[link] Parole diffuse

Siamo (anche) ciò che scriviamo.

Ogni giorno, scrivendo, estendiamo il nostro curriculum diffuso.

Nella lettera 14 rifletto su quanto scrivere sia rilevante nella nostra vita quotidiana professionale e personale.

Spesso dico che il testo da noi scritto in ogni tipo di spazio (come persone, come professionisti, come aziende – ma le aziende sono fatte di persone) confluisce in una sorta di nostro curriculum vitae diffuso, in evoluzione costante, con particolare riferimento alla dimensione online ma non solo.

C’è anche un refuso (almeno uno), trovalo e scrivimi, ti farò una sorpresa.

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4 pensieri riguardo “[link] Parole diffuse”

  1. Federica buonasera
    Apro una disputa felice sulla comprensione scritta e verbale, per quanto possa essere antitetico il pensiero utilizzando termini corretti difficilmente crea confusione nella comunicazione epistolare. Al contrario, mi trovo a dover chiedere spiegazioni aggiuntive alle persone che, ignare del significato, utilizzano termini che confondono l’ascoltatore; nuovi anacoluti? Scarsa comprensione? Difetto d’empatia? Approfondimenti sui dizionari etimologici? Ironia a parte continuo a sostenere che l’italiano è lingua precisa, perfetta e meravigliosa, volendo.

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    1. Buonasera Mirco, grazie per il contributo. Purtroppo a volte l’incomprensione deriva da entrambe le parti, e tutti siamo chiamati in causa: in alcune circostanze chi scrive non pesa a sufficienza le parole, e chi legge non è disposto a comprendere o approfondire se ci fossero punti oscuri. L’italiano è meraviglioso e noi siamo imperfetti, possiamo tendere al meglio ma se non ci sono ascolto, pazienza e altre virtù a monte è difficile andare oltre l’errore o l’incomprensione per giungere davvero a uno scambio costruttivo. Spesso le cause sono la fretta e la defocalizzazione da un eventuale obiettivo comune, che vada oltre la pure disputa. La comunicazione scritta spesso appare più complessa di quella fatta di persona, e desiderare una disputa felice in entrambe le dimensioni è una prospettiva importante e mai scontata.

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      1. Federica buongiorno, sicuramente le sensazioni personali di chi scrive, se scritte con testo poco intelligibili sono comprese solo da grandi intelletti, in modo analogo nei confronti verbali si rivendicano mancanze di sentimenti ed esigenze. Permettimi di dissentire sulle cause, scrivendo è solo volontà di prendere il tempo necessario per comprendere e reagire consapevolmente. Questo, con molta fatica, è praticabile anche nella comunicazione verbale, e come correttamente evidenzi, sono solo umili virtù. Curioso sul refuso non trovato.

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  2. Hai ragione Mirco e concordo con te, fai bene a sottolineare il concetto: la fretta e la defocalizzazione, la percepita “esigenza di velocità” sono alcune conseguenze della mancata volontà di prendersi il tempo per leggere, ascoltare in senso lato, comprendere e anche superare le eventuali incomprensioni. La qual cosa, cioè il prendersi tempo sia nella comunicazione verbale sia in quella scritta (e, in particolar modo, quella scritta in uno schermo), dovrebbe rientrare nella normalità di ogni giorno. Per quanto riguarda il refuso: in effetti non risulta immediato trovarlo. Il motivo è, credo, nel suo aspetto mimetico, nel senso proprio di capacità di camuffarsi nel contesto. Non si vede, perché si nasconde bene 🙂

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