dell’uomo, e non il contrario.

Fonte: Artribune, Dove osano gli abiti. Intervista ad Anouk Wipprecht

Sito web: Anouk Wipprecht

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